IL G7 RICORDA HIROSHIMA E NE PREPARA TANTE ALTRE

scritto da NICOLA_Z
25 · Mag · 2023

IL G7 RICORDA HIROSHIMA E NE PREPARA TANTE ALTRE

del gen. FABIO MINI  24 Maggio 2023

 

Il G7 appena concluso in Giappone ha confermato il sostegno dei sette Paesi più industrializzati (o presunti tali) alla guerra in Ucraina contro la Russia. La presenza e il ruolo del presidente Zelensky lo hanno trasformato in un G7 e 1/2 come anticipazione del ritorno al G8, questa volta con l’Ucraina al posto dell’estromessa Russia. Il consesso ha anche confermato l’impegno comune nella guerra contro la Cina. Non è però riuscito a convincere nessuno del resto del mondo (i tre quarti) a mostrare un qualche interesse per l’ambizioso progetto.

È comprensibile, si tratta di guerre mondiali di cui verifichiamo ogni giorno il potenziale distruttivo e sempre meno la soluzione o i vantaggi. Sono guerre già in atto anche se con un leggero scarto nella successione delle fasi: la prima è un conflitto aperto su tutti i piani, da quello psicologico a quello economico e a quello militare; la seconda è attiva a tutti i livelli tranne quello dello scontro armato per il quale è in atto la preparazione.

La guerra contro la Russia coinvolge direttamente il continente europeo facendo perno sull’Ucraina, quella contro la Cina coinvolge direttamente il continente asiatico facendo perno su Taiwan.

Entrambe riguardano indirettamente, ma in maniera pesante, tutto il resto del mondo e mettono a dura prova la tenuta della deterrenza nucleare che finora ha “garantito” che i combattimenti si svolgessero sul piano “convenzionale” e soprattutto non coinvolgessero il sub-continente nordamericano. È senz’altro una grande consolazione che però vale poco per l’Ucraina devastata da una guerra che si combatte con mezzi convenzionali in meno di un quarto del proprio territorio e che tuttavia non avrebbe potuto iniziare e non può continuare senza il cosiddetto sostegno, in realtà la partecipazione, degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

Non sarà di certo una consolazione per Taiwan, il Giappone, la Corea del sud e per la Cina meridionale quando il conflitto giungerà alla fase militare “convenzionale”. Proprio dalla guerra in corso viene infatti il monito che anche la deterrenza nucleare, intesa come dissuasione dell’avversario con una “minaccia” potenziale, ha i suoi limiti e le sue trappole. In particolare la Russia si rende conto che lo spiegamento della potenza militare occidentale in e per l’Ucraina non è frenato dal semplice “rischio” nucleare.

Gli ucraini lo hanno capito e si preoccupano di farlo passare per un bluff in modo da non perdere il supporto occidentale. In realtà l’Ucraina invita i sostenitori esterni a “vedere” il bluff ponendo la Russia nella condizione di dimostrare a cosa servano le ottomila testate nucleari di cui dispone. Una sfida esplicita a passare dalla deterrenza passiva a quella attiva: alla “deterrenza per punizione” o con l’escalation convenzionale sull’intero territorio ucraino e/o l’impiego di armi nucleari tattiche. Di qui la trappola sia per la Russia che per gli Stati Uniti costretti o all’abbandono dell’Ucraina o allo scontro nucleare globale.

In questi frangenti, più volte testati durante la Guerra fredda, è prevalsa la razionalità anche nel calcolo del rischio e non a caso i grandi detentori nucleari anche recentemente si sono impegnati a non impiegare le armi nucleari semplicemente perché “la guerra nucleare non può essere vinta da nessuno”. Ma siamo in tempi in cui la razionalità ha ceduto il posto all’emotività e alla irrazionalità. Tempi in cui i grandi giocatori affidano le sorti del mondo a chi sa barare meglio.

