La profezia di san Malachia: analisi di alcuni motti

scritto da dott.G.I.
04 · Apr · 2023

 

La cosiddetta profezia di san Malachia continua a riservare sorprese.
Con questo articolo, senza entrare nella discussione sulla sua credibilità o non credibilità, voglio solo rendere conto di alcune scoperte recenti (di cui abbiamo parlato) in rapporto ad alcune ricerche che ho condotto.
Ricordo che san Malachia è un santo canonizzato dalla Chiesa cattolica e che questa presunta sua profezia è stata creduta da molti dotti e persino Papi (dirò poi del caso Altieri) per almeno quattro secoli, per essere poi respinta con un atteggiamento di quasi disprezzo nel secolo scorso. L’esempio più eloquente ci viene dalla Enciclopedia Cattolica, opera in 12 grossi volumi pubblicata dalla Città del Vaticano.


Nell’edizione del 1948-1954, la voce sulla Profezia di san Malachia è molto breve e ripete i soliti tre o quattro preconcetti:

«La profezia dello pseudo Malachia
Sotto il nome di Malachia ebbe credito una celebre profezia sulla successione dei romani pontefici, da Celestino II (1143) in poi, sino alla fine del mondo [ah ah!]. Ogni pontefice è designato con un breve motto: in tutto 111. Tale profezia cominciò a correre nel 1595, quando il benedettino Arnold Wion la inserì nel suo Lignum vitae edito in quell’anno a Venezia.
Il carattere d’apocrifo risulta dall’esame della profezia, che dovette essere scritta solo qualche anno prima della pubblicazione. Infatti da Celestino II a Gregorio XIV (escluso) i brevi motti applicati ai pontefici sono in rapporto o con lo stemma, o con il nome di famiglia, o con il nome di battesimo, o con il titolo cardinalizio, o con il paese d’origine del papa. Da Gregorio XIV in poi, invece, i motti diventano enigmatici e, se alcuni quadrano, la maggior parte resta avvolta di grande incertezza, molti sono addirittura insulsi e solo a forza si lasciano mettere d’accordo con la storia reale (Pastor). Il testo delle profezie è in stretto rapporto, anche verbale, con l’Epitome della storia dei papi del Platina, fatta dal Panvinio e pubblicata nel 1557, della quale segue anche gli errori. Nell’edizione del Wion. le profezie fino a Gregorio XIV sono accompagnate da una breve spiegazione del Ciacconio.
Non è chiaro il motivo per cui fu composta. L’Harnack, per es., la mette in rapporto con il Conclave del 1590, come divulgata dai fautori del card. Simoncelli, a cui si sarebbe bene applicato il motto Ex antiquitate urbis, che doveva toccare al nuovo Pontefice. Fu eletto invece Gregorio XIV e i motti cominciarono a non quadrare più.»  (voce: Malachia, vol. VII. 1185)

Piaccia o non piaccia, la profezia di Malachia ha una storia molto lunga nella Chiesa cattolica, e non dovrebbe essere trattata con tanta sufficienza e preclusione.

Ora che siamo arrivati al punto in cui il pontificato di Petrus Romanus potrebbe cominciare da un momento all’altro, l’atteggiamento di critica si è mutato in una vera e propria ostilità, da parte di persone che sono inorridite ogni volta che un cattolico inizia a pensare in senso profetico (o escatologico).

Uno dei motivi più rilevanti di tale ostilità è stato sempre, fin dall’inizio, quello che possiamo ritenere un malinteso, accennato anche nella succitata voce dell’Enciclopedia Cattolica: il presunto riferimento alla fine del mondo.

Infatti, secondo i detrattori, poco attenti, i motti latini cercherebbero di descrivere i Papi da Celestino II (1143-1144) al Petrus Romanus, l’ultimo Papa che governerebbe la Chiesa alla fine del mondo.

In un breve studio di fine Ottocento, i padri gesuiti (de La Civiltà Cattolica), commettevano lo stesso errore:

Un autore francese, dietro la scorta de’ motti che ancora restano a verificarsi, è giunto perfino a vedere nettamente l’anno della fine del mondo. Del qual non lontano finimondo si compiace anche il nostro Autore, il quale cosi parla a pag. 126: «Dopo il presente Pontefice Leone XIII non ne restano che soli dieci; e fu anche verificato che, sommata la vita di tutti i 257 Pontefici che si sono succeduti da S. Pietro fino all’attuale, si ottiene una media dai sette agli otto anni per ciascuno. Nessun motivo può far supporre che ai venturi se ne possano accordare dieci; ma, dato pur questo, si arriverebbe soltanto al 1994.»
Dunque, cortesi lettori, allegramente! Questi profeti danno ancora (per dirlo con numero rotondo) un secolo di vita al genere umano. Peccato che non possiamo fare come pretendeva quel cotale, a cui fu venduto un corvo coll’assicurazione che campava cent’anni. Lo mise in gabbia, e aspettando diceva: Voglio vedere se è vero. (p. 443)

Spiritosi, i padri gesuiti. Ma molto superficiali, perché non avevano compreso che la Profezia non riguarda la fine del mondo, bensì un’altra fine… quella che a Garabandal viene chiamata la “fine dei tempi“.
Questo è il principale motivo per cui la Profezia fu sempre avversata (ce ne sono anche altri). Ribadiamolo in modo chiaro: la Profezia di Malachia non pretende di profetizzare fino alla fine del mondo, ma fino a un’altra fine (più probabilmente, alla fine del Papato come lo abbiamo sempre conosciuto).

Ci sono argomenti contro la Profezia, ma ci sono anche argomenti a favore della sua autenticità, e indipendentemente dalla posizione che si prende, nessuno dei due è definitivo, e gli argomenti più forti contro la sua autenticità sono alla fine basati su mere speculazioni, come vedremo.

 

SPECULAZIONE PRIMARIA

La prima più grande speculazione è l’ipotesi Simoncelli, che non esito a definire una vera calunnia, messa in giro da padre Ménestrier, S.J., con il suo libro Réfutation des Prophéties faussement attribuées à S. Malachie sur les élections des Papes depuis Célestin second jusqu’à la fin du Monde (Parigi, 1689), e poi seguito praticamente da tutti i detrattori, fino ai nostri giorni (anno 2023)

L’obiezione classica è che la Profezia è probabilmente apocrifa perché il testo della Profezia non appare fino al 1595, oltre 450 anni dopo la sua presunta redazione intorno al 1139/1143.

Questo sarebbe l’argomento più forte contro di essa, sufficiente per considerarla un falso. Quindi, senza nemmeno considerare il contenuto della Profezia, il fatto che non venga menzionata per 450 anni dopo la sua presunta redazione, escluderebbe completamente la sua autenticità.

La Profezia sarebbe stata scritta dal partito del cardinale Girolamo Simoncelli, per sostenere la candidatura del cardinale (che era un forte papabile nei conclavi del 1590), e per far passare Simoncelli come un Papa profetizzato da secoli.

La totalità dei detrattori (dall’inizio del Seicento fino ad oggi nei siti web) hanno dato e continuano a dare per scontata l’ipotesi Simoncelli, assumendone la verità, senza rendersi conto che è stata avanzata come una semplice teoria (da verificare).

Ma da dove viene l’ipotesi Simoncelli?

Questa teoria può essere fatta risalire a P. Claude-Francois de Ménestrier, S.J. (1631-1705), il quale formulò, sulla base della sua semplice opinione (non una prova), che le profezie prima del 1590 sono molto specifiche, mentre quelle dopo il 1590 sono deludentemente vaghe. Cita quindi il partito di Simoncelli come falsario (nomina persino un falsario specifico), ma purtroppo non fornisce alcuna prova a sostegno della sua tesi, lasciandoci intendere che la sua è semplicemente una teoria. Questa è l’origine ultima della teoria secondo cui la Profezia è un falso del 1590.

 

LA DATA DEL 1590

Perché il 1590? Se la profezia appare per la prima volta, pubblicata a stampa, nell’anno 1595, da dove esce fuori la data del 1590?

La data del 1590 è teorizzata dal gesuita Ménestrier sulla base di un ragionamento ipotetico sul conclave di quell’anno.
Anticipo subito che ormai, dal 2015, con la scoperta di Lorenzo Comensoli Antonini (lo vedremo dopo), questa teoria è stata dimostrata essere completamente falsa e infondata. Una pura teoria.

Il gesuita Ménestrier aveva ipotizzato che, essendo durato il conclave del 1590, convocato a seguito della morte di papa Urbano VII, circa due mesi (dall’8 ottobre al 15 dicembre 1590), alcuni cardinali, per arrivare ad una rapida soluzione, avrebbero forgiato la Profezia con l’aiuto di un falsario (il Ceccarelli), al fine di favorire l’elezione di Girolamo Simoncelli. Di fatto, non uscì eletto il Simoncelli, ma il milanese Nicolò Sfondrati. Tuttavia, a partire da Ménestrier, molti studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il documento sia stato utilizzato inutilmente (oppure preparato senza essere utilizzato).

«Le Conclave ou fût éleu Gregoire 14. dura un mois & dix neuf jours, donna le temps de forger ces Predictions & ces amusemens, qui sont ordinaires à une infinité de gens qui accourent de toutes parts à Rome pour voir une creation de Pape, & qui n’ont point d’autre employ durant le Conclave, qu’à faire tous les iours des Almanachs & des reflexions politiques chacun selon les interests ou son caprice.» (Ménestrier, Refutation des Propheties... p.9)

«Il Conclave dove fu eletto Gregorio XIV durò un mese e diciannove giorni, diede il tempo di forgiare quelle predizioni e quei passatempi, che sono comuni ad un’infinità di persone che accorrono da tutte le parti a Roma per vedere la creazione di un Papa, e che non hanno nessun altro lavoro durante il Conclave che fare ogni giorno Almanacchi e riflessioni politiche, ciascuno secondo i suoi interessi o il suo capriccio.»

La data del 1590 sorge, in particolare, da questo fatto: i motti relativi ai 74 papi e antipapi regnanti fino al 1590, cioè cinque anni prima della pubblicazione della Profezia, sono accompagnati da un’interpretazione latina che Wion afferma di aver ricevuto dal domenicano Alfonso Chacon.

Wion attribuisce la lista a san Malachia, vescovo benedettino di Armagh, senza però indicare dove si trovasse il manoscritto originale e come ne fosse entrato in possesso. Egli si limitò soltanto a spiegare che la Profezia non era mai stata pubblicata prima di allora, ma che in molti già ne conoscevano l’esistenza ed erano pertanto desiderosi di leggerla integralmente (“a multis desiderata“, desiderata da molti). Se molte persone desideravano leggerla, significa che la lista circolava già da anni (a Roma almeno).

Dopo la parola «Finis.» che indica la fine della profezia, Wion chiarisce che l’attribuzione di ogni motto al nome di un papa non è stata fatta dallo stesso Malachia, ma dal R.P.F. Alfonso Chacon:

«Quae ad Pontifices adiecta, non sunt ipsius Malachiae, sed R. P. F. Alphonsi Giaconis, Ord[inis] Praedicatorum, huius Prophetiae interpretis.»

«Le cose aggiunte ai Pontefici non sono dello stesso Malachia, ma del R.P.F. Alfonso Ciacconio, dell’Ordine dei Predicatori, interprete di questa Profezia.»

Gli adiecta (le aggiunte, dal latino adjicio, aggiungere) di Chacon arrivano fino a De rore coeli, cioè fino al 1590 con Papa Urbano VII (qui si era fermato Chacon).
Ma la lista fu pubblicata 5 anni dopo, nel 1595, e gli altri tre nomi di Papi (Gregorio XIV, Innocenzo IX e Clemente VIII) furono inseriti nell’edizione a stampa dallo stesso Wion, il quale, però, si guardò bene dal prendersi la responsabilità di aggiungere una minima interpretazione del motto latino. Egli si limitò semplicemente a registrare i nomi dei Papi succedutisi cronologicamente fino alla data della pubblicazione: nel 1595 era Papa Clemente VIII (e lo fu fino al 1605). Ecco perché si trovano gli ultimi tre nomi di Papi senza interpretazione latina.

 

ALFONSO CHACON

Wion si fece assistere dal domenicano spagnolo Alfonso Chacon, che era un rinomato erudito e studioso di manoscritti medievali. A Chacon toccò l’importante compito di autenticare il manoscritto e assicurarsi che non fosse un falso, ed è interessante notare che il manoscritto passò l’occhio scrutatore di Chacon e fu autenticato. Chacon non avrebbe mai commentato un testo riconosciuto da lui un falso.

I detrattori, invece, non credono proprio alle parole di Wion e pensano che egli abbia inventato tutto e che sia lui l’autore: o soltanto delle interpretazioni; oppure sia dei motti che delle interpretazioni latine. Una critica seria non può procedere in questo modo. Non si capisce perché un monaco benedettino, che scrive un’opera storica sul suo Ordine (Lignum vitae), dovrebbe mentire attribuendo a Chacon interpretazioni non sue.

Ma in che modo Wion ha ricevuto queste interpretazioni da Chacon?

La lista non era mai stata pubblicata prima del 1595. Quindi, Chacon dove aveva fatto le sue interpretazioni? Evidentemente su un manoscritto in suo possesso, una copia nella quale egli scrisse (privatamente) a fianco del motto latino la possibile spiegazione, col relativo nome del papa (o antipapa).

Quindi, è necessario distinguere due cose molto diverse tra loro: la Profezia di Malachia (ovvero i semplici motti latini) e l’interpretazione fatta dal padre domenicano Chacon.
Moltissime difficoltà sono state create alla nuda Profezia proprio dalle interpretazioni poste a latere.
Bisogna comprendere che le interpretazioni date da Chacon sono certamente preziose e utili, fatte da un grandissimo erudito e storico, ma pur sempre umane e fallibili, semplici interpretazioni; quindi, possibilmente inesatte, forzate e perfino erronee.

Quando cominciò a circolare in forma manoscritta la lista, ossia i semplici motti latini, senza interpretazione?

Poiché troviamo le interpretazioni di Chacon a fianco dei motti (e non abbiamo alcun motivo per non credere a Wion che a lui le attribuisce), possiamo ipotizzare che egli sia stato tra i primi a conoscere e a studiare la profezia in via privata, visti i suoi interessi in materia. Come poi il manoscritto personale (non pubblicato), da lui commentato con l’aggiunta degli adiecta, sia pervenuto nelle mani Wion, questo non è noto.

Quello però che è importante sottolineare è che la vera Profezia è costituita esclusivamente dai nudi motti latini e che le interpretazioni date da Chacon sono nient’altro che un tentativo erudito di commentare la Profezia, passibile di inesattezze, difetti ed errori, come quelli di qualunque interprete.
Pertanto, è gravemente scorretto addebitare alla oscura ed ermetica Profezia, i possibili errori dell’interprete, cosa che i detrattori hanno costantemente fatto nel corso di questi secoli. Poi lo dirò trattando del motto di Sisto V.

