IL MISTERO SULLA PROFEZIA DEI PAPI DI SAN MALACHIA

scritto da Remox
31 · Mag · 2014

IL MISTERO SULLA PROFEZIA DEI PAPI DI
SAN MALACHIA

Secondo la tradizione San Malachia da Armagh, monaco benedettino
vissuto nel XII secolo, impregnato di doni mistici, compose durante la sua
permanenza a Roma nel 1139 una profezia dedicata alla successione di papi ed
antipapi costituita da brevi motti latini con i quali identificare
caratteristiche personali di 111 pontefici più un ulteriore profezia, questa
volta un vero vaticinio, dedicata a un successore di Pietro che avrebbe regnato
durante una grande tribolazione.

E’ la profezia della quale più volte ci siamo serviti per commentare
il codice del Vaticinia Nostradami, la serie di dipinti anch’essi ispirati alla
successione dei papi.

Secondo la critica più diffusa la profezia di San Malachia sarebbe un
falso del ‘500 per una serie di motivi:

1.      
Fu pubblicata per la prima volta da uno storico
benedettino, Arnoldo Wion, nel 1595.

2.       Prima
di tale pubblicazione non se ne era mai saputo nulla, nemmeno dalla biografia
di San Malachia scritta da San Bernardo di Chiaravalle, suo contemporaneo ed
amico.

3.       I
motti dei primi 74 papi sono di più facile interpretazione rispetto ai
successivi.

4.       Vi
è una leggera imprecisione nell’esatta successione degli antipapi del ‘400.

5.       Alcune
informazioni biografiche ed araldiche dei papi del passato sono errate.

6.      
La natura del manoscritto era politica, volta ad
influenzare il Conclave del 1590.


 Cerchiamo di capire se i sei punti elencati sono degni di fondamento.

Sui primi due non c’è nulla da dire nel senso che la profezia compare
effettivamente per la prima volta nel 1595, in un periodo contrassegnato dal
fiorire di profezie criptiche, soprattutto legate alla Chiesa, di cui fa parte
ovviamente anche il manoscritto dei papi attribuito a Gioacchino da Fiore che
venne poi ripreso e modificato da Nostradamus per essere consegnato all’inizio
del ‘600 dal figlio Cesare al cardinale Maffeo Barberini, che venne poi eletto
come Urbano VIII.

Risulta vero anche il quarto punto dove effettivamente c’è un’imprecisione
riguardante gli antipapi in particolar modo la posizione del papa Urbano VI,
eletto nel 1378, successiva ai tre antipapi che si susseguono dal 1378 al 1423.
Questa imprecisione si lega alla presenza di alcune informazioni biografiche ed
araldiche errate che compaiono, tuttavia, contemporaneamente in un testo
biografico del 1557 ad opera di Onofrio Panvinio.

Per quanto riguarda invece i punti terzo e sesto sono opportune delle
considerazioni. Non è vero che i primi 74 motti siano attribuibili ai singoli
personaggi con maggior facilità rispetto ai successivi. E’ vero invece che l’ambito
di interpretazione di molti dei primi 74 motti è più ristretto rispetto a
quello dei successivi e questo fa effettivamente pensare che vi possa essere un
punto di separazione fra le due liste. La prima elaborata ex post e la seconda
realmente profetica. Ma a ben vedere la lista dei motti di più facile
interpretazione arriva al 71mo papa ovvero San Pio V, dove chiaramente ci si
riferisce al luogo di nascita (Angelus Nemorosus – Angelo Boscoso   il papa nacque a Bosco in provincia di
Alessandria) mentre i successivi due sono motti più generici legati agli stemmi
araldici, anche se ben allineati con i rispettivi papi. Dal 75 cominciano i
motti che spaziano su un orizzonte di interpretazioni più ampio, ma comunque
sempre ben attinenti ai rispettivi personaggi e molti di questi mostrano una
straordinaria aderenza profetica al pontificato del papa. I motti dubbi si
contano realmente sulle dita di una mano.