In Giappone il presidente Zelensky ha fatto il pieno di promesse e rassicurazioni. Ma non è ancora convinto e si vede che c’è qualcosa che lo disturba. Dopo il giro in Europa e questo salto in Giappone è passato anche nei Paesi arabi. Il suo iper-attivismo al livello politico in cerca di appoggi non coincide con l’apparente convinzione che il sostegno promesso sia sufficiente per farlo “vincere”. Di fatto “lui” vuole vincere e non vuole che altri ne abbiano il merito. Tutto ciò che l’Occidente sta facendo lo fa per se stesso e lui ringrazia ma non deve nulla a nessuno. Così come gli Stati Uniti vogliono che sia lui a vincere (o perdere) per non avere l’onere dello scontro diretto con la Russia. Dopo aver amplificato il mantra del presidente Biden che la guerra sta difendendo la democrazia (la sua) contro l’autocrazia e la libertà (la sua) contro la tirannia, Zelensky si è trovato in un luogo, Hiroshima, che giustamente invoca la pace e in un consesso che spudoratamente e barando vistosamente alimenta la guerra affermando di volere la pace.

E si è subito adeguato varando il nuovo sillogismo della “Vittoria certa che porta la Pace”. In realtà la vittoria militare raramente porta la pace. Può portare la sospensione dei combattimenti, una situazione minima e transitoria che contiene i semi della guerra successiva. Perché porti la pace, quella del vincitore, deve essere una vittoria totale, una debellatio, una eliminazione della potenza avversaria, un ritorno del vinto alla pastorizia o all’elemosina.

I “Sette e mezzo” hanno chiarito che proprio questo è il loro piano. Russia, Cina e il resto del mondo devono soltanto prenderne atto e arrendersi. È un piano con poche probabilità di realizzazione pratica e che riesca o non riesca ha sempre una costante: per uno che vince, milioni sono fottuti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/05/24/il-g7-ricorda-hiroshima-e-ne-prepara-tante-altre/7171109/

 

 

LA LOBBY DI GUERRA E GLI USA IN OSTAGGIO

DEBITO BOOM – È passato da 3,5 mila miliardi di dollari (anno 2000) a 24mila miliardi (2022) proprio per le spese militari. Il Congresso è preda di questi interessi. Che moltiplicano il cartoon del “cattivi” – Putin, Xi & C. – da abbattere

di JEFFREY D. SACHS  24 Maggio 2023

Nel 2000 il debito pubblico degli Stati Uniti era di 3.500 miliardi di dollari, pari al 35% del Pil. Nel 2022 aveva raggiunto 24mila miliardi di dollari, ossia il 95% del Pil. Questo aumento vertiginoso del debito pubblico statunitense è alla base dell’attuale crisi politica in corso a Washington sul rifinanziamento del bilancio federale.

Sia i Repubblicani che i Democratici, però, sembrano non vedere quale sia la vera soluzione al problema: fermare le guerre americane e ridurre le spese militari. Supponiamo che il debito pubblico Usa fosse ancora quel modesto 35% del Pil che era nel 2000, oggi sarebbe pari a 9 mila miliardi di dollari, contro i 24mila miliardi attuali. Ora, per quali ragioni il governo degli Stati Uniti ha contratto in questi anni un debito di 15mila miliardi di dollari? La risposta principale è che Washington dipende dalla guerra e dalle spese militari. Secondo il Watson Institute della Brown University, il costo delle guerre statunitensi dall’anno fiscale 2001 all’anno fiscale 2022 ammonta a ben 8mila miliardi di dollari, ossia più della metà dei 15mila miliardi di debito accumulato. Gli altri 7mila miliardi derivano in egual misura dai disavanzi di bilancio causati dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla pandemia di Covid-19. Per superare la crisi del debito, l’America deve smettere di alimentare il suo complesso militare-industriale, che però è anche la lobby più potente di Washington. Come disse il presidente Dwight D. Eisenhower il 17 gennaio 1961: “Nei gabinetti di governo dobbiamo guardarci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, voluta o non voluta, da parte del complesso militare-industriale. Esiste e persisterà il rischio della disastrosa ascesa di un potere mal riposto”.