Alfonso Chacon (Ciaconius, Ciacconio) (1530-1599) era un erudito, un archeologo, uno storico, cercatore di manoscritti. Molte sue opere non riuscì a pubblicarle, ma ne lasciò solo i manoscritti.


L’opera sua principale furono le Vitae et Res gestae Summorum Pontificum et S.R.E. Cardinalium (Vita e opere dei Sommi Pontefici e Cardinali…), che fu pubblicata dopo la sua morte dal nipote OMONIMO, nel 1601 a Roma (voll. 2, Roma 1601-02).
A questa Vita e Opere dei Sommi Pontefici e Cardinali egli stava lavorando da molti anni, da quando venne a Roma nel 1567. Questo spiega non solo la sua competenza in materia di Sommi Pontefici, ma anche le sue ricerche in questo campo, nelle varie biblioteche, tra libri e manoscritti antichi. Poiché Chacon morì a Roma il 14 febbraio 1599, le sue interpretazioni (adiecta) si possono collocare tra il 1567 (venuta a Roma) e il 1590 (ultima interpretazione su De rore coeli).

Pertanto, fino al 1601 (anno di pubblicazione della sua opera postuma sui Papi) non esisteva alcuna opera di Chacon sui Papi e quella che abbiamo, non fu curata da lui, né pubblicata da lui, ma dal nipote (poi completata da Francesco Cabrera Morales, subendo altre correzioni e aggiunte da parte di altri autori). Esistevano, invece, due opere autorevoli in materia di Papi, quelle dell’umanista e frate agostiniano Onofrio Panvinio (la Epitome dei Pontefici Romani e i Romani Pontifices et cardinales, entrambe del 1557), che certamente anche Chacon conosceva e consultava per scrivere la propria monumentale opera.

Quindi, le obiezioni di chi afferma che le interpretazioni (gli adiecta) sono stati elaborati sulla base di indicazioni biografiche o araldiche errate del Panvinio, possono trovare spiegazione. Perfino la manipolazione di alcuni motti (ossia il cambiamento di posizione di alcuni antipapi) può spiegarsi in questo modo.

Senza contare che, secondo l’Enciclopedia Cattolica, la lista dei Papi è incerta:

«Per quanta acribia si metta nello sceverare le fonti, la lista dei papi rimane incerta in più di un caso sino all’elezione di Martino V (1417); da questo papa sino al regnante Pontefice la serie non presenta più nessun dubbio.»

La Chiesa ha certezza solo a partire dal 1417, da Martino V. Ciò a causa di vari problemi che vengono elencati uno per uno: i binomi indicanti una sola persona (Cleto-Anacleto); gli antipapi dubbi; l’elezione rimasta senza effetto, perché non seguita dalla ordinatio; la deposizione di alcuni; le “successioni intricatissime”; e così via.

Alla fine conclude:

«A seconda quindi delle soluzioni che si possono dare a taluni di questi intricati problemi, il numero dei papi cresce o diminuisce. Secondo la nostra cronotassi i veri papi sarebbero 258, compresi Dioscoro e Celestino II Buccapecus da considerare come papi autentici. Gli antipapi veri sarebbero 36 con Vigilio, che è poi stato legittimato. Gli antipapi dubbi sarebbero 2 oltre gli inizi, non chiari, dei pontificati di Bonifacio II, Eugenio I, Sergio III, Gregorio VI e Clemente II; quelli impropriamente detti sarebbero 9.» (Enciclopedia cattolica, voce “papa”, vol 9).

Come osserva anche Bander (The Prophecy of St. Malachy, TAN Books 1973), se la profezia fosse stata creata ad arte, non ci sarebbe stato alcun incentivo a includere gli antipapi nella lista. Il falsario, nel creare la lista, avrebbe preso solo i papi canonicamente eletti (la successione ufficialmente stabilita) omettendo tutti gli “occupanti” o usurpatori illegittimi. Mentre, molti degli antipapi in Malachia sono espressamente chiamati come antipapi – Corvus Schimaticus e Schisma Barchinonicum (Nicola V e Clemente VIII) – e l’interprete (Chacon) non ha potuto che commentarli e considerarli come antipapi.
Pertanto, la presenza di antipapi nella lista di san Malachia è un argomento a favore dell’autenticità della Profezia.

 

L’ANNO 1556?

Secondo molti autori, la profezia fu ritrovata nell’anno 1556 da Onofrio Panvinio (1529-1568), nominato da Pio IV revisore alla Biblioteca Vaticana. Sarebbe stato Panvinio il primo a scoprire il manoscritto, in qualità di bibliotecario della Biblioteca Vaticana. Egli fu autore di oltre 16 importanti opere di storia e archeologia ed è stato considerato la massima autorità nella storia romana antica e medievale. Durante la sua vita fu chiamato pater omnis historiae (“padre di tutta la storia”).

Anche Peter Bander (op. cit.) la pensa così:

«Secondo fonti vaticane, ci sono ampie prove che Panvinio abbia trovato la profezia di san Malachia negli archivi vaticani nel 1556. Pertanto, è stato affermato che considerava la profezia come una fonte di riferimento e scrisse la sua storia [= Epitome] di conseguenza. Stranamente, questo scenario ha senso. Se questo storico alle prime armi avesse davvero scoperto la profezia quando andò a lavorare nella Biblioteca Vaticana nel 1556, sarebbe rimasto stupito dal modo in cui prediceva bene la storia dei papi. Questa esperienza fulminea probabilmente ha motivato e guidato ciò che ha pubblicato…»

Ovviamente, anche questa è una ipotesi, seppure verosimile, di cui non abbiamo la prova certa. Per ora, quello che sappiamo di certo è che la Profezia può essere stata scritta tra il 1139/43 e il 1587 (nuova data, prima era il 1590).

 

LA SCOPERTA DEL CARTEGGIO ESOTERICO

Dunque, dopo Ménestrier, tutti i grandi eruditi (i Bollandisti, il Moreri, il Carriere, il Novaes, ecc…. fino all’Enciclopedia Cattolica) ritennero la detta Profezia un falso storico, forgiato durante il conclave dell’ottobre-dicembre 1590. Altri sostengono che invece fu fabbricato in vista del conclave dell’ottobre-dicembre 1590: sappiamo però per certo che il presunto falsario Alfonso Ceccarelli fu condannato a morte per decapitazione il 1º giugno 1583, cioè sette anni prima.

Anche il Moroni, nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica (in 103 volumi), scrisse:

«Fu il p. Menestrier gesuita che nel 1689 levò la maschera a tali imposture, talmente che stolto sarebbe chi ora non le tenesse per quel che sono, come dichiara Novaes […] niun caso fecero di queste fallaci profezie Baronio, Spondano, Bzovio, Rainaldi e molti altri. Novaes stima che sieno state composte nel 1590 e fabbricate nel tempo del conclave in cui uscì eletto Gregorio XIV, dai partigiani del cardinal Simoncelli di Orvieto, che essi designarono colla profezia: De antiquitate Urbis.» (vol. LV, p. 287)

Oggi, possiamo dire, con assoluta certezza, che questa speculazione teorica (“Novaes stima…”) è crollata miseramente con l’uscita del carteggio riportato da Lorenzo Comensoli Antonini e si è dimostrata per quello che era: una semplice ipotesi di lavoro (inventa tu, che invento io).

Crolla miseramente la tesi del conclave troppo lungo e del falsario (Ceccarelli) assoldato per fabbricare il falso, al fine di favorire l’elezione di Girolamo Simoncelli. Crolla tutto il castello di carte costruito dal gesuita Claude-François Ménestrier (e dai suoi seguaci).

Riporto il breve resoconto di Wikipedia:

In un articolo del 2015 si riporta un carteggio di un nipote del cardinale Giovanni Gerolamo Albani, grazie al quale si ha prova di come profezie di Malachia esistevano già nel 1587, nella stessa forma pubblicata da Wion. Dato che il motto del 73º papa, Sisto V (1585-1590), è una descrizione del suo stemma, nell’opinione generale degli studiosi è stato scritto ex post e perciò il testo avrebbe trovato la sua forma finale nel biennio 1585-1587 in previsione del successivo conclave. Nel carteggio Albani alcuni familiari del cardinale si mostrano convinti che il motto “De rore coeli” annunci la futura elezione del loro protettore, collegando il nome Albani, da cui “alba”, alla rugiada (ros, roris) in quanto tipico fenomeno mattutino. Il cardinale, infatti, era stato uno dei candidati più votati nel conclave del 1585, mantenendo quindi alcune effettive chance di elezione.

Corretto riportare la scoperta del carteggio, ma le conclusioni sono per metà errate.
Con questo mio articolo intendo dimostrare l’errore di tali conclusioni.

Non si può non partire dalla lettera ritrovata.

Nel 2015 l’autore Lorenzo Comensoli Antonini pubblica un saggio intitolato “Profezie e Alchimia alla corte di Gregorio XIII e Sisto V: Un carteggio dall’Accademia Carrara di Bergamo”, nel quale analizza alcune lettere di argomento profetico e alchemico, tra cui una lettera del 27 Giugno del 1587, scritta da Maurizio Cattaneo (segretario personale del Cardinale Albani) a Claudio Albani, pronipote del Cardinale.

È sempre utile riportare la lettera (costituisce una prova).

Lettera del 27 giugno 1587.

Io dico bene a V(ostra) S(ignoria) che ci sono di boni riscontri per noi, ma due gli ne voglio dire, che son profetie non moderne ma antiche; la prima di Malachia che contiene più di 200 papi che dice De rore coeli che si applica mirabilmente al nostro, et la passata diceva: Axis in medietate signi, et quella che seguirà dopo Rore coeli: Ex antiquitate urbis.

Et un’altra del Beato Palmerio ch’è una rosa con 16 papi cominciando da Marcello II ma non segue per ordine ma balza da capo a piedi et per traverso onde bisogna considerar solo le parole a chi si possono applicare. Alcuni vogliono che sia una profetia che dice: Aquila a turri progrediens plantabit coronam suam in Vaticanum, et l’attribuiscono a Verona che porta l’Aquila sola per insegna. Ma io ne ho trovata un’altra più applicabile al nostro che dice: Auspitio stellarum leo felici cursu sub pallio divi Petri sedebit in quo malos ense percutiens multifariam, stella eius ecclipsabit. Porta il leone et ha una stella et l’ecclipsabit denota brevi spatio. Non pare a V(ostra) S(ignoria) che queste siano significanti per noi? onde la speranza non è morta ma viva, et lassaremo far al S(ignore) Dio.

La lettera di Maurizio Cattaneo mirava ad alimentare le speranze di Claudio Albani, citando due profezie definite «antiche», perché credute risalenti una a san Malachia e l’altra al beato Palmerio. A noi interessa la prima.

Cattaneo, attribuendo la prima profezia a san Malachia, ne cita tre motti latini, nella medesima sequenza in cui sono conosciuti tuttora, a partire dalla pubblicazione del Wion:

1) Axis in medietate signi
2) De rore coeli
3) Ex antiquitate Urbis

E questo lo fa in una lettera del 27 giugno 1587.

Dunque, non è vero quello che scrivevano (e scrivono ancora) gli assertori della non-autenticità della Profezia, che questa sarebbe stata redatta durante il conclave dell’autunno 1590 dai sostenitori del cardinale Girolamo Simoncelli. Ora c’è una prova incontrovertibile.

Questa storiella della Profezia redatta durante il conclave dell’autunno 1590 dai sostenitori del cardinale Simoncelli – che è una vera calunnia – è ripetuta in decine di libri e su innumerevoli siti Internet (CICAP, LANUOVABQ …). E purtroppo continua ad essere ripetuta senza il minimo senso critico. Anche se dal 2015, Lorenzo Comensoli Antonini ha dimostrato che è una menzogna, si continua a darle credito. Questo significa che non si ragiona sulla base di prove, ma si attesta qualcosa partendo da ipotesi e pregiudizi.

Per essere il più obbiettivo possibile, cito le conclusioni dell’autore che ha fatto la scoperta.

Scrive Lorenzo Comensoli Antonini:

In ogni caso la lettera sconfessa la lezione comunemente accettata circa la data e i motivi di redazione delle Profezie di Malachia. […]
Ancora nel 1969 Peter Bander riportava – al pari dell’ultima edizione dell’Enciclopedia Cattolica – come UNICA IPOTESI elaborata dai critici della veridicità del vaticinio quella del gesuita Claude-Francois Ménestrier, del 1694, secondo cui i versi sarebbero stati redatti per favorire il cardinale Girolamo Simoncelli (1522-1605) in occasione del secondo conclave del 1590. A quel tempo Simoncelli era vescovo di Orvieto, in latino Urbs Vetus, da cui l’anonimo autore avrebbe tratto il motto Ex antiquitate urbis. I motti che così si accorderebbero perfettamente ai papi, perché scritti ex post, sarebbero dunque tutti quelli precedenti Ex antiquitate urbis, coniato per Simoncelli. La lettera dimostra però come sia impossibile che la profezia sia stata scritta in funzione d’influenzare il secondo conclave del 1590, dato che il nuovo termine ante quem è il giugno del 1587. Se si ipotizza una redazione nei primi anni del pontificato di Sisto V, il motto riferito al futuro papa al momento della composizione del vaticinio è De rore coeli, non Ex antiquitate urbis, e così facendo viene a mancare qualsiasi legame col cardinale Simoncelli.

Qui la tesi di dottorato

Bisogna riconoscere che Peter Bander (citato da Comensoli Antonini), pur non conoscendo questa scoperta, fu molto onesto e corretto nella sua opera:

«Nel XVII secolo Padre Menestrier, un famoso gesuita, avanzò la sua ipotesi che queste profezie avessero avuto origine nel 1590 durante il conclave che portò Gregorio XIV a diventare il pontefice eletto. Padre Menestrier arriva perfino a nominare il falsario; un membro del partito del cardinale Simoncelli avrebbe falsificato queste profezie per influenzare gli elettori in favore del suo cardinale che era il decano del Sacro Collegio e, in virtù del suo ufficio e di altre qualità, sicuramente un favorito per il pontificato. Il cardinale Simoncelli era vescovo di Orvieto, sua città natale, e il motto a lui attribuito nelle profezie, Ex antiquitate urbis, è semplicemente un’allusione ad Orvieto (latino: Urbs vetus). Forse è giusto aggiungere che p. Menestrier non ci fornisce prove a sostegno della sua accusa.
Nel 1871 l’abate Cucherat avanzò la sua ipotesi; Malachia ebbe le sue visioni tra la fine del 1139 e l’inizio del 1140 durante la sua visita a Roma. Affidò le visioni alla carta e consegnò il manoscritto a Papa Innocenzo II per confortare il Santo Padre nelle sue afflizioni. Innocenzo II mise il manoscritto negli archivi dove rimasero non letti per quasi quattro secoli. Purtroppo neanche l’abate Cucherat fornisce alcuna prova. Se dovessimo mettere sulla bilancia le opere di coloro che hanno ripudiato le Profezie di Malachia e bilanciarle con coloro che le hanno accettate, probabilmente raggiungeremmo un giusto equilibrio…»

L’Enciclopedia Cattolica, invece (ugualmente citata da Comensoli Antonini), è piuttosto sbrigativa e liquida la profezia con poche parole:

«Il carattere d’apocrifo risulta dall’esame della profezia, che dovette essere scritta solo qualche anno prima della pubblicazione. […] Non è chiaro il motivo per cui fu composta. L’Harnack, per es., la mette in rapporto con il Conclave del 1590, come divulgata dai fautori del card. Simoncelli, a cui si sarebbe bene applicato il motto Ex antiquitate urbis, che doveva toccare al nuovo Pontefice. Fu eletto invece Gregorio XIV e i motti cominciarono a non quadrare più.»