Pertanto possiamo dire che anche solo la presenza di un motto nei
successivi 35, esatto per interpretazione e soprattutto posizione nella
successione potrebbe invalidare l’ipotesi del falso (inteso come documento non
profetico), ma nel nostro caso i motti che aderiscono profeticamente al
rispettivo papa sono numerosissimi come abbiamo già potuto constatare.

La sesta obiezione riguarda il carattere politico del manoscritto che
era inteso a perorare la causa di qualche cardinale nei vari conclavi la cui
biografia potesse far pensare a un motto della profezia. In particolar modo nel
terzo conclave del 1590 quando fu eletto Niccolò Sfrondati come papa Gregorio
XIV e il motto corrispondente è De Antiquitate Urbis che ben si adattava al
cardinale Girolamo Simoncelli nato ad Orvieto. Questo motto, il 75mo, è uno di
quelli di cui si è detto che era di dubbia attribuzione poiché molto generico.
E’ invece estremamente facile da attribuire poiché Urbis non è da intendere
come “città”, ma come Urbano, il papa che precedette Gregorio e dal quale Gregorio
“è venuto”.

Riassumendo possiamo dire che per avere un’esatta opinione delle
qualità profetiche del manoscritto dobbiamo considerare solo i papi successivi
al 1595, anno di prima pubblicazione del testo. E’ per tali papi non vi è
dubbio alcuno che i motti siano quasi totalmente molto rappresentativi. Se
quindi può essere confermato che il documento è probabilmente originario del ‘500,
a prima stesura o eventualmente a più stesure, e dunque un “falso” per l’aspetto
storico non lo è di certo per quello profetico.

Ma chi è allora che ha redatto e composto il manoscritto?

Le caratteristiche di un simile autore devono essere legate a tre
aspetti fondamentali: deve essere vissuto fra il 1557 e il 1595, deve essere
avvezzo alla materia profetica, e deve essere in qualche modo legato a San
Malachia. I lettori immagineranno già dove io voglia andare a parare e per me
la questione è piuttosto semplice.

C’è un solo uomo in quel lasso di tempo del ‘500 che aveva la fantasia,
la capacità e soprattutto l’autorevolezza per poter comporre una simile opera:
Nostradamus.

Ovvero uno dei più grandi veggenti del suo tempo, tale riconosciuto da
personaggi religiosi, della borghesia e soprattutto di varie corone europee e
successivamente divenuto il più grande veggente europeo. Il cui nome compare
anche nel “Faust” del Goethe dove l’autore fa dire al protagonista “fu dunque
un dio colui che scrisse queste cose?”

Nel 1557 Nostradamus aveva già cominciato a pubblicare i suoi Presagi
e la prima parte delle Centurie. La sua biblioteca era vasta e conteneva libri
di vario tipo che lui stesso dice di aver distrutto in parte per il particolare
e pericoloso contenuto. Fra le sue mani era passato il manoscritto di
Gioacchino da Fiore, da lui rivisitato e diventato il Vaticinia Nostradami. E’
dunque possibile che abbia composto o rivisitato un manoscritto come quello di
San Malachia.

La conferma può venire solo in un modo: trovare nelle sue quartine,
pubblicate prima del 1595, elementi di richiamo ai motti latini dei papi. Non
solo, ma trovare gli stessi elementi nel Vaticinia.

Come ben sappiamo questa ricerca è già di suo completa poiché nella
parte del Poema Temporale in cui maggiormente sono affrontati i temi di Chiesa,
il nostro tempo, i richiami ai motti di San Malachia sono ben presenti. Vediamone
solo alcuni esempi, uno per papa.

Dal Ramo XV del Novecento “I pontefici del secondo Novecento”.

125

Perdu
trouué caché de si long siecle,

Sera pasteur demy Dieu honnore:

Ains que la Lune acheue son grand siecle,

Par autres vents sera deshonnoré.

125

Perduto e trovato, nel
corso del lungo secolo,

Sarà Pastor onorato qual
semi Dio:

Siccome compie la Luna il
suo gran corso,

Per altri venti sarà
misconosciuto.