In effetti, dal 2000 a oggi, il complesso militare-industriale ha portato gli Stati Uniti a infilarsi in guerre disastrose come l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, la Libia e da ultimo l’Ucraina. Il complesso militare-industriale ha adottato da tempo una strategia politica vincente, assicurando che il budget militare arrivi a interessare ogni collegio elettorale. L’ufficio studi del Congresso Usa ha recentemente certificato che “la spesa per la Difesa incide sui distretti di tutti i membri del Congresso, attraverso le attività, tra le altre, di pagamento di salari o pensioni per militari ed ex militari, gli effetti economici e ambientali delle basi militari o la fabbricazione di sistemi o parti d’arma”. Solo un deputato molto coraggioso potrebbe votare oggi contro la lobby dell’industria militare, e il coraggio non è certo una caratteristica del Congresso.

La spesa militare attuale degli Stati Uniti vale circa 900 miliardi di dollari all’anno, ossia circa il 40% del totale mondiale e superiore a quella dei 10 Paesi immediatamente successivi nella classifica messi insieme. Nel 2022 la spesa militare degli Stati Uniti era il triplo di quella della Cina. Secondo l’ufficio di bilancio del Congresso, per il periodo 2024-2033 la spesa militare americana sarà di ben 10.300 miliardi di dollari, sulla base delle stime attuali. Un quarto o più di questa cifra potrebbe essere evitata ponendo fine alle guerre per scelta, chiudendo molte delle circa 800 basi militari americane nel mondo e negoziando nuovi accordi di controllo degli armamenti con Cina e Russia.

Tuttavia, invece di cercare la pace con la diplomazia e la responsabilità fiscale, il complesso militare-industriale Usa continua sistematicamente a spaventare il popolo americano con una rappresentazione da fumetto dei “cattivi” da fermare a ogni costo. Nella lista dei cattivi successiva all’anno 2000 troviamo nell’ordine i Talebani, Saddam Hussein, Bashar al-Assad, Muhammar Gheddafi, Vladimir Putin e (aggiunto più di recente) Xi Jinping.

Quello che il complesso continua incessantemente a ripetere è che la guerra è necessaria per la sopravvivenza dell’America.

Una politica estera orientata alla pace negli Stati Uniti di oggi sarebbe di certo osteggiata strenuamente dalla lobby militare-industriale americana, ma non dall’opinione pubblica. Secondo i sondaggi, infatti, una significativa maggioranza degli americani vorrebbe già un minore coinvolgimento degli Stati Uniti negli affari di altri Paesi e un minore dispiegamento di truppe americane all’estero. Minore, non maggiore. Nello specifico del conflitto tra Russia e Ucraina, la maggioranza degli americani chiede un coinvolgimento minore degli Usa: il 52%, molti di più del 26% che chiede invece di incrementare l’impegno. Questo è il motivo per cui né Biden né altri presidenti recenti hanno osato chiedere al Congresso un aumento delle tasse per finanziare le guerre americane. Perché la risposta dell’opinione pubblica sarebbe un sonoro “no”.

Le conseguenze di queste “guerre per scelta” sono state terribili per l’America, ma certamente peggio per i Paesi che Washington pretendeva di salvare.

Come ha detto Henry Kissinger: “Essere un nemico degli Stati Uniti è pericoloso, ma essere un amico è fatale”.

L’Afghanistan è stato la causa dell’America dal 2001 al 2021, finché gli Usa non l’hanno lasciato distrutto, in bancarotta e affamato. Nell’abbraccio dell’America adesso c’è l’Ucraina, e probabilmente finirà allo stesso modo: guerra continua, morte e distruzione. Si potrebbe prudentemente ma allo stesso tempo profondamente tagliare il bilancio militare americano se gli Stati Uniti sostituissero le loro guerre per scelta e la corsa agli armamenti che esse implicano con una vera diplomazia e accordi di non proliferazione. Se i presidenti e i membri del Congresso avessero ascoltato gli avvertimenti di alti diplomatici americani come William Burns, ambasciatore americano in Russia nel 2008 e ora direttore della Cia, Washington avrebbe protetto la sicurezza dell’Ucraina con l’azione diplomatica, garantendo alla Russia che non avrebbe esteso il Patto Atlantico a Kiev se anche Mosca avesse frenato ogni sua mira sul Paese.