Appare evidente che non si può avere un approccio serio alla Profezia, ripetendo la solita tiritera da quattro secoli come fosse una prova certa, e che ormai è stata dimostrata falsa.

Anzi, qui vorrei lanciare un appello a tutti gli autori che si imbatteranno in questo articolo: Basta con questa menzogna! Correggete i vostri siti. Il nuovo termine ante quem è il giugno del 1587. Il conclave del 1590 non c’entra nulla.

Questo per ora; ma sono sicuro che il termine potrebbe risalire indietro di molto, con nuove scoperte.

 

AXIS IN MEDIETATE SIGNI

«Dato che il motto del 73º papa, Sisto V (1585-1590), è una descrizione del suo stemma, nell’opinione generale degli studiosi è stato scritto ex post e perciò il testo avrebbe trovato la sua forma finale nel biennio 1585-1587…» (da Wikipedia)

In base a che cosa si fa una simile affermazione?

La data del 1587, come termine ante quem, è, senza ombra di dubbio, certa.

Dopo la pubblicazione del carteggio, è dimostrata la data del 27 Giugno del 1587, quando già la lista era conosciuta prima della pubblicazione avvenuta nel 1595: indubitabile è che ALMENO dal 1587 la lista attribuita a Malachia circolava a Roma ed era conosciuta (perché breve e facilmente ricopiabile) nello stesso modo in cui la conosciamo noi oggi, cioè nello stesso ordine dei motti latini.

Qual è, invece, la prova certa che la data del 1585 sia giusta? Che cosa significa che “nell’opinione degli studiosi“, poiché il motto di Sisto V è una descrizione del suo stemma, “è stato scritto ex post“, cioè dopo la sua elezione (post eventum)?

Chi sono questi studiosi?
Prima di fare una simile affermazione, occorrono prove serie e non congetture e supposizioni. Queste prove non ci sono; esistono, invece, prove contrarie.
Cerchiamo di esaminarle, partendo dallo stemma.

Stemma di Sisto V (tratto dal libro di Ciacconio)

L’asserzione dell’autore di Wikipedia parte dal presupposto che lo stemma di un Papa si possa conoscere solo dopo l’elezione del Papa, con la creazione dello stemma stesso. Questo presupposto, falso assioma, è errato.

Papa Francesco ha deciso di conservare il suo stemma anteriore, scelto fin dalla sua consacrazione episcopale, modificando pochi dettagli.

Anche il Papa Benedetto XVI, nel suo stemma, ha conservato gli stessi simboli che già usava nelle insegne da arcivescovo di Monaco e Frisinga: la conchiglia (leggenda attribuita a Sant’Agostino), la testa di moro e l’orso (entrambi di tradizione bavarese). E su di essi ha posto la mitria.

Lo stemma papale ha una storia lunga oltre ottocento anni. La esistenza di stemmi anteriori all’XI secolo non è accertata. Il primo papa a farne uso è stato Innocenzo III (1198-1216). Nel tempo, i suoi elementi hanno subito pochissimi cambiamenti, mentre lo stile grafico è stato influenzato da varie epoche dell’arte italiana. Le chiavi, simbolo di S. Pietro, sono state aggiunte verso la metà del Trecento. Da Bonifacio VIII (1295-1303) in poi, ogni stemma è stato sormontato dalla tiara, ovvero la corona poi diventata triregno. Fino all’innovazione portata a sorpresa da Ratzinger nel 2005, con la scelta della mitria vescovile.

La Biblioteca Estense Universitaria di Modena, che conserva un ricco patrimonio antico, costituito da manoscritti e da opere a stampa (i più importanti: il fondo Estense, l’archivio Muratoriano e altri), sta digitalizzando molto materiale raro e manoscritto, disponibile ora in rete.

Tra queste opere antiche, ho trovato alcune insegne araldiche molto importanti.

Faccio una breve premessa per chiarire alcuni concetti araldici.

Anche se esistono diverse interpretazioni dei vari studiosi, possiamo distinguere:

– lo SCUDO, cioè il supporto su cui disegnare lo stemma (ha diverse forme e divisioni: triangolare, quadrangolare, a semicerchio, ecc.);

– lo STEMMA, cioè il simbolo grafico raffigurato su uno scudo, utilizzato come elemento distintivo individuale (es. il drago, il liocorno, il grifo, il serpente, ecc.);

– l’ARMA, cioè l’insegna costituita da uno stemma corredato di vari ornamenti esteriori, aventi lo scopo di evidenziare il grado di nobiltà, le funzioni, il rango del titolare (mantello, elmo, corona, supporti, ecc.).

In senso tecnico, lo stemma è solo l’immagine riprodotta sullo scudo; l’arme è lo scudo con tutte le ornamentazioni esterne (l’elmo, il cimiero, il cercine, gli svolazzi, il manto, le corone, ecc.).

Ecco perché, in araldica, lo stemmario è solo una raccolta di stemmi, ovvero la raccolta di immagini riprodotte sugli scudi; mentre, la raccolta che presenta per ogni scudo anche le sue ornamentazioni esterne è più propriamente detta armoriale, in quanto illustra l’arma completa. Treccani

L’araldista, attraverso l’interpretazione dell’arma completa, è in grado di ricostruire la storia del suo possessore: i suoi domini, le sue conquiste, le sue alleanze matrimoniali, le dignità acquisite.

Detto questo, come interpreta Chacon il motto Axis in medietate signi?

Axis in medietate signi               Sixtus V            qui axem in medio Leonis in armis gestat

L’asse nel mezzo del segno        Sisto V        il quale porta nelle armi un asse nel mezzo del Leone

L’espressione “in armis” (plurale) si riferisce alle armi gentilizie della famiglia: “il quale porta nelle armi (= gentilizie) un asse nel mezzo del Leone” (segno zodiacale, scritto in maiuscolo).

Arma: in latino medievale (Du Cange) sono le insegne gentilizie (Gentilitia insignia), di famiglia (prima che quelle personali).

FELIX PERETTUS DE MONTEALTO

Felice Peretti dell’Ordine dei Minori di S. Francesco, aveva per armi un Leone, attraversato sopra da una sbarra (detta “banda“, in araldica).

Le parole Axis in medietate signi, alludono alle armi della sua famiglia, i Peretti, che avevano per segno un Leone, sopra il quale stava attraversata una sbarra.

Come se il profeta avesse detto, che il successore di Gregorio XIII sarebbe stato colui che avesse avuto per armi una sbarra che attraversa da sopra un Leone nel mezzo.

I Peretti erano una nobile famiglia romana, originaria di Montalto, nelle Marche (famiglia estintasi nel 1655).

Lo stemma di famiglia dei Peretti, originariamente, era costituito soltanto da un leone d’oro in campo azzurro attraversato da una banda rossa trasversale: quando Felice Peretti divenne papa con il nome di Sisto V modificò piccole cose dello stemma, aggiungendo alla zampa anteriore destra del leone tre pere, in riferimento al suo cognome (Peretti), mentre alla banda aggiunse tre monti (probabile riferimento alla sua terra d’origine Montalto) ed una stella, che in araldica rappresenta la mente rivolta a Dio.

Gli stemmi di famiglia erano spesso soggetti a cambiamenti (ad es. per alleanze matrimoniali).
Il Cardinale Alessandro Peretti, nipote di Papa Sisto V, cambiò lo stemma: il ramo di pero divenne addirittura una rosa! Tolse inoltre dalla banda sia la stella che i monti.

Stemma del cardinale Alessandro Peretti (1586)

Verso il 1630 lo stemma gentilizio della famiglia Peretti fu ancora cambiato. Lo scudo (mistilineo coronato) fu diviso in due campi: a sinistra il classico leone rampante attraversato da una banda, con una stella e tre monti; a destra furono aggiunti tre serpenti coronati e la testa di un moro di profilo.

Dunque, non è vero che il Papa Sisto V creò ex novo il suo stemma nel 1585, cioè dopo essere stato eletto. Vi apportò lievi variazioni, ma l’insegna rimase sostanzialmente quella di famiglia, gentilizia (il Leone attraversato sopra da una banda), la quale insegna era la medesima, identica, anche anni prima dell’elezione.

Felice Peretti, anche da cardinale, aveva lo stesso stemma, perché era lo stemma di famiglia.
Pertanto, il presunto falsario non aveva bisogno di scrivere il motto dopo l’elezione di Sisto V, nel 1585.
Infatti, l’interpretazione di Chacon è molto precisa e fa riferimento alle “armigentilizie, note anni prima dell’elezione.
Come se la Profezia guardasse al candidato cardinale: sarà Papa il cardinale che avrà nelle armi gentilizie un Leone attraversato sopra da una banda.

Il 15 novembre 1566 (fino al 17 dicembre 1571), Felice Peretti è vescovo di Sant’Agata dei Goti.

Il 15 maggio 1570 è creato cardinale presbitero e assume il titolo di San Girolamo degli Schiavoni.

Il 17 dicembre 1571 (fino al 14 agosto 1577) è vescovo di Fermo.

Il 24 aprile 1585 è eletto Papa.

Stemma di Papa Sisto V

In un raro documento del 1573 (S.R.E. cardinalium nunc viventium, insignia, nomina, cognomina, patriae, administrationes & tituli) digitalizzato dalla Biblioteca Estense Universitaria, riportante le insegne dei vari cardinali viventi, c’è anche l’insegna del cardinale Felice Peretti di Montalto (anno 1570)

F. Felix card. Perettus de
Montealto ord. min. perp.

tt. S. Hiero Illirycorum
17 Maii 1570

Frate Felice cardinale Peretti
di Montalto, dell’ordine dei frati minori conventuali,

[assume il] titolo di San Girolamo degli Schiavoni
17 maggio 1570

Bibliotecaestense

Allego il file pdf: i-mo-beu-alfa.f.3.17.26

Felice Peretti cardinale (1570)

Lo stemma è sostanzialmente identico a quello da Papa e con ciò si dimostra che il termine iniziale non può essere (non è mai stato) il 25 aprile 1585, ma risale indietro almeno al 1570, quando Peretti era cardinale e aveva il medesimo stemma. In realtà, si risale anche più indietro, perché l’arme gentilizia è più antica.

Quindi, non è certo che la Profezia sia stata scritta DOPO il 1585, perché il profeta non dà (specificamente) lo stemma del Papa eletto, ma ne profetizza genericamente l’arme gentilizia: sarà Papa colui che avrà nelle armi gentilizie il Leone attraversato sopra da una banda.

Questa è una prova.

Ma già consultando le Vite dei Papi di Chacon (Ciacconio) si giunge alla medesima conclusione. Il problema è che oggi nessuno più le consulta queste opere, perché sono scritte in latino. Questo è lo stemma del cardinale Felice Peretti pubblicato nell’opera postuma di Chacon (opera “postuma” significa che Chacon non l’ha curata personalmente, né l’ha approvata; altri hanno preso le sue carte e le hanno pubblicate come hanno potuto).

Stemma del cardinale Felice Peretti (tratto dal libro di Ciacconio)

Basta verificare le insegne del cardinale Felice Peretti. Le insegne da cardinale si riconoscono immediatamente dal galero, ovvero il cappello ecclesiastico con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Il colore del galero è rosso per i cardinali (verde per gli arcivescovi e i vescovi).

Stemma del Cardinale Felice Peretti (dipinto) di Perillo Ercole (attribuito) (seconda metà sec. XVI)

Araldicavaticana

 

MEDIUM CORPUS PILARUM

Ma la scoperta più interessante, sempre grazie al materiale raro digitalizzato dalla Biblioteca Estense Universitaria, è sul motto Medium corpus pilarum (Gregorio XIII).

Stemma di Papa Gregorio XIII (tratto dal libro di Ciacconio)

In un libro intitolato “La profezia dei sommi pontefici romani“, pubblicato a Ferrara nel 1794, così l’autore commentava il motto:

Il mezzo corpo delle palle
Ugo Buoncompagni Bolognese Prete Cardinale di S. Sisto, fu il successore di Pio V, eletto ai 13 Mag. 1572 col nome di Gregorio XIII, e morto ai 10 Apr 1585. Pare che le prime parole del Simbolo prendessero di mira lo stemma della sua Famiglia, in cui vedesi un mezzo drago. L’aggiunto poi “delle palle” resta tuttavia oscuro, giacché non merita approvazione quanto si è supposto da alcuni per spiegarlo.

Apprezzo molto questa accorta e ponderata interpretazione dell’autore, perché fin dove può arrivare col ragionamento, propone delle spiegazioni, ma dove il testo rimane oscuro, non si azzarda in ipotesi improbabili, rifiutando perfino l’interpretazione di Chacon. E fa bene (come vedremo).

Come interpreta Chacon il motto Medium corpus pilarum?

Medium corpus pilarum          Gregorius XIII        cuius insignia medius Draco, Cardinalis creatus à Pio IIII. qui pila in armis gestabat

Il mezzo corpo delle palle        Gregorio XIII       le cui insegne un mezzo drago, Cardinale creato da Pio IV il quale portava le palle nelle armi

Anche qui, il dotto Chacon distingue correttamente tra “insignia” e “armis“. Insignia sono le insegne papali di Gregorio XIII (personali); le armi sono le armi gentilizie della famiglia Medici, giacché Pio IV era un Medici.
Dunque Chacon interpreta in questo modo:

1) Medium corpus (Mezzo corpo): il mezzo drago presente nello stemma di Papa Boncompagni;
2) pilarum (delle palle): Boncompagni era stato creato cardinale da un papa della famiglia Medici, nel cui stemma ci sono sei palle.