Nella profezia di S. Malachia compaiono solo due motti che usano il
termine “pastor”: Pastor Angelicus per Pio XII e Pastor et Nauta per il suo
successore, S. Giovanni XXIII. Dunque due papi di seguito l’uno all’altro, l’ultimo
prima del Concilio Vaticano II e colui che lo ha aperto. Bella coincidenza. In
questa quartina troviamo sia il papa “pastor” che la composizione del motto di
Giovanni Paolo I, De Medietate Lunae, Demy Lune.

Pio XII fu l’ultimo grande papa ieratico che interpretò il suo ruolo
da vero monarca spirituale ascetico. Sono pochi i pontefici di cui si possa
dire che siano stati considerati realmente quasi “semi divini” e fra questi
sicuramente troviamo papa Pacelli. Ma anche il suo successore verrà in seguito
onorato qual semi dio, poiché è stato fatto Santo. Il corso della Luna è quello
che lascerà il posto al Sole come detto nella prima quartina del Proemio del
2000, la 148, e non è un caso che dopo la Luna di Giovanni Paolo I abbiamo nei
motti di S. Malachia il Sole di Giovanni Paolo II.

Pio XII sarà misconosciuto “per altri venti” che tenteranno di
accusarlo di silenzio contro le persecuzioni naziste degli ebrei. Ma lo stesso
Giovanni Paolo I che morirà improvvisamente e misteriosamente lascerà appese
molte domande senza risposta.

Dal Ramo XVI del Novecento “Gli anni di piombo”

818

De Flore issue de sa mort sera cause,

Vn temps deuant par ieune & vieille bueyre

Car les trois lys luy feront telle pause,

Par son fruit sauue comme chair crue mueyre.

818

L’uscita di Flora sarà
causa di sua morte,

Fra qualche tempo per
vecchia e nuova trama,

Per i tre gigli gli
faranno aver tal sorte,

Per il suo frutto
sbagliato, con polpa marcita.

Paolo VI è il “flos florum”, il giglio fiorentino, di cui ne compaiono
ben tre nel suo stemma araldico. Sono diverse le quartine su Paolo VI in cui è
chiamato Flora o Flore ad indicare sia il motto malachiano che il suo stemma.
In questa quartina si annuncia la triste morte di Aldo Moro di cui Paolo VI era
molto amico dopo il tentativo fallito della mediazione del pontefice. Per tale
accadimento il papa si lascerà andare, il dolore della perdita sarà troppo
grande.

Dal
Ramo XV del Novecento “I pontefici del secondo Novecento”

836

Sera
commis conte oindre aduché

De Saulne et sainct Aulbin et  Bel l’ oeuvre

Pauer de marbre de tours loings espluché

Non Bleteram resister & chef d’oeuure.

836

Sarà commesso contro il
Sacro Ducato,

Di Saulo, Sant’Albino e
Bel Lavoro.

Pavimento di marmo di
lontane Torri esplose

Non resisteranno al
capolavoro dei blateranti.

Al secondo verso abbiamo i tre papi del ’78: Paolo, Albino Luciani, e
il Bel Lavoro, ovvero il De Labore Solis. Come i lettori sanno il papa polacco
è spesso associato da Nostradamus all’emblema del Sole. Altro chiaro segno in
direzione della profezia di S. Malachia.

La quartina continua pronosticando la distruzione di “lontane torri”
ad opera di “blateranti” ovvero terroristi islamici farneticanti nei numerosi
video di loro produzione. Lo “chef d’oeuvre” è il leader di Al Qaida, Osama bin
Laden.

Dal Preambolo
del Ramo XXIII del ‘900 “Il Secolo di Febo”

1149

Venus
& Sol, Iupiter & Mercure

Augmenteront le genre de nature

Grande alliance en France se fera,

Et du Midy la sangsuë de mesme,

Le feu esteint par ce remede extreme,

En terre ferme Oliuer plantera.

1149

Giove e Mercurio, il Sole
e Venere

Aumenteranno i prodotti
di ogni genere

Grande alleanza in
Francia si farà

E nel Medioriente
sanguisuga stessa

Per tal rimedio estremo
il fuoco cessa.

In terra ferma l’Olivo
fiorirà.