Ma l’espansione incessante della Nato è una delle bandiere preferite del complesso militare-industriale americano, perché i nuovi membri dell’Alleanza sono i principali clienti degli armamenti statunitensi. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno addirittura abbandonato unilateralmente accordi chiave per il controllo degli armamenti. Nel 2002 sono usciti unilateralmente dal Trattato sui missili anti-balistici, e quanto al nucleare, invece di promuovere il disarmo come tutte le potenze nucleari sono tenute a fare ai sensi dell’articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare, il complesso militare-industriale ha venduto al Congresso piani per spendere oltre 600 miliardi di dollari entro il 2030 per “modernizzare” l’arsenale nucleare statunitense. Adesso il complesso militare-industriale statunitense ha cominciato a parlare della prospettiva di una guerra con la Cina, per Taiwan. I tamburi di guerra su Pechino alimentano la crescita del budget militare, ma anche la guerra con la Cina sarebbe facilmente evitabile se gli Stati Uniti si attenessero alla politica di una sola Cina, principio di base delle relazioni tra Stati Uniti e Cina degli ultimi decenni. Inoltre una guerra del genere dovrebbe essere impensabile non solo perché manderebbe in bancarotta gli Stati Uniti, ma perché potrebbe rappresentare la fine al mondo pura e semplice.

Certo, la spesa militare non è l’unico scoglio del dibattito sul bilancio in corso negli Stati Uniti: esiste il tema dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento dei costi sanitari, a cui si aggiungono i problemi fiscali. Secondo l’ufficio di bilancio del Congresso, il debito raggiungerà il 185% del Pil Usa entro il 2052, se le politiche attuali rimarranno invariate. Bisognerebbe limitare i costi della sanità e aumentare le tasse sui ricchi. Ma è certo che affrontare la lobby militare-industriale è il primo passo per mettere in ordine il bilancio americano: il passo fondamentale per salvare gli Stati Uniti, e forse il mondo, dalla politica perversa di un’America guidata dalle lobby.

https://jordantimes.com/opinion/jeffrey-d-sachs/americas-wars-and-us-debt-crisis

IL G7 RICORDA HIROSHIMA E NE PREPARA TANTE ALTRE da IL FATTO

 

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Lucio Anneo
Lucio Anneo
11 mesi fa
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Nicola, le tue disamine sono interessanti e circostanziate, ma manca il finale, manca il botto. Ame hai fatto venire in mente Giraudoux: la guerre de Troie n’aura pas lieu

Riesz_
P.Riesz_
11 mesi fa

https://www.youtube.com/watch?v=HDLmNf4XGyE

Chris Galbiati

INCUBO in AMERICA, fine del SOGNO americano? USA nei GUAI.

Un commento al video: non so se sia colpa del “lavaggio del cervello” che subiamo fin da bambini su quanto sia MERAVIGLIOSA l’America. Il sogno americano ci viene riproposto in ogni film ed in ogni serie tv “made in U.S.A.”. Francamente, non ho mai subito il fascino di questo richiamo, forse perché ho sempre cercato di andare oltre i “miti, i glitter e le promesse”. Questo video (sempre ben fatto, BRAVO!) non mi stupisce, ma mi mette comunque tristezza.

https://www.corriere.it/esteri/23_maggio_16/perche-muoiono-cosi-tanti-giovani-americani-f1e1bc1a-f38b-11ed-baaa-95d49dbbb753.shtml

Perché muoiono così tanti giovani americani?di Francesca Basso e Viviana Mazza

{Uno su 25 bambini americani di 5 anni non raggiungerà il quarantesimo compleanno. L’aumento nelle morti dei più giovani è causato da armi, overdosi e incidenti d’auto. Questo articolo è apparso per la prima volta nella newsletter Europe Matters. Potete iscrivervi gratis qui per riceverla ogni martedì.