La palla è un simbolo assai nobile (i Medici aggiunsero la sesta palla azzurra caricata di tre gigli d’oro per concessione di Luigi XI) ed è un termine utilizzato in araldica per indicare una figura rotonda ombreggiata. «Il tortello è un tondino di smalto; quando il tondino si ombreggia è chiamato palla; quando il tondino è di metallo è detto bisanteTreccani

Questa interpretazione di Chacon, pur apprezzabile e di tutto rispetto, è stata sempre criticata dagli avversari della Profezia.

Per esempio, il padre francescano François Carriere, fin da subito, nel 1663, nel suo libro sulla Profezia, si chiedeva:

Quid, quaeso, influunt symbolo discretivo aliena insignia?
Che cosa – chiedo – c’entrano col segno distintivo le altrui insegne?

Secondo il padre Carriere, le armi non sue (come sono le palle dei Medici, che non sono dei Boncompagni) non c’entrano nulla e non possono determinare il soggetto (Ugo Boncompagni), per cui la profezia sarebbe un falso.
A ben vedere, egli non si rende conto che sta prendendo di mira non tanto il motto latino della Profezia, quanto la spiegazione data da Chacon. Ma come ho detto sopra, non bisogna prendersela con l’interpretazione di Chacon, perché essa può anche essere errata o imprecisa, in quanto Chacon era un erudito, non un profeta. Bisogna ragionare sul motto, non sull’interpretazione.
Tuttavia, questo presunto argomento contro l’autenticità della Profezia ha viaggiato nei secoli e lo ritroviamo ancora oggi.

I Boncompagni (o Buoncompagni) sono un’antica famiglia principesca della nobiltà italiana che si stabilì a Bologna intorno al XIV secolo, ma che probabilmente era originaria dell’Umbria.
Il vero fondatore della casata può tuttavia considerarsi Ugo (Bologna 1502-Roma 1585) che, dapprima professore all’Università di Bologna e poi cardinale (1565), divenne infine Papa (1572) col nome di Gregorio XIII. Da allora iniziò l’ascesa della famiglia.

Il drago della famiglia Boncompagni è stato fonte sia di vanto, che di problemi nel corso dei secoli.
Ai tempi della sua elezione al soglio pontificio erano in corso le agitazioni dei protestanti e i suoi nemici presero spunto dal suo stemma di famiglia per diffondere maldicenze. I protestanti miravano a screditare il Papa, instillando il dubbio che fosse una persona malvagia e pericolosa, collegata al diavolo!

Invece, lo stemma col drago si spiega in altro modo. Esso è “di rosso, al drago d’oro spiegato, reciso (e sanguinante)”. Il che, in araldica, significa che lo sfondo dello scudo è di colore rosso e che il mezzo drago è alato e tutto d’oro. Alcune descrizioni aggiungono “sanguinante” al drago, a testimonianza dell’uccisione avvenuta di recente. Infatti, la famiglia era discendente dei Dragoni dell’Umbria e si pregiava di raccontare storie eroiche con protagonista qualche valoroso antenato uccisore di draghi. Wikipedia

Quindi, le armi gentilizie della famiglia Boncompagni hanno sempre avuto un mezzo drago reciso (e sanguinante), cioè un drago ucciso (uccisori del drago e non alleati del drago).
Questo è lo stemma papale di Casa Boncompagni nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma.

Stemma di Papa Gregorio XIII in Aracoeli, Roma

Sta di fatto che Gregorio XIII, nato Ugo Boncompagni (Hugo Boncompagnus), è stato uno dei pontefici più importanti dell’età moderna e ha agito un po’ come un drago.

Nella prestigiosa università di Bologna, esercitò l’attività di docente di diritto negli anni dal 1531-1539 (tra i suoi allievi più illustri ebbe anche Carlo Borromeo).

Fu ordinato sacerdote nel 1542, all’età di quarant’anni. Nel 1546, papa Paolo III lo nominò abbreviator (abbreviatore) al Concilio di Trento.
Nel 1548, Ugo divenne anche padre di Giacomo, nato sei anni dopo l’ordinazione sacerdotale (figlio naturale poi riconosciuto). Quando nel 1547 morì il padre, Ugo ereditò una parte cospicua dei beni di famiglia poiché il fratello maggiore era deceduto senza eredi. Per evitare la dispersione del patrimonio, preferendo egli proseguire la carriera ecclesiastica, volle prima garantirsi un erede. Per questo dicevo di lui che agì come un drago, in modo freddo e calcolato. Decise di avere un figlio con una donna nubile, Maddalena Fulchini di Carpi, che lavorava alle dipendenze della cognata di lui, correndo il rischio di far scoppiare uno scandalo e di pregiudicare la propria carriera.

Cosa che non avvenne, perché Paolo IV, riconoscendo le qualità di giurista di Ugo, se ne servì per svolgere diverse missioni diplomatiche e, nel 1558, lo nominò Vescovo di Vieste.
Verso la fine del 1561 il vescovo Boncompagni fu di nuovo inviato al Concilio di Trento, da papa Pio IV. Grazie alla sua provata competenza canonista, rese preziosi servizi nell’ultima sessione conciliare.

Terminato il Concilio rientrò a Roma e, il 12 marzo 1565, fu creato cardinale, con il titolo presbiterale di San Sisto.

Sempre nel 1565, fu inviato in Spagna come legato pontificio. Grazie a questo nuovo mandato si fece conoscere e ben volere dal sovrano spagnolo, Filippo II, tanto da conquistarne la fiducia.

Partecipò a due conclavi: quello del 1565-66 e quello del 1572, che si concluse con la sua elezione il giorno 13 maggio 1572. Wikipedia

Regnò quasi tredici anni e fece grandi cose: combatté le eresie; lottò con tutte le forze contro la Riforma e lo scisma anglicano; attuò le decisioni del Concilio di Trento; è famoso per la riforma gregoriana del calendario; ecc…

Ci interessa l’anno 1565:

Il 12 marzo 1565 è creato cardinale presbitero.
Il 15 marzo 1565 (fino al 13 maggio 1572) riceve il titolo cardinalizio di San Sisto.
Nel 1565 è legato pontificio in Spagna.

Consultando i vari siti di araldica, tutti riportano lo stesso stemma da cardinale, coincidente con quello da Papa, ossia soltanto il mezzo drago reciso (e sanguinante). Anche le Vitae et Res gestae Summorum Pontificum et S.R.E. Cardinalium di Ciacconio (Chacon) recano la medesima illustrazione dello stemma da cardinale.

Stemma del cardinale Ugo Boncompagni (tratto dal libro di Ciacconio)

Invece, in un raro documento del 1566 sulle insegne dei cardinali viventi (Insignia nomina cognomina patriae administrationes & tituli S.R.E. cardinalium nunc viventium post obitum Pii 4) digitalizzato dalla Biblioteca Estense di Modena, ho trovato lo stemma del cardinale Boncompagni di quando fu inviato da cardinale come legato pontificio in Spagna.

Hugo Boncompagnus Bononiensis
tt. s. Xysti,
Legatus in Hispania 12 Martii 1565

Ugo Boncompagni bolognese
titolo di s. Sisto
Legato in Spagna 12 marzo 1565

Bibliotecaestense

Allego il documento pdf: i-mo-beu-alfa.f.3.17.267

Come chiunque può vedere, il cardinale Boncompagni, nel 1565, aveva lo stemma inquartato (cioè diviso in quattro parti) con le palle dei Medici e i draghi dei Boncompagni. Aggiunse le palle nello stemma per omaggiare e ringraziare Papa Pio IV (un Medici) che lo aveva onorato con una tale carica. Quando poi, nel 1572, venne eletto pontefice, ritornò allo stemma di famiglia, cioè alle armi gentilizie dei Boncompagni, che ebbero sempre e soltanto un mezzo drago reciso (e sanguinante).

Dunque, l’interpretazione di Chacon è parzialmente errata o, per meglio dire, imprecisa. Tuttavia, egli ci è andato molto vicino. Infatti, sostanzialmente, Boncompagni è creatura di Pio IV, che lo ha creato cardinale: un Boncompagni (mezzo corpo) di un Medici (delle palle).

Con questa prova incontestabile, crollano tutte le calunnie e le false interpretazioni sul motto in oggetto (dal p. Carriere in poi, smentiti tutti quelli che continuano a dire che i Boncompagni non hanno mai avuto palle nello stemma) e bisognerà riscrivere tutte le relative descrizioni a partire da Chacon ad oggi. Credo che nessuno prima d’ora abbia mai associato lo stemma da cardinale legato in Spagna (che probabilmente neppure si conosceva) con la Profezia di Malachia.

Col motto Medium corpus pilarum, il profeta non guarda allo stemma da Papa, ma guarda al cardinale che potrà essere papa, come se avesse detto: un cardinale che avrà per armi un mezzo corpo, e le palle, cioè un mezzo Dragone con le palle dei Medici, sarà Papa.

Pertanto, anche questo motto non è stato necessariamente scritto post eventum (cioè dopo l’elezione nel 1572) e chi l’ha scritto non ha tenuto presente lo stemma da Papa di Gregorio XIII, né lo ha letto su qualche Vita dei Papi di allora. Se un falsario avesse voluto descrivere Gregorio XIII, servendosi esclusivamente degli stemmi araldici contenuti nelle vite dei Papi pubblicate in quel tempo, lo avrebbe descritto soltanto con Medium corpus (senza “pilarum“), perché le palle non fanno parte del suo stemma da Papa.

Araldicavaticana

In sintesi, penso di aver ampiamente dimostrato, con prove, e non con supposizioni o teorie, che la lista di Malachia non è stata necessariamente scritta dopo l’elezione di Papa Sisto V, ma può essere tranquillamente anteriore al 25 aprile 1585. Nulla esclude che possa essere più antica.

 

LUMEN IN COELO

Con i motti dei Papi appena citati, si è verificato quello che più recentemente abbiamo potuto constatare col motto di Papa Leone XIII, Pecci:

LUMEN IN COELO
LUCE IN CIELO

Stemma papale di Casa Pecci, all’interno dei Musei Vaticani

Domanda: con questo motto, san Malachia ha voluto alludere alle insegne vescovili o allo stemma papale, visto che già da vescovo Vincenzo Gioacchino Pecci aveva lo stesso stemma?

La risposta è: a entrambi, perché c’è continuità. La stessa continuità che esiste negli stemmi del Boncompagni e del Peretti, i quali stemmi erano basati sulle rispettive armi gentilizie.

Ciascun vescovo della Chiesa cattolica crea il proprio blasone. Vincenzo Gioacchino Pecci creò il proprio blasone 35 anni prima che divenisse Papa: fu nominato vescovo il 27 gennaio 1843 e consacrato il 19 febbraio 1843, cioè 35 anni prima di essere eletto Papa il 20 febbraio 1878.

Sempre lo stesso stemma di famiglia

Lo stemma che Vincenzo Gioacchino Pecci utilizzò da vescovo e da Papa è quello adottato antecedentemente dalla sua famiglia paterna – quindi, anche per lui, stemma gentilizio – ovvero lo stemma dei Conti Pecci di Carpineto Romano (presso Anagni).

Leone XIII (Carpineto Romano, 2 marzo 1810; † Roma, 20 luglio 1903) era infatti figlio del conte Lodovico Pecci e di sua moglie, la nobile Anna Prosperi Buzzi. La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà rurale.
Poiché anche il suo stemma è quello di famiglia o gentilizio (come per Gregorio XIII e Sisto V), il cipresso e la stella non hanno un significato particolare nel suo ministero episcopale o pontificio (non li ha inventati lui, li ha solo ereditati).

I Pecci sono una famiglia nobile di origine senese. Un ramo della famiglia, nel XVI secolo, si trasferì a Carpineto, presso Roma, piccolo e antico borgo sui monti Lepini, abitato in epoca preromana dai Volsci. Genealogia

Lo stemma è:
D’azzurro, al cipresso piantato su una pianura, il tutto di verde, alla fascia d’argento attraversante, accompagnata nel cantone destro del capo da una stella cometa d’oro disposta in banda e in punta da due gigli del medesimo

La precisione del motto lascia stupefatti, se si tiene conto che lo stemma, già vescovile, non è stato inventato dal soggetto (magari, conoscendo la Profezia, con la segreta speranza di diventare Papa = profezia che si autoavvera), ma riprende i motivi dell’arme gentilizia (più antica).

Con questo, dimostro anche come molti motti post 1590 sono assai precisi (contrariamente a quanto si dice che siano vaghi: sembrano vaghi perché non c’è uno Chacon con la sua erudizione a trovare i collegamenti giusti); mentre, al contrario, quelli ante 1590 sono più generici di quello che si vuol far credere, dal momento che indicano (il caso di Gregorio XIII e Sisto V) più genericamente l’arme gentilizia del Pontefice, la sua famiglia (i Medici, i Peretti, i Boncompagni, i Borgia, ecc.).

 

CONCLUSIONI

Concludo con un gioiello nascosto nel Lazio, poco conosciuto in Italia, ma ben noto agli araldisti: Palazzo Altieri.

Questo gioello di arte, senza essere una prova, è una colta testimonianza di come i papi che si sono succeduti hanno sempre creduto o agito come se la Profezia fosse vera, cosa che chiaramente hanno fatto fino ai nostri giorni.

Questo dà alla Profezia una sorta di sigillo papale di autenticità? No. Ma dovrebbe farci riflettere: i moderni studiosi cattolici bollano la Profezia come fraudolenta, mentre per secoli, Papa dopo Papa ha dato credito ad essa in modo tranquillo e silenzioso, facendo di tutto per assicurarsi che si adempisse. Se i Vicari di Cristo sulla Terra hanno preso sul serio la Profezia, e oggi la si mette superficialmente da parte, parlandone in modo ironico e derisorio, qualcosa non va.

Palazzo Altieri è una residenza nobiliare che si trova ad Oriolo Romano, in provincia di Viterbo. Fu edificato negli anni 1579-1585 dai Santacroce, e ampliato dalla famiglia Altieri nel 1674, durante il papato di Clemente X, l’esponente più rilevante della famiglia.

Papa Clemente X Altieri (De flumine magno)

Oggi è di proprietà comunale, perché a causa dei debiti accumulati dalla famiglia Altieri, per impedirne la messa all’asta, lo Stato Italiano, nel 1970, lo acquistò con diritto di prelazione. Attualmente, sia il Palazzo sia il Parco sono di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Wikipedia

LA GALLERIA DEI PAPI

La particolarità assoluta del Palazzo è la Galleria dei Papi, voluta da Papa Clemente X, con la serie di ritratti dei pontefici che si sono susseguiti nei secoli: si possono ammirare i 270 ritratti che presentano uno dopo l’altro tutti i pontefici della storia, da San Pietro a Francesco!