Le sestine sono state pubblicate dopo il 1595, ma sono comunque parte
dell’opera di Nostradamus perfettamente inquadrate nel Poema grazie alla Chiave
del Ramotti. All’ultimo verso, dopo la sconfitta della Sanguisuga
Mediorientale, l’Iraq di Saddam Hussein mediante le due Guerre del Golfo, ecco
che viene eletto l’Ulivo, il De Gloria Olivae Benedetto XVI, l’ultimo della
lista dei motti.

Vediamo ora invece un paio di esempi di Tavole Pittoriche del
Vaticinia Nostradami (la 39 (37) e la 66 (64)) dove compaiono simboli legati alla profezia di San
Malachia.

 In questa tavola sono presenti i simboli di tre papi: la colomba di
Pio XII, il leone di S.Giovanni XXIII dalla cui bocca fuoriesce il successore
rappresentato dai tre gigli di Paolo XVI, il Flos Florum.

In quest’altra Tavola invece, originaria di Nostradamus per via della
Ruota che compare in alto nell’intestazione, suo stemma araldico, vediamo i
simboli dei papi del secondo Novecento: il leone di S.Giovanni XXIII, con il
tipico cappello rosso che il papa amava portare, i “montini” araldici di papa
Montini, Paolo VI, la stella di Giovanni Paolo I e il grande sole che domina la
scena: il De Labore Solis di Giovanni Paolo II.

Come è possibile dunque che Nostradamus conoscesse ed utilizzasse i
simboli della profezia di San Malachia, attribuendoli ai papi e alla loro corretta
successione, se questa compare per la prima volta nel 1595 ben 29 anni dopo la
morte del veggente di Salon?

La risposta è ovvia.

Rimane soltanto da capire perché retrocedere il testo fino al tempo di
S. Malachia. Innanzitutto come ho più volte detto l’intera successione è
marchiata dal riferimento a S. Benedetto. S. Malachia era un vescovo
benedettino, così come l’autore del testo “lignum vitae” (ALBERO DELLA VITA) del
1595 che pubblicò la profezia. Da notare che l’”albero della vita” è molto
simile all’ “albero della profezia” di Nostradamus, derivato dall’antica
Sephirot cabalistica. 

L’ultimo papa della lista dei motti porta il nome di S.
Benedetto. Il gesto della sua rinuncia richiama quello di S. Celestino V, suo
predecessore e anche lui benedettino. Il primo papa della lista è Celestino II
che porta il nome del papa della rinuncia e ha regnato in un tempo in cui una rivolta
romana proclamò una Repubblica che esautorò il papa dai suoi poteri temporali.
Un filo conduttore che sembra legare la storia di questa profezia richiamando “l’estrema
persecuzione” dei tempi di Pietro II, persecuzione nella quale un papa dovrà
lasciare Roma (non dobbiamo dimenticare l’analogia con Garabandal: dopo
Benedetto XVI sarebbero cominciati i tempi conclusivi della profezia).

Ma il legame più solido è secondo me un rebus sul nome, in perfetto
stile nostradamico. Una sorta di pseudonimo con il quale mascherare la vera
identità dell’autore. Secondo alcuni autori uno stratagemma che Nostradamus
avrebbe usato anche altre volte nella sua vita per pubblicare vari scritti. Non
più quindi il veggente Malachia, ma il veggente Michaele. Dal “messaggero di
Dio” al “Chi è come Dio?”. Proprio come nel suo stemma araldico: Soli Deo, all’Unico
Dio.

Commenti

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Anonimo
Anonimo
10 anni fa

Grazie per la documentatissima e brillante ricostruzione …in effetti tutto porta a pensare che sia stato Nostradamus a comporre le profezie dei Papi…e usando l'artificio di attribuire queste profezie ad un altro si è sottratto alla necessità di doverle esporre in modo criptico per evitare le conseguenze spiacevoli della caccia alle streghe dei suoi tempi
Saverio

luc
luc
10 anni fa

Complimenti per il lavoro bene fatto Remox, da vero professionista… Moro fu fatto fuori dalle brigate rosse con complicità della DC, almeno di una fazione ( Andreotti, pace all'anima sua…) e della Orlandi non si legge nulla?1 Anche quella ragazzina aveva a che fare con gli scandali del vaticano, quando il pontefice era il polacco C.W. Tuitti i nodi vengono al pettine, si dice… saluti!