È un numero impressionante: uno su 25 bambini americani di cinque anni non raggiungerà il quarantesimo compleanno. È un tasso di mortalità quattro volte più alto che in ogni altro Paese ricco. Vuol dire che una coppia di genitori in ogni asilo seppellirà il proprio bambino. Nei giorni scorsi il Financial Times ha tirato fuori questi dati paragonandoli con quelli britannici. È un problema americano. L’aspettativa di vita in America è in caduta libera da circa un decennio: è arrivata a 76,1 anni nel 2021, il punto più basso dal 1996, secondo i dati del Centro nazionale delle statistiche sulla salute. Dal 2019 al 2020 si è ridotta di quasi due anni secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) ed è il declino peggiore registrato nel corso di due anni dal 1921-1923.

In Europa, invece, l’aspettativa di vita alla nascita negli ultimi vent’anni è aumentata in modo graduale ed è più alta rispetto a quella degli Stati Uniti: nel 2021 è stata di 80,1 anni. Ma anche nell’Ue c’è stato un rallentamento nel 2020, secondo gli ultimi dati di Eurostat, dovuto principalmente all’aumento della mortalità causata dal Covid. L’aspettativa è diminuita in 23 dei 27 Stati membri, con le eccezioni di Danimarca, Estonia, Finlandia e Cipro. Nel 2019 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 81,3 anni ma è poi scesa nel 2020 a 80,4 (9 mesi in meno) e nel 2021 è ulteriormente diminuita (3 mesi in meno rispetto al 2020). L’Italia ha numeri più alti della media: nel 2021 l’aspettativa è stata di 82,7 anni (in miglioramento rispetto agli 82,3 anni del 2020 ma sempre meno degli 83,6 anni del 2019).}

https://time.com/6279956/americans-dying-young/

{L’aspettativa di vita in America è diminuita drasticamente nel 2020. È scesa di nuovo nel 2021. La pandemia di COVID-19 ha sicuramente avuto un ruolo, ma non è tutto. Nello stesso periodo sono aumentate anche otto delle dieci principali cause di morte. Anche la mortalità materna, infantile e adolescenziale è aumentata. Nell’agosto 2022, i funzionari sanitari federali hanno rilasciato nuovi dati che mostrano che in tutti i gruppi demografici, gli americani muoiono più giovani.

Dieci anni fa, un rapporto storico intitolato “Vite più brevi, salute più povera” ha documentato per la prima volta un diffuso “svantaggio sanitario negli Stati Uniti”, una carenza nella salute e nella sopravvivenza degli americani rispetto ad altri paesi ad alto reddito[Aron è stato lo studio del rapporto direttore]. Su alcune misure, come le morti violente tra i maschi di età compresa tra 15 e 24 anni, la divergenza rispetto ad altri paesi ricchi iniziò a crescere già negli anni ’50. Il rapporto ha mostrato che gli Stati Uniti avevano l’aspettativa di vita più bassa tra i paesi simili e tassi più elevati di infortuni, malattie e decessi per dozzine di cause. La prova di questo svantaggio è stata trovata per giovani e anziani, ricchi e poveri, uomini e donne e americani di tutte le razze ed etnie.