Una collezione unica e magnifica, come solo il genio barocco poteva concepire, un connubio tra la magnificenza rinascimentale e il gusto erudito del collezionismo, che anticipa l’Enciclopedismo.

Ideatore della collezione fu il cardinale Paluzzo Paluzzi degli Albertoni Altieri, che commissionò nella seconda metà del XVII secolo, a differenti artisti, la realizzazione di queste particolari effigi, tratte da antiche fonti iconografiche.

La Galleria dei Papi oggi comprende 270 dipinti (dimensioni 70 x 120 cm), disposti in telai recanti ciascuno quattro tele e ordinati cronologicamente in registri orizzontali su quattro ordini, lungo le pareti di sei sale del Palazzo. Ogni quadro, oltre al ritratto, è corredato dallo stemma araldico del pontefice, e da un cartiglio con le sue note biografiche, gli eventi storici del suo pontificato e un motto in latino, quello di san Malachia (ovviamente solo dal 1143).

Per quasi duecento di loro, vissuti in epoca pre-araldica, gli stemmi (e spesso i ritratti e le annotazioni) sono frutto della fantasia; e qualche inesperienza nell’arte araldica è presente anche negli stemmi dei pontefici più recenti. Ma questo non intacca il valore di questo sogno realizzato da Papa Altieri. La Galleria di Oriolo Romano è una collezione unica al mondo per antichità e completezza, e quando, nel 1823, con l’incendio della Basilica di San Paolo fuori le Mura, vennero distrutti i medaglioni in legno con le effigi dei Papi, la galleria di Oriolo, nel 1828, fu presa come base per ricostruire i medaglioni papali distrutti.

L’unicità della Galleria dei Papi è particolarmente importante per gli araldisti, perché è l’unica galleria araldica al mondo di TUTTI i papi. Oggi non si conoscono altre fonti primarie con tutti gli stemmi papali.

Sisto V Peretti (Axis in medietate signi)

Leone XIII Pecci (Lumen in coelo)

La maggior parte dei ritratti è stata eseguita prima della fine del Seicento (probabilmente da artisti della medesima scuola) e sono spesso i migliori, mentre quelli degli ultimi papi sono alquanto mediocri. Ormai è stato collocato anche il dipinto di *Papa Francesco, ma mentre a Papa Benedetto XVI è stato applicato il motto Gloria olivae, a Francesco non è stato dato alcun motto, nemmeno quello di Petrus Romanus.

Come si sarà capito, la galleria di Palazzo Altieri (270 papi) presenta numerose differenze con la lista ufficiale dei Papi della Chiesa cattolica (266 pontefici), secondo la quale Francesco è il 266mo Papa e Vescovo di Roma. Le differenze rispetto all’Annuario ufficiale Pontificio (che elenca tutti i Papi) sono sia nel numero dei pontefici raffigurati, che nella loro successione. Il motivo l’ho spiegato sopra, citando l‘Enciclopedia cattolica: la Chiesa ha certezza sui Papi solo a partire dal 1417, da Martino V.

Visita virtuale 360°

Consiglio di vedere questo video per rendersi conto.

Ci sono prove sufficienti per dare credibilità alla Profezia di san Malachia. La Chiesa non l’ha mai condannata, né ha pronunciato giudizi contro di essa (il libro di Wion non fu mai corretto e mai toccato dall’Inquisizione), ma ha piuttosto adottato alcuni dei motti di Malachia per alcuni Papi.
Si pensi a Pio XII, che rivendicava il suo epiteto malachiano Pastor Angelicus senza equivoci e arrivò a recitare nei panni di sé stesso in un film documentario, del 1942, diretto da Romolo Marcellini e Luis Trenker, intitolato appunto “Pastor angelicus“.

 

 

 

 

 

APPENDICE

 

FLORES CIRCUMDATI

Un Papa albanese.

Clemente XI Albani (Flores circumdati) – Dipinto dalla Galleria di Palazzo Altieri

 

Il caso di Papa Clemente XI Albani (1700-1721), che nella profezia di Malachia è Flores Circumdati (“Fiori circondati”) va liberato da certe leggende. Non è vero che il Papa, dopo eletto, abbia cercato di dimostrare che in lui si compiva la Profezia (il motto) di san Malachia, incorniciando il suo stemma di fiori. Fu il partito degli “Zelanti” (di cui egli faceva parte, che volevano eleggere un papa “di petto e testa forte“) a determinare l’elezione dell’Albani, ma il cardinale Albani era talmente restio a diventare Papa che non volle accettare per tre giorni. Per questa sua ripugnanza nel salire sul soglio di Pietro (era molto giovane ed era soltanto Prete cardinale), fu ammirato non solo dai cattolici, ma anche dai protestanti tedeschi. Treccani

A Norimberga (terra di eretici luterani) venne coniata una medaglia in onore del Papa e i Norimbergesi mandarono in dono questa Medaglia al Nunzio Pontificio che stava in Vienna, accompagnata da una lettera tutta piena di venerazione e rispetto per la Persona di Clemente XI.

IV. Nello stesso giorno dunque, in cui arrivò il Corriere di Spagna colle Lettere del Nunzio, e nello spazio di sole quattr’ore, tutti i Sagri Elettori cospirarono ad eleggere il Cardinal Albani, nel quale riconoscevano i capitali necessarj ad un Pontefice per quel tempo, malgrado la sua fresca età di anni 51, ed i molti parenti suoi, che potevano servire di ostacolo alla sua esaltazione, fatta appunto nell’occasione, che il suo Predecessore aveva del tutto abolito il Nepotismo.
Ora portato dal Cardinal del Giudice l’avviso all’Albani della concordia, che v’era nel Sagro Senato, per eleggerlo Pontefice, fu tanta, e sì verace l’angustia, che gli sopravvenne, che tosto gli produsse la febbre, onde cominciò ad usare quanto seppe di arte, e di preghiere per sottrarsene. Tre giorni continui ricusò costantemente il Triregno, supplicando i Cardinali con sincere lagrime a sciegliere un altro di lui più degno, fino ad accusarli di crudeltà per non volersi piegare alle sue istanze ed avvisarli, che nel giorno finale li porterebbe al Divin Tribunale come rei indiscolpabili di non aver dato alla Chiesa chi n’era miglior di lui. L’avrebbe vinta alla fine la sua costanza, non più veduta uguale dopo S. Gregorio Magno, se quattro Teologi, per virtù, e per doctrina insigni, consultati per parte sua su questa renitenza, non l’avessero minacciato d’incorrere in colpa gravissima, se più a lungo portasse la sua resistenza.
Al fine dunque de’ tre giorni accettò egli il Triregno a’ 23. Novembre 1700., e in memoria di S. Clemente I. Papa e Martire, la cui festa correva in quel giorno, prese il nome di Clemente XI. A’ 30. di detto mese, dedicato all’Apostolo S. Andrea, che cadde di Martedi, fu consecrato Vescovo, essendosi scorsi 108 anni, cioè fino da Clemente VIII. eletto nel 1592., che i Pontefici erano già Vescovi prima di essere assunti al Pontificato, come pure lo furono dipoi fino a Clemente XIV. Nel giorno medesimo diè l’avviso della sua esaltazione a diversi Principi con Lettere di proprio pugno. Agli 8. Dicembre, giorno della Concezione della Beatissima Vergine, che cadde di Mercordì, fu solennemente coronato nel Vaticano, e dopo quattro mesi e diciotto giorni, cioè a’ 10. Aprile, che cadde di Domenica, dell’anno seguente 1701., con solenne Cavalcata, passò anch’egli a cavallo, all’uso de’ suoi maggiori, a prendere Possesso della Basilica Lateranense. (…)

V. Se mai i Sacri Elettori poterono gloriarsi di avere scelto un Pontefice a piacer di tutto il Mondo fu certamente nell’Elezione di Clemente XI., personaggio d’integrità di costumi, di mente elevata, di pratica degli affari, letterato, affabile, cortese, e di mille altre belle doti fornito, per le quali nello stato di Cardinale si era acquistata la stima, e l’amore di tutti. Senza parlare del Cristianesimo, alla Cattedra di S. Pietro unito, il Bassà del Cairo, quello dell’Egitto, ed il Governatore della Bettinia, Turchi di nascita, e di professione, non potettero dissimulare l’invidia, che ebbero, di non essere sotto il dominio di un sì compito Sovrano.
Gli Eretici stessi di Norimberga giunsero a palesare il loro giubilo con diverse medaglie d’oro, e di argento, che pubblicarono ornate di ben adattate Iscrizioni, le quali furono da quel Senato inviate al Gesuita Federico Wolfio, Teologo dell’Imperador Leopoldo, affinchè le consegnasse al Nunzio Apostolico in Vienna, come indubitato testimonio del loro applauso.

(Elementi della storia de’ sommi pontefici co’ loro ritratti in …, 1792, Volume 6, pp. 6-9)

 

 

La medaglia, coniata in Germania, è molto rara.

 

 

Sul DRITTO, vi è il busto di Clemente XI con intorno scritto:
ALBANUM COLUERE PATRES, NUNC MAXIMA RERUM
ROMA COLIT…

un verso imitato dall’Eneide di Virgilio, che in pratica significa: “I Padri [cioè i cardinali] elevarono Albani agli onori [del pontificato]; e adesso Roma, la grande Roma lo circonda del suo culto.

I due versi virgiliani che alludono agli Albani:

Albani docuere suos; hinc maxima porro
accepit Roma et patrium servavit honorem; (V 600)

Albanae coluere sacrum, nunc maxima rerum
Roma colit… (VII 602)

In basso c’è scritto:
CLEMENS XI. CREATUS XXIII. NOVEMBRIS MDCC.
(Clemente XI creato il 23 novembre 1700)

Sul VERSO, poi c’è l’arme gentilizia della Casa Albani, circondata da una Corona di vari Fiori, dove sono espresse le quattro principali Virtù del Pontefice:
JUSTITIA, PIETAS, PRUDENTIA, ERUDITIO,

che sono la Giustizia, la Pietà, la Prudenza e l’Erudizione

Intorno alla ghirlanda di fiori si legge:
FLORES MEI FRUCTUS HONORIS ET HONESTATIS

una citazione biblica: “I miei frutti sono frutti d’onore e di onestà.” (Ecclesiast. XXIV. 23).

Sotto c’è il motto della Profezia:
FLORES CIRCVMDATI 

Il detto di Claudiano allude alla resistenza di Clemente XI a salire sul soglio:
SOLUS MERUIT REGNARE ROGATUS

(solo sollecitato meritò di regnare)   Fr. Paolo Billeri

 

Questa medaglia è poi divenuta la sintesi del suo Pontificato, ma gli fu donata dai luterani di Norimberga per salutare la sua elezione al soglio (coniata nel novembre 1700). In particolare, l’iniziativa partì da un nobile di Norimberga, tale Christoph Fürer (Christophorus Fürer, Patritius Norimbergensis), che fece coniare la medaglia in onore di Clemente XI.   Monsieur de Blainville

La ritroviamo, per esempio, nelle “Omelie sui Vangeli” scritte da Clemente XI.

Oppure, nel Thesaurus numismatum

Nell’ Opera Omnia Clementis XI Pont. Max.

 

Esistono molte immagini antiche della medaglia, ma una foto reale è un’altra cosa.

 

Questa foto è presa dal sito numismatica-italiana.lamoneta.it

Particolare del motto malachiano

 

 

 

Il pontefice, che guidò la Chiesa cattolica per 21 lunghi anni, discendeva da una nobile famiglia di origini albanesi. Infatti, la famiglia Albani discendeva da profughi albanesi del XV secolo (storia simile ai Peretti), che, attraversato l’Adriatico, si stabilirono a Urbino. Donarono alla Chiesa il Papa Clemente XI e diversi illustri cardinali.

ALBANI, famiglia. – Due profughi albanesi, Giorgio e Filippo di Michele de’ Lazi, già combattenti agli ordini di Giorgio Castrìota Scanderbeg, sdegnando di restare nella loro patria caduta sotto il dominio turco, si rifugiarono ad Urbino, dove Federico e Guidobaldo di Montefeltro li adoperarono in negozi di guerra e di pace. Presero il cognome di Albanesi, che Altobello, figlio di Giorgio, mutò in Albani e tramandò alla discendenza, insieme con le cospicue ricchezze accumulate nel ducato ospitale. Da Altobello (1445-1564) nacque Annibale (1530-91) e da Annibale Orazio (1576-1653), il quale diede gran lustro alla famiglia perché, inviato come plenipotenziario dall’ultimo duca d’Urbino a trattare presso Urbano VIII la devoluzione dello Stato alla S. Sede, meritò di essere eletto senatore di Roma. Dei suoi figli Annibale e Carlo, il primo abbracciò la carriera ecclesiastica e divenne prefetto della Biblioteca Vaticana; il secondo sposò una Mosca di Pesaro, famiglia ricca ma non nobile ed attese in Urbino all’amministrazione dei beni famigliari. La fortuna fu invece assicurata alla casa dal figlio di Carlo I, Gian Francesco, il quale, lasciato al fratello Orazio il compito di perpetuare la discendenza, si fece sacerdote, e, fermatosi a Roma, entrò nel governo dello Stato pontificio e salì sino al fastigio del papato, col nome di Clemente XI. (Enciclopedia Cattolica, voce Albani, vol I 636)

Anche per Papa Clemente XI, lo stemma è quello gentilizio (famiglia Albani):

D’azzurro, alla fascia accompagnata in capo da una stella a otto raggi e in punta da un monte di tre cime, il tutto d’oro

 

La profezia di san Malachia si riferisce al Papa Clemente XI come Flores circumdati (fiori circondati = ghirlanda di fiori), motto che pare si riferisca alla sua città natale, la città di Urbino, il cui stemma presenta una corona di fiori.
Secondo gli ideatori della medaglia, i “fiori circondati” sono le quattro virtù che coronano il Papa Clemente XI: la Giustizia, la Pietà, la Prudenza e l’Erudizione.
Altri interpretano in riferimento alle Api dei Barberini, che giravano intorno ai “fiori circondati”.

 

In ogni caso, non corrisponde al vero ciò che si dice generalmente, che il Papa avesse fatto incorniciare il suo stemma di fiori per adempiere la Profezia (o che avesse fatto coniare lui la medaglia).
Certo è, che chi ebbe l’idea di farla coniare (fosse anche del partito degli “zelanti“, sostenitori dell’Albani), prese molto sul serio la Profezia.

 

 

 

 

 

 


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Remox
Admin
1 anno fa

Molto interessante la parte su Gregorio XIII e il suo stemma cardinalizio. Però non capisco perché ritieni che il motto sia stato scritto prima che divenisse papa. Infatti se è possibile che lo abbia scritto prima è possibile anche che lo abbia scritto dopo avendo conoscenza di quella particolare rappresentazione araldica. Non penso fosse segreta.