Remox
Remox
10 anni fa
Rispondi a  luc

Grazie ad entrambi, prossimamente pubblico la seconda parte di questa ricostruzione.
Per Emanuela Orlandi quartina 458 del Ramo XX del '900.
Nostradamus è un cronista, racconta ciò che vede probabilmente per visioni di mass media. Non bisogna attendersi la spiegazione di un mistero che anche noi ignoriamo.
Un saluto.

Anonimo
Anonimo
10 anni fa

Ma oltre il de glorie olive non c era anche un caput nigrum nell'elenco dei papi? Ulrich

Remox
Remox
10 anni fa

Ciao Ulrich, il Caput Nigrum è un'invenzione che non so nemmeno come sia uscita fuori. L'ultimo èil De Gloria Olivae e dopo abbiamo la profezia apocalittica estesa.
Per la cronaca il 13 Marzo, giorno di elezione di papa Francesco, si festeggia il Beato Pietro II.
Un saluto.

luc
luc
10 anni fa

Il re di Spagna ha abdicato a favore del figlio Felipe di Borbone…potrebbe essere quella figura carismatica che combatterà gli islamici durante l'ultimo conflitto mondiale, descritta diverse volte da Nostradamus?!

luc
luc
10 anni fa
Rispondi a  luc

Centurie X -86 Come un grifone verrà il Re d'Europa, nominato da quelli del Nord. Di rosso e bianco comanderà le sue truppe, e andranno a combattere il Re di Babilonia.

X-88

X-71-X-73- X-78

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  luc

Il grifone ha la testa d’aquila, anzi due: una guarda avanti e una guarda all’indietro perché è legato alla tradizione, è bicefalo; ha il corpo di leone, quello di San Pietroburgo, perché nominato da quelli del Nord.
Comanderà soldati di bandiera rossa (armata rossa) e di bandiera bianca (cavalieri teutonici) contro il re di Babilonia (Chaos) ovvero quelli di Ordo ab Chaos. Chi sarà mai? Felipe di Borbone? Ma non ha una lira per piangere! P.Riesz.

luc
luc
10 anni fa
Rispondi a  luc

-Chi sarà mai? Felipe di Borbone? Ma non ha una lira per piangere! – Infatti, concordo, anche perché le monarchie oggi giorno… in ogni caso, in un periodo di guerra, Felipe potrebbe prendere le redini di un ipotetico cavallo di bataglia, no?!

Anonimo
Anonimo
10 anni fa

P.Riesz_Il termine “Bleteram” dovrebbe derivare da Blatérer: gridare (del montone e del cammello); per l’appunto! Americani (montone) e Arabi (cammello) hanno fatto a gara a chi la gridava più forte; da un lato contro il terrorismo e le armi di distruzione di massa (mai trovate), dall’atro le minacce dei fanatici islamici.
Lo “chef d’oeuvre” non è il leader di Al Qaida o almeno non il solo, Osama bin Laden, bensì il capo di tutta l’opera, un vero capolavoro di le Grand Roi d'Angoulême, responsabile delle Torri esplose “espluché” (non abbattute) mediante pare una mini bomba nucleare alle fondamenta.

Avvoltoio
Avvoltoio
10 anni fa

Remox aggiungo che il 28 febbraio l'ultimo giorno di papato di Papa Benedetto XVI nel 2013 si festeggia San Romano.