Un altro rapporto fondamentale pubblicato nel 2021, intitolato “Tassi di mortalità elevati e in aumento tra gli adulti in età lavorativa”, ha mostrato che i tassi di mortalità negli Stati Uniti sono aumentati nella mezza età (età 25-64), gli anni migliori per la formazione della famiglia, l’educazione dei figli, l’assistenza , e l’occupazione. Più sorprendentemente, l’aumento della mortalità tra i bambini e i giovani statunitensi tra il 2019 e il 2021 rappresenta una profonda crisi . Sebbene non siano predittivi delle future condizioni di mortalità, che probabilmente cambieranno, gli attuali tassi di sopravvivenza indicano che un bambino americano di cinque anni su 25 non raggiungerà il 40° compleanno.
Le ragioni alla base di queste tendenze inquietanti sono molte e, si potrebbe obiettare, unicamente americane. Eccone cinque:
Un brutto inizio di vita per molti giovani americani
Al di là degli ultimi dati sull’aumento dei tassi di mortalità pediatrica, è chiaro che gli Stati Uniti stanno deludendo i cittadini più giovani su più fronti. Da almeno un decennio, i confronti transnazionali del benessere di bambini e adolescenti nei paesi ricchi mostrano che gli Stati Uniti si collocano in fondo o quasi nella maggior parte delle misure. …
Un sistema sanitario disfunzionale e costosoTra i molti fattori che guidano la salute e la sopravvivenza c’è l’assistenza sanitaria. Gli Stati Uniti sono noti da tempo per avere uno dei sistemi sanitari più complessi, frammentati e costosi al mondo . Per milioni di americani, un’assistenza sanitaria di qualità, abbordabile e accessibile è semplicemente fuori portata (e chi non è assicurato ha maggiori probabilità di morire giovane rispetto all’assicurato), oppure è effettivamente non disponibile, o sta scomparendo a causa di pressioni politiche, come nel caso del sesso e l’assistenza alla salute riproduttiva . …
Sistemi sociali che minano il benessere e accelerano la disuguaglianzaOltre all’assistenza sanitaria, molti altri aspetti della vita e i sistemi guidati dalle politiche che li sostengono stanno compromettendo la salute e il benessere degli americani. Le vite sono diminuite e perse a causa dell’approccio degli Stati Uniti al cibo e alla nutrizione, agli alloggi e alle infrastrutture civiche , all’istruzione e alla formazione, all’occupazione e all’imprenditorialità, alla criminalità e alla sicurezza , allo sviluppo economico e comunitario , al credito e ai servizi finanziari , alla protezione sociale e alle reti di sicurezza e all’ambientecondizioni. …
Una risposta politica inadeguata alla crescente disuguaglianza e precarietàIl grande e crescente svantaggio degli Stati Uniti in termini di salute e sopravvivenza è, in parte, un riflesso e un acceleratore della disuguaglianza e della precarietà economiche . La disparità di reddito e ricchezza negli Stati Uniti è elevata, è aumentata notevolmente negli ultimi decenni e supera i livelli di altre democrazie avanzate . …
Razzismo strutturale, capitalismo razziale e le relative ingiustizie
Sebbene lo svantaggio sanitario statunitense colpisca tutti gli americani, anche quelli privilegiati, le comunità più emarginate hanno sempre pagato un costo molto più alto. Gli ultimi dati sull’aspettativa di vita negli Stati Uniti per razza/etnia lo confermano e sono un potente promemoria della continua influenza del razzismo sistemiconel panorama americano. …
Il calo dell’aspettativa di vita negli Stati Uniti, e in particolare l’aumento dei tassi di mortalità di bambini e adolescenti, dovrebbe essere un forte campanello d’allarme per la nazione. La notizia più promettente ma comunque urgente è che possiamo cambiare questa realtà: le condizioni di vita e di morte sono riflessi diretti dei nostri valori e priorità e delle politiche che scegliamo per governare le nostre comunità e la nazione nel suo insieme. Se vogliamo godere di un livello di salute, benessere e sopravvivenza simile a quello di altre nazioni democratiche avanzate, gli americani dovranno fare una serie di scelte politiche fondamentalmente diverse. …}
Per risolvere i problemi sociali soprascritti gli Usa dovrebbero annullare completamente la politica aggressiva nei confronti di tutti gli altri stati, diminuendo drasticamente le spese militari ed annullando lo status unipolare in profonda crisi. Il sistema multipolare soppianterà quello attuale occidentale; è impossibile che 1/7 dell’umanità diriga ancora con un sistema coloniale finanziario il restante 6/7 che è in fase di forte ascesa sia economico che militare; la guerra in Ucraina ha aperto un divario insanabile tra l’occidente e i BRICS certificando l’inizio inarrestabile del crollo del dollaro. Gli stati europei come cani al guinzaglio stanno seguendo gli Usa e ne condivideranno il destino infausto; la colpa è soprattutto dei tedeschi che si sono allineati senza fiatare pur in presenza di atti estremamente ostili come l’attentato ai gasdotti; le spese militari mineranno il poco benessere rimasto e le rivolte saranno sempre più frequenti non riuscendo le menzogne a coprire lo stato di degrado. I capi di stato europei si dovrebbero preoccupare compresa la nostra presidenta segretaria; purtroppo vogliono provare ad assaggiare il fondo amaro.