Remox
Admin
1 anno fa
Rispondi a  Remox

Visionando il documento della Biblioteca Estense possiamo infatti vedere che era d’uso per diversi cardinali aggiungere nel proprio stemma il simbolo araldico del papa che li aveva nominati. A me sembra che la tua analisi sia rafforzativa del fatto che chi ha scritto quei motti conosceva bene le biografie di quei papi.

Remox
Admin
1 anno fa
Rispondi a  dott.G.I.

A mio avviso l’ipotesi più probabile anche per quanto da te esposto rimane quella che il motto di Gregorio XIII sia stato scritto dopo la sua elezione (negli anni ’70) e ugualmente per Sisto V. L’autore ovviamente possedeva le informazioni necessarie alla formulazione del motto.
Volevo invece chiederti quanto secondo te la profezia di San Malachia abbia inciso in alcune elezioni papali determinando il proprio autoavveramento.

Vimana
Vimana
1 anno fa

Vimana
2 ore fa
X eranuova, anch’io credo alle astronavi ma per il momento credo e prendo in sera considerazione i messaggi di Anguera

Rispondi
Vimana
Vimana
2 ore fa
Reply to Vimana

Vimana
Vimana
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

Stefano Pozza

mario mancusi
1 anno fa

riporto qui la discussione

mario mancusi
 1 giorno fa

Dott.g.i. ritornando a Garabandal:
Questo è un elemento importante, in altra occasione hai detto che probabilmente l’avvertimento accadrà in un anno pari , pertanto combinando queste due cose si ha un ulteriore scrematura
2024 11 aprile
2026 9 o 16 aprile
2028 settimana di Pasqua
2030 11 Aprile
Le date probabili 2024 e 2026, 2030 troppo lontano a mio avviso
Considerando che nel giorno del miracolo ci sarò una specie di unione tra Cattolici e Ortodossi, appare singolare la data
del 16 aprile 2026 infatti:
dott. G.I.4 dicembre 2019

C’è una curiosa coincidenza di date. In effetti, la rottura, fino ad oggi definitiva, tra cattolici e ortodossi fu consumata il 16 luglio 1054.
Il cardinale, un nunzio pontificio, scomunicò Michele Cerulario per mezzo di una bolla che depositò il 16 luglio 1054 sull’altare della Basilica di Santa Sofia e lasciò la città.
A sua volta, pochi giorni dopo (24 luglio), Cerulario rispose scomunicando il cardinale e il suo seguito, e bruciando pubblicamente la bolla romana, col che iniziò lo scisma.
È precisamente questa data (16 luglio) quella scelta dalla Madre di Dio per apparire a San Simone Stock, due secoli dopo, il 16 luglio 1251, sotto il titolo di Nostra Signora del Monte Carmelo, una data che il Cielo ha scelto proprio per le sue apparizioni a Garabandal, come per indicare che il grande scisma orientale si concluderà sotto il segno del Monte Carmelo.
Quel giovedì mattina, i capi delle Chiese potrebbero firmare qualche accordo importante, e nel pomeriggio, alle 20:30, la Vergine farà il Grande Miracolo, “non come conseguenza di ciò, ma come una coincidenza”. La Madre di Dio, Theotokos, come la chiamano i Greci, confermerà con quel Miracolo che Dio APPROVA e BENEDICE quell’accordo e non le altre cose avvenute in precedenza. Infatti, sappiamo che lo scisma ci sarà poco prima dell’Avvertimento, mentre l’evento ecclesiastico non può riguardare direttamente lo scisma. Il Miracolo dirà a tutti i cristiani che la via da seguire è quella intrapresa quel giovedì mattina (e non altre vie).
 Rispondi

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dott.G.I.
 3 ore fa

 Reply to  mario mancusi
Certezze assolute non ve ne sono.
Da un’intervista di Conchita del 7 febbraio 1974:
D. Come annuncerai il Miracolo?
R. Non lo so esattamente. Sicuramente a mezzanotte [otto giorni prima del Miracolo] chiamerò Joey [Lomangino], radio, televisione, e chiunque altro al mondo che ritengo possa aiutare a diffondere rapidamente il messaggio. Non sono preoccupata. So che se la Beata Madre ti vuole lì, tu ci sarai.”
Non voglio mettermi a indovinare le date, non mi piace. Tuttavia, dato che Joey è nato nel 1930, nel 2030 avrebbe compiuto cento anni. Conchita era sicuramente a conoscenza (anno più, anno meno) della sua età fin dagli anni Sessanta, quando Joey si recava a Garabandal. Conoscendo lei anche la data del Miracolo, due calcoli grossolani se li sarà fatti, quando era ancora convinta che lo avrebbe chiamato “sicuramente” con otto giorni di anticipo. 
Ovviamente lei immaginava Joey ancora vivo e in grado di rispondere alle telefonate quando sarebbe arrivato il momento. Vero è che si può vivere oltre i 100 anni, ma è difficile che lei immaginasse di chiamare al telefono un ultracentenario per farsi aiutare a diffondere il messaggio. Sulla base delle sue stesse parole e dell’età di Joey, sembra probabile che il Miracolo possa accadere, al più tardi, intorno al 2030.
Comunque, sono speculazioni. Ormai Joey è morto e conta solo l’età di Conchita (74 anni).
 Rispondi

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Remox
 2 ore fa

 Reply to  dott.G.I.
Beh, se è per questo anche un ultranovantenne sarebbe stato strano.
Bisogna considerare,dal tempo dell’intervista, l’ipotesi “dilazione”.
Come a suo tempo testimoniato da Suor Lucia di Fatima.
 Rispondi

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Scusami Remox l’intervista è del 1974 , la data del miracolo era gia fissata quando l’ha ricevuta conchita, pertanto non ci puo essere stata nessuna dilazione. A questo punto gli anni probabili sono il 2024 e 2026

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Ricordiamo che entro l’anniversario del concilio di Nicea che cade nel 2025 ci sono alte possibilità di accordo per una data comune della Pasqua, questo accordo probabilmente sarà l’evento coincidente con il miracolo

“Voglio raggiungere un accordo con gli ortodossi sulla data della Pasqua”. (omnesmag.com)

Papa Francesco: “Desidero trovare un accordo per la Pasqua” con gli ortodossiPapa Francesco conferma il cammino di unità con gli ortodossi in vista del 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea. L’impulso ecumenico caratterizzerà i lavori dell’Assemblea sinodale e il prossimo Giubileo del 2025.

Ci stiamo preparando” e “vogliamo celebrare questo Concilio come fratelli”. Papa Francesco ha confermato, nel suo recente viaggio in Congo -durante un incontro con la comunità dei gesuiti attivi nel Paese, riportato nell’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, che i lavori per celebrare il 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea, previsto per il 2025, stanno andando avanti.
Uno dei “sogni” del Pontefice è quello di “raggiungere un accordo sulla data della Pasqua” con i fratelli ortodossi, che coinciderà con l’anno giubilare del 2025 nelle due Chiese. L’interlocutore più immediato e anche il più aperto è evidentemente il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo.

L’importanza della Pasqua 2025 per il dialogo ecumenico e l’unità dei cristiani – Il blog di Sabino Paciolla

In una recente intervista ai media turchi, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli ha dichiarato che sono in corso conversazioni tra le Chiese cattoliche e ortodosse per un possibile accordo sulla celebrazione comune della Pasqua nel 2025, che coincide con il 1700° anniversario del Concilio di Nicea.

Papa Francesco ha anche espresso il suo sostegno a una celebrazione unificata della Pasqua tra le Chiese orientali e occidentali.

Nell’udienza del 6 maggio 2022 di Papa Francesco con i membri, i consultori e il personale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, è stato posto l’accento sulla celebrazione ecumenica del 1700° anniversario del Concilio di Nicea. “Lo stile e le decisioni del Concilio di Nicea”, ha detto Papa Francesco, “devono illuminare l’attuale cammino ecumenico e portare a passi concreti verso la piena restaurazione dell’unità dei cristiani”. Tra i vari sotto-argomenti discussi dai partecipanti c’è stata la ricerca di una data comune di Pasqua tra Oriente e Occidente.

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Mi chiedevo da tempo, a tal proposito, se la data originaria del Miracolo, che era stata profetizzata a Conchita, non sia già trascorsa. E se gliene è stata comunicata un’altra e non l’ha detta a nessuno. Oppure non le è stato comunicato niente, per effetto della famosa dilazione temporale, e anche per questo abbia avuto dubbi sulle apparizioni che ha ricevuto. Chiudendosi in sé stessa. Se la 3a guerra mondiale doveva verificarsi nel 1985,come detto da suor Lucia, il Miracolo sarebbe dovuto avvenire qualche anno prima del 1985. Joey Lomangino a quei tempi, e solo a quei tempi, si sarebbe fatto trovare pronto alla chiamata di Conchita.

Ultima modifica di 1 anno fa da Dimash
mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

A mio avviso la data decisiva è stata il 1960 , se per quella data il terzo segreto di Fatima fosse stato pubblicato , ci sarebbe stata una storia diversa, non avremmo avuto il concilio vaticano II o almeno i suoi errori, infatti dopo il 1960 in concomitanza con il concilio sono iniziate le apparizioni di Garabandal che cronologicamente hanno abbracciato lo svolgimento del concilio, la data del miracolo è la stessa di quegli anni non è mutata, infatti è ancora conservata negli archivi della congregazione per la dottrina della fede e sono l’elemento determinante per accertare la veridicità dell’apparizione di Garabandal.
Gli stessi segreti di medjugorie con le relative date sono state in parte comunicate prima del 1985 ai veggenti ,a testimonianza che dopo il 1960 questa dilazione dei tempi era gia stata concessa.
A la Salette invece si preannuncia questa dilazione temporale ,affermando che tali avvenimenti potevano accadere o a fine XX secolo o nei decenni iniziali del XXI secolo.

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Può darsi che la data del Miracolo sia cambiata lo stesso, anche se al Vaticano viene conservata quella originaria. Tanto ben difficilmente quella di Garabandal sarà considerata una vera apparizione. ALMENO per questi tempi prima della Restaurazione. Le vere apparizioni sono osteggiate dai vertici della Chiesa , sono scomode per i loro piani di svilire la vera religione, poco alla volta, a favore di una religione umanista che metts al centro l’uomo e non Dio. Non ricordo quando siano stati dati i primi segreti di Medjugorje, ma anche le date di quelli possono essere cambiati. Infatti i veggenti facevano intendere nei primi anni del 2000 che stavamo allora a metà partita. Mentre più passano gli anni più ci allontaniamo da quella previsione. Ormai è tempo di dire che i conti non tornano

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Riguardo i veggenti di Medjugorje, i primissimi anni dell’Ottanta dicevano che i segreti erano vicini, ma poi Mirjana ricordo che ha detto che i tempi si erano allungati per effetto delle preghiere e dei sacrifici personali , i digiuni, su richiesta della Madonna. Quindi questo vuol dire che almeno a lei erano stati indicati dei tempi più brevi per la realizzazione dei segreti. Per cui sembra che la data dei segreti sia cambiata anche più volte, e già a partire da pochi anni dall’inizio delle apparizioni. Percui sembra che riguardo le date non ci sia nulla di fissato. Ma che Dio e la Madonna le abbiano fatte slittare progressivamente in avanti, accogliendo le richieste e le preghiere di molti di allontanare il degenerarsi completo della Chiesa, le guerre, le persecuzioni, i castighi divini preannunciati in tante apparizioni vere.

Ultima modifica di 1 anno fa da Dimash
mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Dott.g.I. Cosa ne pensi ? Per me la data del miracolo e i segreti di medjugorie sono date fisse dal primo momento, questa dilazione dei tempi era già stata concessa nella Mente di Dio prima del 1960 , erano condizionate solo il Castigo e la gravità di alcuni messaggi di medjugorie

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  dott.G.I.

Grazie, nel dubbio atteniamoci solo ai fatti , le speculazioni abbondano, ne approfitto per chiedere il Miracolo sarà visto solo da Conchita ?? Gli altri due veggenti moriranno prima?? L’’ avvertimento invece sarà visto da tutti?? Del castigo sappiamo che sarà visto dai figli di Conchita?

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  dott.G.I.

Si i veggenti erano 4 ma non ho considerato Mari Loli perchè era gia deceduta. Le altre due veggenti potrebbero anche morire durante l’avvertimento o poco dopo, percui è indicazione importante ma non decisiva per stabilire i tempi.
Dott.g.i. ne abbiamo gia parlato ma per te il Castigo chiudera la tribolazione che stiamo vivendo che inaugura la pace breve o precederà la pace finale dopo l’anticriso di Melania ??

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
eranuova
1 anno fa
Rispondi a  dott.G.I.

Ecco, ritengo che la pace breve sia la seconda grande bufala (a dire il vero, ancor più insostenibile del Grande Monarca) dei ‘grandi’ mistici: vi pare ragionevole che dopo la grande tribolazione (di cui stiamo ‘pregustando’ solo un anticipo), nell’attesa di immani calamità (naturali e non), avremmo solo un breve periodo di pace e tranquillità?…

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

Questa volta spero vivamente che tu abbia ragione, non ho mai digerito questa pace breve, mi auguro che dopo il Castigo inizi il Trionfo definitivo del Cuore della Madonna, ma chi vivrà vedrà

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
Remox
Admin
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

La pace breve ha il suo fondamento nelle Sacre Scritture. Il grande monarca è come Mosè, il papa santo come Aronne. Dopo le piaghe gli uomini saranno liberati dall’Egitto, la società attuale atea e materialistica. Comincerà il viaggio nel deserto, ovvero il cammino purificatorio di un’umanità che sarà chiamata a fare pace con Dio per prepararsi all’ingresso nella terra promessa, ovvero il regno di pace definitivo. Prima però, come gli ebrei in Esodo, ci sarà la tentazione del vitello d’oro (più o meno a metà percorso) e l’ultima battaglia per prendere possesso della nuova terra promessa. Insomma un Esodo spirituale.

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  dott.G.I.

Mi ritengo molto soddisfatto, dott G. I., della sua risposta. Così le cose quadrano meglio. Era l’unica cosa che mi facesse pensare quello della data del miracolo, il suo possibile spostamento fa collimare le profezie tra loro. Se c’è uno spostamento temporale in avanti per una vera profezia non può che essereci anche per un’ altra, su questioni legate tra loro. Riguardo all’ipotesi che Conchita non conosca l’eventuale nuova data del miracolo a Garabandal, era solo una possibilità buttata lì, ma è molto più coerente che ne sia stata avvisata. Magari non subito, ma col tempo, dato che lei dovrà annunciarlo. Saluti e grazie ancora

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Mirjana ha avuto apparizioni quotidiane dal 24.6.1981. al 25.12.1982. Quel giorno, affidandole il decimo segreto……….