Remox
Remox
10 anni fa

La quartina 1088 si trova nel Ramo XXIII del '900 e l'ho commentata in riferimento alle guerre del Golfo. In tal senso ho condiviso l'interpretazione del Ramotti. Nell'ottica della rilettura di una buona parte del Ramo si può lasciare aperta una finestra su una diversa attribuzione…ma credo sia difficile.
Il grifone è usato come un simbolo in contrasto con la più potente aquila, come nelle quartine della II guerra mondiale dove Mussolini era il grifone (che voleva essere aquila) e Hitler l'aquila. In questo caso i due protagonisti della seconda guerra del golfo furono Blair e Bush con il primo che, se ricordate bene quel periodo, era il leader europeo più importante e attivo, anche in senso bellico. La coalizione andò contro il Re di Baghdad, Saddam Hussein, e Babilonia sorgeva nelle vicinanze. Devo dire che nell'identificare il Re di Babilonia con Saddam si sono avuti sempre pochissimi dubbi, cmq come dicevo si può lasciare aperta una finestra ancora per un po'. D'altronde un quadro chiaro lo si avrà solo alla fine.
Delle altre quartine nominate da Luc solo la 1073 è posta nel futuro, proprio alla fine del Poema, e devo dire che non si capisce bene se si riferisce al Grande Monarca o all'anticristo che lo seguirà. Ma penso più la prima ipotesi con Giove che rappresenta, anche come simbolo astrologico, lo scettro imperiale.
Al Quaida, secondo gli stessi membri, è il nome che veniva dato alle basi di addestramento islamiste antisovietiche. Il termine "oeuvre" suona bene perchè vuol dire "lavoro, compito, opera". Ricordiamo che il veggente è un cronista e non si addentra nella cospirazione a meno che non diventi mainstream.

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Ciao Remox, complimenti per l'ottimo sito. Volevo chiederti, a proposito di quanto sta accadendo in Spagna: non c'era da qualche parte una profezia su di una nuova guerra civile prossima a venire?
Paolo Maria

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Ricordiamo che il veggente è un cronista….. Sono d’accordo, sembra leggere il giornale, ma senza veli o mistificazioni propagandistiche. Pavimento di marmo di lontane Torri esplose…: fondazioni di roccia esplose (evaporate dalla mini atomica) di torri lontane. P.Riesz.

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Ricordiamo anche che la pagliuzza nel proprio occhio è paragonabile ad una trave 😉
Spring

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Ricordiamo pure che la trave nel proprio occhio non è una pagliuzza. P.Riesz.

Remox
Remox
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Ciao Paolo Maria, i disordini in Spagna mi sembra di ricordare che siano previsti a Garabandal in corrispondenza dei tempi dell'Avvertimento. Purtroppo non sono riuscito a recuperare la fonte, è un ricordo vago. Per quanto riguarda il Poema Temporale sicuramente nella seconda metà del Ramo III del 2000, quindi non molto distante dall'attuale presente, abbiamo il verso "barcini, tirreni solleveranno una crudela briga".
Quindi occhio ai movimenti catalani poichè è possibile che possano avere dei collegamenti con quanto avverrà successivamente al referendum di Scozia.
Un saluto.

Anonimo
Anonimo
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Non c'era anche nel messaggio de La Salette? Lì si parlava di Francia, Inghilterra, Italia e Spagna che scenderanno in guerra. Io l'ho sempre inteso come una guerra fra di noi più che guerre civili interne. Del resto ognuna di quelle nazioni si è "presa" un pezzo del nostro paese dal punto di vista economico.
Spring

Remox
Remox
10 anni fa
Rispondi a  Remox

Non dimentichiamo che il messaggio è del XIX secolo. Io interpreto quella parte come un riassunto dei conflitti del Novecento dove alla fine, come dice la Madonna, vi sarà una guerra generale che sarà spaventosa (terza guerra mondiale). Quando la Madonna parla dell'italiano che combatterà con l'italiano e il francese con il francese può essere anche un riferimento ai disordini civili che precederanno la guerra. Al termine di questa guerra sorgerà un tempo di pace con il Grande Monarca. Dopo questo tempo di pace ricominceranno le discordie e le guerre fino all'avvento dell'Anticristo.
Per i disordini in Spagna ricordo un riferimento a Garabandal che sorge appunto in Spagna, ma potrei sbagliare. Siccome a Garabandal si parla di nazioni in preda al caos è possibile che abbia un ricordo sbagliato e che abbia fatto un collegamento "gratuito" con la Spagna.

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