Ivanka fino al 7 maggio 1985 ha avuto apparizioni quotidiane. Quel giorno, affidandole il decimo segreto………..

Jakov ha avuto apparizioni quotidiane dal 25.6.1981. al 12.9.1998. Quel giorno, affidandole il decimo segreto………..

https://www.medjugorje.ws/it/apparitions/docs-medjugorje-visionaries/

Dei 3 veggenti che hanno ricevuto tutti i 10 segreti solo Mirjana li ha ricevuti prima del 1985, quindi prima di quando si sarebbe dovuta verificare la guerra mondiale secondo suor Lucia. Il 10° segreto potrebbe essere la caduta dell’asteroide sulla Terra o la pioggia di fuoco dal cielo, ossia il Grande Castigo. Potrebbe.

La guerra mondiale ci sarà poco prima di questo castigo divino. Quindi i veggenti o una parte di essi forse sapevano prima del 1985 quando accadrà la guerra mondiale, se rientra in uno dei segreti ricevuti.Per cui, sì, la dilazione sembrava già essere operante nei segreti ricevuti dai veggenti di Medjugorje. E chissà quando a suor Lucia è stato comunicato da Dio che ci sarebbe stato tale scostamento temporale, forse poco dopo l’inizio delle apparizioni a Medjugorje? Che con le preghiere e le conversioni che ha determinato ha prodotto questi frutti graditi a Dio tanto da rimandare la guerra mondiale, che era ormai al tempo quasi imminente?

Però questa intervista a Mirijana fà capire che ad un certo punto imprecisato del tempo, c’è stata un ulteriore spostamento in avanti delle date.

https://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/articolo/i-dieci-segreti-di-medjugorje/25/Dieci-Segreti-Di-Medjugorje-rene-laurentin

Questa intervista parrebbe del 2005, ma non è chiaro.

A meno che qualche veggente menta o abbia preso un abbaglio, l’allungamento dei tempi c’è stato rispetto a quanto era stato detto all’inizio ai veggenti

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Potrebbe essere stato proprio l’attentato a Wojtyla, un mese prima dell’inizio delle apparizioni a Medjugorje, che abbia fatto spostare in avanti il tempo della 3à guerra mondiale. GPII doveva essere uno dei Papi martiri della Fine dei Tempi, ma anzi Dio gli ha accordato un pontificato molto lungo, dilazionando di molto i tempi. Anche considerando quel solo pontificato.

Ultima modifica di 1 anno fa da Dimash
Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

L avvertimento accadrà quando tutto sembrerà perso..la situazione ad oggi è ancora stabile, per il 2024 la vedo difficile..

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

Dovrebbero esserci entro un anno tutte queste cose, ad occhio ce ne vogliono almeno 5 di anni per tutto questo:

– Prima c’è un Sinodo importante;
– poi c’è il viaggio del Papa in Russia, a Mosca;
– al ritorno in Vaticano da questo viaggio, scoppiano rivolte in Europa;
– inizia la Tribolazione comunista, con gravi persecuzioni alla Chiesa;
– il Papa non può restare a Roma ed è costretto a fuggire;
– c’è uno scisma;
– al culmine di questa Tribolazione (comunista), nel momento peggiore, Dio manda l’Avvertimento per illuminare le coscienze sulla Verità: la tempesta momentaneamente si calma.
– entro 12 mesi dall’Avvertimento accade il Miracolo, ecc…

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Se quanto affermato da dott.g.i. Risponde alla verità e sappiamo da anni la certezza delle sue fonti , ossia avvertimento anno pari e nello stesso anno solare del miracolo, non si scappa , le date possibili in questo decennio sono o il 2024 o il 2026, nel 2028 il giovedì si trova in settimana santa , oppure dobbiamo andare al prossimo decennio, ma con la morte di Benedetto, Secondo Garabandal siamo entrati nella grande tribolazione, che potrebbe durare da 7 anni o 10 anni come detto da dott.g.i., e come precedentemente affermato ,l’avvertimento e miracolo si trovano quasi all’inizio di questa tribolazione , il sinodo finisce nel 2024 , quindi ci sarebbe tutto il tempo per il 2026, inoltre come ribadito sempre da dott.g.i al termine del sinodo le cose avverranno in fretta

dott. G.I.29 aprile 2021 20:27

Quello che si sa di certo è che l’Avvertimento e il Miracolo avverranno entro un periodo di 12 mesi (l’uno dall’altro).

Poi, è ovvio che se consideriamo altri indizi, il tempo si può accorciare.

La Chiesa cattolica ha stabilito che tutti i sinodi dei vescovi (anche straordinari) si concludano sempre l’ultima domenica di ottobre, sempre. Poiché non possono trascorrere più di 12 mesi tra Avvertimento e Miracolo, il conto è presto fatto.

Restano novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo: entro questi 5 mesi.
Ad aprile il Miracolo.

Non bisogna credere che dopo il sinodo profetizzato passino anni. La reazione sarà immediata.

Di speculazioni ce ne sono tante.

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Il sinodo finisce a Ottobre 2024 quindi per forza di cose il 2024 è da escludere

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

Anch’io ho fatto la stessa considerazione, ma come detto da Domenico aspettiamo gli eventi , può essere che dopo la prima parte del sinodo di ottobre 2023 le cose precipitano, portando già allo scisma e quindi lo stesso sinodo non si concluda, attendiamo , il 2026 per quanto detto precedentemente resta la data più probabile

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Vediamo per il 2026, ma il 2024 è proprio troppo vicino per tutto quello enunciato sopra.
Attendiamo gli eventi.

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  Dimash

Sa qui alla fine del sinodo cosa ci dobbiamo aspettare?

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

*Da qui

Dimash
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

Divisioni crescenti nella Chiesa, eresie crescenti, i veri cattolici saranno considerati sempre più delle persone che disprezzano e odiano chi la pensa secondo le mode mondane del momento. Saremo sempre più additati e diffamati. La chiesa tedesca sarà tollerata dal Vaticano, anche se arriverà a conclusioni sempre più eretiche e contro la Tradizione, e anche se abbraccera’ totalmente l’omosessualismo anche tra sacerdoti e il femminismo a favore di sacerdotesse. Dopo il sinodo sulla sinodalita’ dovrebbero nascere, date le conclusioni di questo sempre più non cattoliche, delle crepe sempre più grosse tra fedeli e tra religiosi, che porterà un giorno il collegio cardinalizio a spaccarsi in 2. Ognuno riconoscerà un papa e ci sarà imho il preannunciato scisma nella Chiesa. Però bisognerà vedere effettivamente in quanto tempo si arriverà ad uno scisma ufficiale. Sul fronte più terreno la Russia in un modo o nell’altro dovrebbe vincere la guerra in Ucraina e subito dopo vincerne altre in M. O. . L’Europa sarà sempre più invasa da migranti, anche per i cari prezzi dei generi alimentari. Andrà verso un declino sempre maggiore, perché poco competitiva, per i costi crescenti e l’indebitamento fuori controllo. Lo stesso più o meno avverrà in Usa, e con una conflittualità sempre maggiore tra i cittadini e tra i partiti. Anche lì si avvicina la crisi che poi travolgera’ o aggravera’ quella in Europa. SOLO dopo questa crisi sempre più acuta in Europa, dovrebbero iniziare le guerre civili vere e proprie.

Ultima modifica di 1 anno fa da Dimash
Ronin
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Se non ho capito male, nel video seguente, ipotizzano come data del miracolo, il 13 aprile 2028:
https://www.youtube.com/watch?v=A9kAsWUgQxg&ab_channel=GrupoY%CC%81shua

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  Ronin

Secondo Rol entro il 2025 l’ Italia sarà composta per il 60% da cittadini neri.
A questo punto nel 2026 dovrebbero esserci avvertimento e miracolo, non prima.

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Ronin

Impossible , il 13 aprile 2028 , cade nella settimana santa , e non può essere, come detto dalle Veggenti, prima di parlare dovrebbero studiare

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
Vimana
Vimana
1 anno fa

La Madonna di Anguera ha detto che abbiamo ancora lunghi anni di dure prove.
Ci avevamo sperato noi ed invece reset

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

Accontentati di vivere questa fase del Grande monarca Papa Santo, avvertimento miracolo ( rivolte, terza guerra mondiale) , questa fase la vivremo tutti , massimo 10 anni si conclude, quello che viene dopo pace breve o trionfo definitivo della Madonna , staremo a vedere, io ho rinunciato a fare una scaletta precisa, il Signore ha volutamente nascosto molte cose

Ultima modifica di 1 anno fa da mario mancusi
Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Vorrei essere già alla fine..chissà cosa ci aspetta poveri noi

Spring
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Speriamo che poi si ringiovanisca di 20 anni

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

un’altra ragione per non credere (più) a quei messaggi…

Giuseppe
Giuseppe
1 anno fa

https://endtimesdaily.com/
Qualcuno conosce questo veggente?
Potrebbe essere credibile?

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa

“I Peretti erano una nobile famiglia romana, originaria di Montalto, nelle Marche (famiglia estintasi nel 1655)”. Tranquilla famiglia nobile romana? Non proprio!
SISTO V IL LEONE RAMPANTE – Erina Russo de Caro.
{… Come si chiamava effettivamente Sisto V prima di diventare Cardinale? Era davvero un Peretti di Montalto? Da quando? Sebbene, per comodità, gli alberi genealogici riprodotti su molte pubblicazioni facciano esplicito riferimento alla famiglia Peretti di Montalto, in un’interessante tela del XVII secolo, facente parte della raccolta comunale d’arte di Montalto Marche (AP) si vede chiaramente che il capostipite della famiglia, primo di cui si abbia traccia, si chiamava Antonio Cola Ricci, il quale viveva in Montalto nel ‘500. Alcuni lo vorrebbero oriundo della Schiavonia, regione della attuale Croazia orientale, ma non vi è alcun documento che lo attesti, anzi, vi sono pochissime tracce sugli antenati di Sisto V. Il cognome del bisnonno Antonio, del nonno Giacomo e del padre Pietro era senza dubbio “Ricci”. Proprio al padre del futuro Papa si deve il nuovo cognome. Infatti Pietro Ricci era detto Peretto, ed essendo nato a Montalto (dopo il matrimonio con Marianna di Camerino si spostò a Grottammare dove nacquero i tre figli Camilla, Prospero e Felice), Sisto V assunse per sé e per i suoi parenti il nome di Peretti di Montalto. Ci teneva a presentarsi come un poveraccio vissuto tra porci e capre, il semplice fra’ Felice, ma ostentava uno stemma importante e l’intera famiglia mostrava abitudini da signori nati e, diciamo la verità, si intuiva che godevano di notevole fortuna economica. Molti sono gli interrogativi che si aprono: perché questa necessità di cambiare il nome di famiglia? Quale l’arme di famiglia originale? Perché mettere da parte una dinastia e crearne un’altra? Nello stemma è rappresentato il leone dei Peretti o il riccio dei Ricci? Il “LeoLeonis” certo, è molto chic, fisicamente bellissimo: “grande mammifero dei felini: furbo, di testa grossa, piuttosto quadrata, che nei maschi è coperta di giubba o criniera, petto largo e robusto, snello nei fianchi, gambe robustissime, con zampe poderose, unghie forti e retrattili, coda lunga terminata in un fiocco, … sguardo ampio … quinto segno dello zodiaco… e molto utilizzato in araldica. Forse lo stemma di famiglia era un “ericius”?
(“riccio, mammifero insettivoro, terreste notturno – da non confondere con il riccio di mare – con il corpo coperto di aculei e che si può appallottolare, muso acuminato e coda corta; passa l’inverno in letargo; vive sotto i cespugli spinosi, in mezzo alle foglie secche e nelle capanne”).
L’araldica ci informa che c’è anche un leone che sorregge un ramo con tre pere e attraversato da una banda caricata di un monte di tre cime, accompagnato da una stella. Riccio: figura animale abbastanza riscontrabile nelle armi, spesso presente in armi parlanti, da non confondere con l’istrice. In effetti la nuova dinastia con quel leone rampante, il ramo di pere e i tre monti fa molta più scena che il delizioso, piccolo, semplice riccio tutto solo e rannicchiato sopra qualche parete di palazzo. Lo ricordiamo benissimo sul muro di via dei Leutari, uno dei primi palazzi di famiglia a Roma (allegai foto nell’occasione), anzi su quel muro ce n’erano diversi, molto ben fatti in pietra, ma erano così carini e invitanti che alla fine sono scomparsi. Un giorno uno, un giorno l’altro, sono stati staccati dal muro del palazzo nobile e portati via. È come se avessero rubato un pezzo di storia romana. Sul portone nelle vicinanze, in via del Governo Vecchio, invece ancora resistono i tre monti dell’altro stemma. Due dimore quella del riccio e quella dei tre monti che hanno rappresentato un pezzo importante della storia di Roma e soprattutto le vicende umane e politiche di un grande Papa …}
Papa Sisto ci ha nascosto molte cose; sono intimamente sicuro che i miei antenati e i suoi erano della stessa stirpe ed anche nobili o ebrei i quali dovettero traversare l’adriatico a causa dell’invasione turca, come ho già riferito altrove; ce lo dice la stella d’oriente sullo stemma: origine lontana in oriente della stirpe; l’origine natale è data dai tre monti (Montalto). Il nome della madre Mariana è di chiare origini croate; Maria Anna = Marija Ana in croato.
Lo stemma è pura invenzione di papa Sisto e non dovrebbe essere anteriore al 17 maggio 1570, quando divenne cardinale; la conferma è ben documentata “In un raro documento del 1573 (S.R.E. cardinalium nunc viventium, insignia, nomina, cognomina, patriae, administrationes & tituli) digitalizzato dalla Biblioteca Estense Universitaria, riportante le insegne dei vari cardinali viventi, c’è anche l’insegna del cardinale Felice Peretti di Montalto (anno 1570)”. Fu papa dal 1585 al 1590 e per la dimostrazione del motto “Il nuovo termine ante quem è il giugno del 1587. Il conclave del 1590 non c’entra nulla” anche il tassello cronologico andrebbe perfettamente a posto.

mario mancusi
1 anno fa

Vediamo chi ha il coraggio ancora di credere a questa veggente
https://amp.tgcom24.mediaset.it/tgcom24/article/63141969

Madonna di Trevignano, gli inquirenti sulle lacrime: “Tracce compatibili con sangue di maiale”

Vimana
Vimana
1 anno fa
Rispondi a  mario mancusi

Non ci credo più da settimane

Vimana
Vimana
1 anno fa

Che fine ha fatto Vincenzo?

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

Me lo chiedo anch’io

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Mentre qui ci si balocca con l’ennesimo rinvio degli avvertimenti e dei castighi (che arriveranno, come dicono qui in Piemonte “la smana dei tre giobia” (la settimana con tre giovedì) procede accelerando l’invasone da sud (https://www.maurizioblondet.it/migranti-da-tunisia-meluzzi-prepararsi-al-peggio-e-a-una-nuova-italia/). Mi sa che il grande Monarca avrà la pelle molto, molto abbronzata, tipo uovo di Pasqua al cioccolato fondente…

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Le profezie sull’avvento del Grande Monarca non sono molto chiare.

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

Non è bene vivere di pie illusioni, poi il risveglio è amarissimo

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Di profezie ce ne sono così tante che non basterebbero 30 anni.Bisogna capire a quali credere

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

e invece tutto precipiterà nel volgere di poco tempo: il covid e questa guerra in Ucraina ne sono un esempio eclatante…

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

il Grande Monarca credo sia la più grande ‘bufala’ dei profeti ‘blasonati’…

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

A Garabandal e Medjugorje non viene mai nominato

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Anonimo

E nemmeno la Valtorta…

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

Né tantomeno la mia Franca…

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

ripeto, è una pia illusione. Ho profondo rispetto per chi ci crede, per chi crede al trionfo della nostra fede in tutto il mondo, per chi crede che lui, ritenendosi giusto, sarà rapito e portato in una terra paradisiaca, mentre i disgraziati, cioè quelli senza grazia, quelli che nel tempio occupano gli ultimi posti, bruceranno sulla terra e all’inferno. Queste entità che si spacciano per la madre di Gesù, che usano il nome della Santa Vergine per scopi oscuri, prima o poi verranno sbugiardate. Satana fabbrica splendide pentole, ma scorda sempre i coperchi

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Eppure, in questi tempi drammatici, dobbiamo credere che Dio interverrà in modo straordinario, sia per quelli che saranno ‘sollevati’, sia per i sopravvissuti alla grande tribolazione, che vivranno nell’Era Nuova…

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

Credere per credere, tutti credono, a qualcuno, a qualcosa, in qualche modo. Ma sperare…sperare la luce mentre si vede come in uno specchio scuro e attraverso un prisma….

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Una fede genuina ‘illumina, chiarisce, incoraggia… allieta alla speranza vera’…

Anonimo
Anonimo
1 anno fa
Rispondi a  eranuova

Anche perché leggendo certe profezie ti passa la voglia di fare progetti futuri

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

A forza di credere si diventa … creduloni. Una medicina c’è e ce la suggerisce, come già ho detto, la statistica: il 50% delle profezie sono false; dell’altro 50% per prudenza non bisogna fidarsi; resta un miserabile 0% di profezie certamente vere; niente (non) è: accontentiamoci! Chi si contenta gode! Purtroppo Spring mastica male: il grande Monarca non si fa vedere. Per l’Italia mi accontenterei di un piccolo monarca, un Putino tutto italiano. Pensavamo di averlo trovato, ma ci siamo sbagliati.

Spring
1 anno fa
Rispondi a  P.Riesz_

Intanto ci mettiamo i classici tre Putini di sospensione … così posso fare una pausa e rosicare un po’ di carasau 😉

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa
Rispondi a  Spring

Pane carasau … allora sei uno Shardana! Adesso mi spiego perché preghi giorno e notte che arrivi il grande Monarca: gli Shardana facevano parte della guardia imperiale del Faraone, monarchici per millenaria tradizione.

Spring
1 anno fa
Rispondi a  P.Riesz_

Ecco! Adesso lo sanno tutti. Dovrò vivere in clandestinità fino al grande giorno.

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa
Rispondi a  Spring

Purtroppo i giorni sono tutti eguali; la natura non fa come le oche: un giorno fanno un uovo piccolo ed il giorno dopo un uovo più grande.

eranuova
1 anno fa
Rispondi a  P.Riesz_

in realtà, la ‘monotonia’ dei giorni dipende molto dalla nostra visuale ‘ristretta’: se fossimo capaci di rinnovarci ogni giorno, potremmo pure (ri)conoscere le ‘novità’ di Dio…

Spring
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Ma che bel castello marcondirondirondello
Ma che bel castè marcondirondirondà

Del mondo è il più bello marcondirondirondello
Del mondo è il più bello marcondirondirondà

Brasil
Brasil
1 anno fa
Rispondi a  Spring

Loro se la cantono, loro se la suonano )))


Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa

https://svpressa.ru/world/article/368144/
La mente è artificiale, i risultati sono reali. Come la Cina ha superato il mondo nello sviluppo.La Cina mette in atto un piano nazionale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e intensifica il lavoro in questo settore.Michail Morozov
{In Occidente si è aperta una discussione seria: l’intelligenza artificiale è pericolosa per l’umanità? Non funzionerebbe, come hanno descritto gli scrittori di fantascienza: una persona insegnerà all’intelligenza artificiale a pensare, e poi lui stesso sarà in suo potere? Alcuni eminenti scienziati e sviluppatori si sono espressi a favore della sospensione del lavoro con l’IA fino a quando non saranno stati studiati tutti i rischi(*). La stessa opinione è stata fatta da Elon Musk , le cui aziende sono in corsa per l’IA. Mette in guardia l’umanità contro i problemi che potrebbe affrontare senza saperlo. Di cosa stiamo parlando? Esempio primitivo per la comprensione. L’IA può già imitare la voce di qualsiasi persona e, in assenza di un adeguato controllo, può usare questa capacità contro l’Homo sapiens.
In Cina, al contrario, si affidano all’intelligenza artificiale come uno dei principali fattori di sviluppo economico. Dopo aver creato i supercomputer più potenti del mondo, i ricercatori cinesi stanno lavorando intensamente alla creazione dell’intelligenza artificiale e alla sua implementazione nell’economia, nonché all’uso dell’IA per risolvere i problemi più importanti che l’umanità deve affrontare. …
Negli Stati Uniti nel 2020, gli investimenti nell’IA ammontavano a circa 6 miliardi di dollari, in Cina – circa 14,3 miliardi di dollari. … la Cina ha lanciato un piano nazionale per la creazione dell’IA. Chiamato “Artificial Intelligence for Science”, questo vasto programma è supervisionato dal Ministero della Scienza e dalla National Natural Science Foundation della Repubblica Popolare Cinese. Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, “il piano mira ad accelerare l’uso delle capacità dell’intelligenza artificiale per ottenere scoperte scientifiche e tecnologiche in aree chiave della scienza e della tecnologia, come lo sviluppo di farmaci, la ricerca genetica e la selezione biologica”. Di sicuro il piano non si limiterà a questo, includerà la ricerca sulle tecnologie termonucleari e la sfera tecnico-militare. Non è un caso che la Cina abbia già sviluppato e messo in pratica tecnologie che non sono ancora disponibili in altri Paesi. … Ma il piano nazionale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è solo una delle direttrici della R&S in RPC. La spesa totale in R&S della Cina nel 2022 è stata di quasi 3,09 trilioni di yuan (circa 456 miliardi di dollari), in aumento del 10,4% rispetto al 2021. Tipicamente, la spesa in ricerca e sviluppo nel 2022 è stata pari al 2,55% del PIL del paese, e questo è più di quanto la Cina spenda anche per la difesa. Inoltre, la spesa in ricerca e sviluppo cresce di circa il 10% annuo. Nel 2020 ammontavano a 2,44 trilioni di yuan (2,4% del PIL), il doppio del budget per la difesa del Paese. La loro quota è in costante aumento. E questo suggerisce che la Cina intende fare dello sviluppo della tecnologia la base dell’economia e il principale motore dello sviluppo, per diventare il leader della corsa tecnologica globale. Dal 2015 il Paese è salito dal 29° al 14° posto nella classifica mondiale dell’innovazione, diventando il più grande fornitore mondiale di brevetti e invenzioni. …
I risultati degli investimenti sono evidenti. La Cina è già la seconda economia digitale più grande del mondo e guida il ritmo della costruzione di infrastrutture digitali, avendo creato, ad esempio, la più grande rete in fibra ottica del mondo. Quasi 1 miliardo di cinesi usa Internet. Sono state realizzate oltre 700mila stazioni di comunicazione 5G, alle quali sono già connessi circa 300 milioni di utenti. Ma questa è solo una delle aree di sviluppo innovativo e high-tech della Cina.
Almeno il fatto che la Cina rappresenti almeno il 60% della capacità mondiale di produzione di pannelli solari, componenti di sistemi eolici e batterie parla di quale posto occupi il Paese nel mondo delle moderne tecnologie. Senza la Cina, il passaggio all’energia “verde” in Europa e negli Stati Uniti è semplicemente impossibile. La Cina controlla anche quasi tutta la filiera dei materiali legati ai veicoli elettrici. L’unica eccezione è l’estrazione (ma non la lavorazione) dei materiali di base. Tutto ciò è diventato possibile grazie alla corretta politica statale, all’adeguato sostegno statale alle imprese e agli enormi investimenti in ricerca e sviluppo}.

Situazione idilliaca per la Cina, quindi; non saranno tutte rose … ma pensando alla nostra situazione, che cosa combina la Meloni? Cosa si inventerà con un diploma di liceo linguistico nel campo della IA? Ci vogliono grandi investimenti; ma c’è una situazione di magra e affiorano grandi dubbi sulla IA, come per … l’uva.
(*) (Fedro, La volpe e l’uva):
«Fame coacta vulpes alta in vinea
uvam adpetebat, summis saliens viribus.
Quam tangere ut non potuit, discedens ait:
“Nondum matura est; nolo acerbam sumere.”
Qui, facere quae non possunt, verbis elevant,
adscribere hoc debebunt exemplum sibi.»
it.:
«Spinta dalla fame una volpe tentava di raggiungere un grappolo d’uva posto sin alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclamò: “Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!”. Coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a se stessi questo paradigma
Migliore la conclusione di Esopo: Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.

mario mancusi
1 anno fa

I simpson colpiscono ancora

«Il presidente è stato arrestato»: la previsione dei Simpson nell’episodio di 30 anni fa- Corriere TV

«Il presidente è stato arrestato»: la previsione dei Simpson nell’episodio di 30 anni faUn episodio ha «previsto» contemporaneamente l’entusiasmo per il film di Barbie e l’arresto del presidente degli Stati Uniti
CorriereTv
L’episodio 14 della quinta stagione, trasmesso il 17 febbraio 1994, sembra aver previsto due eventi recenti che, per coincidenza, sono accaduti questa settimana – nello stesso giorno: l’arresto dell’ex presidente Donald Trump e l’arrivo dell’ultimo trailer dell’attesissimo film «Barbie».
Intitolato «Lisa contro Malibu Stacy», ruota attorno a Lisa Simpson e ai suoi sforzi per convincere i creatori della bambola Malibu Stacy – un ovvio riferimento a Barbie – a presentare alle bambine un giocattolo meno sessista e con un messaggio femminista.
In una scena, si vede il conduttore televisivo Kent Brockman dedicare un lungo servizio alla nuova bambola; il mezzobusto quasi dimentica di dare un’altra notizia prima della fine del telegiornale: «Ah, e il presidente è stato arrestato. I dettagli domani», dice con meno entusiasmo.
Sebbene le circostanze dell’arresto di Trump siano diverse – il magnate non è più presidente e le accuse sono altre – gli utenti dei social non hanno potuto fare a meno di sottolineare i parallelismi tra l’episodio e gli eventi attuali. (di E.B.

NICOLA_Z
1 anno fa

Santa Pasqua di Resurrezione a Remox, Dott. G.I., Max De Brand, e a tutti gli utenti, i lettori anonimi e non anonimi, del Blog.
Cristo Risorto sia la vostra luce in questa vita terrena, e oltre questa vita nell’eternità!!! Auguri a tutti!!!

Remox
Admin
1 anno fa
Rispondi a  NICOLA_Z

Mi associo a Nicola ed a tutti auguro una Buona Pasqua.
Grazie.

Spring
1 anno fa
Rispondi a  NICOLA_Z

Buona Pasqua anche a voi

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Spring

Buona Pasqua

DeBrand
Admin
1 anno fa
Rispondi a  NICOLA_Z

Con ritardo, vi ringrazio e vi auguro di cuore una serena Pasqua.

Vimana
Vimana
1 anno fa

Buona Pasqua di resurrezione a tutti :😀

Sombrero
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

Buona Santa Pasqua a tutti!

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa

https://t.me/MessaggiMadonnaNelMondo
MASSAGGIO DI DIO PADRE ONNIPOTENTE A GLYNDA LOMAX DELL’8 APRILE 2023, repost

{L’ULTIMO SPETTACOLO

“Non avrai scuse, America, poiché ora compio in te opere più potenti di quelle che Mio Figlio ha compiuto in Israele tanto tempo fa. Non avrete scuse quando vi mostrerò il Mio potente potere, eppure così tanti di voi (persone in America) si rifiuteranno di pentirsi anche allora.

Rifiuterete di pentirvi dei vostri peccati, rifiuterete di deporre gli idoli che adorate, sceglierete conforto e prosperità piuttosto che una vita di santità in Me. In questo aumenterò i Miei castighi sulle persone che Mi rifiutano ora, quando vedrete il Mio portentoso potere e continuerete a rifiutarMi.

Preparati, America, perché l’ultimo spettacolo inizierà presto. Sei stato soppesata e trovata in difetto, e i tuoi giorni sono contati, perché IO ti distruggerò completamente.

La tua bandiera orgogliosa non sventolerà mai più. La tua terra è stata contaminata dal peccato poiché avete camminato per vostre vie e non per le Mie.”

Geremia 5:3
SIGNORE, i tuoi occhi non cercano forse la fedeltà?
Tu li colpisci, e quelli non sentono nulla;
tu li consumi, e quelli rifiutano di ricevere la correzione; essi hanno reso il loro volto più duro della roccia, rifiutano di convertirsi.

Apocalisse 2:21
Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione.

Romani 2:5
Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio.

1Giovanni 1:6
Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità}.

Le profezie sono al 50% false; questa è attualmente vera allo 0%, ma spero che diventi vera al 100% prima possibile.

Lucio Anneo
Lucio Anneo
1 anno fa
Rispondi a  P.Riesz_

Non abbiamo notizie di Vincenzo e questo è preoccupante. Speriamo che il terremoto a Guayaquil del 18 maro scorso non abbia danneggiato la sua casa

Riesz_
P.Riesz_
1 anno fa
Rispondi a  Lucio Anneo

Di magnitudo 6.8 è stato un terremoto distruttivo; speriamo che non sia accaduto nulla alla persona e che presto dia sue notizie.

Vimana
Vimana
1 anno fa
Rispondi a  P.Riesz_

È credibile Glynda Lomax?

mario mancusi
1 anno fa
Rispondi a  Vimana

Non mi convince cosi come non mi convince le profezie di Ned Dougherty  riportati sopra, vediamo cosa dice Dott.G.I.

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