pistole.jpg
Riesz_
P.Riesz_
11 mesi fa

https://www.unz.com/pescobar/us-empire-of-debt-headed-for-collapse/
L’impero del debito degli Stati Uniti è destinato al collasso
PEPE ESCOBAR • 15 MAGGIO 2023

{Il nuovo libro del Prof. Michael Hudson, The Collapse of Antiquity: Greece and Rome as Civilization’s Oligarchic Turning Point è un evento fondamentale in questo anno vissuto pericolosamente quando, per parafrasare Gramsci, il vecchio ordine geopolitico e geoeconomico sta morendo e quello nuovo sta nascendo velocemente a rotta di collo.
La tesi principale del Prof. Hudson è assolutamente devastante: si propone di dimostrare che le pratiche economico/finanziarie nell’antica Grecia e a Roma – i pilastri della civiltà occidentale – preparano il terreno per ciò che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi: un impero ridotto a un’economia di rendita, che crolla dall’interno.
E questo ci porta al denominatore comune in ogni singolo sistema finanziario occidentale: è tutta una questione di debito, che inevitabilmente cresce con l’interesse composto.
Sì, c’è il problema: prima della Grecia e di Roma, abbiamo avuto quasi 3000 anni di civiltà in tutta l’Asia occidentale che facevano esattamente l’opposto.
Tutti questi regni conoscevano l’importanza di cancellare i debiti. Altrimenti i loro sudditi cadrebbero in schiavitù; perdere la loro terra a causa di un gruppo di creditori pignoranti; e questi di solito cercherebbero di rovesciare il potere dominante.
Aristotele lo inquadrò sinteticamente: “Sotto la democrazia, i creditori iniziano a fare prestiti e i debitori non possono pagare e i creditori ottengono sempre più denaro, e finiscono per trasformare una democrazia in un’oligarchia, e quindi l’oligarchia diventa ereditaria, e hai un’aristocrazia.
Il prof. Hudson spiega in modo tagliente cosa succede quando i creditori prendono il sopravvento e “riducono in schiavitù tutto il resto dell’economia”: è quella che oggi si chiama “austerità” o “deflazione da debito”.
Quindi “quello che sta accadendo oggi nella crisi bancaria è che i debiti crescono più velocemente di quanto l’economia possa pagare. E così, quando finalmente i tassi di interesse iniziarono ad essere alzati dalla Federal Reserve, ciò causò una crisi per le banche”.
Il prof. Hudson propone anche una formulazione ampliata: “L’emergere di oligarchie finanziarie e proprietarie terriere ha reso permanenti la servitù per debiti e la schiavitù, supportata da una filosofia legale e sociale a favore dei creditori che distingue la civiltà occidentale da ciò che l’ha preceduta. Oggi si chiamerebbe neoliberismo”. …}

I debiti crescono più velocemente di quanto l’economia possa pagare a causa del meccanismo di creazione della moneta cioè della moneta a debito prodotta dalle banche stesse; in rete vi sono vari siti che trattano la questione, ad es:
https://www.macrolibrarsi.it/speciali/moneta.php

Nel Deuteronomio 15.2 della Bibbia, Mosè proclamò per l’appunto la cancellazione del debito pubblico e privato ogni 7 anni per uguagliare i mezzi di sussistenza tra i suoi sudditi e rendere il clima sociale armonico e leale. Lo hanno fatto allora, perché non lo fanno anche oggi soprattutto i banchieri ebrei che conoscono a menadito la Bibbia?

Anonimo
Anonimo
11 mesi fa

Aspettiamo il default, le crisi in Francia e Inghilterra, la guerra, il grande monarca, il Papa santo, l’avvertimento, il miracolo ecc ecc. intanto anche questo 2023 procede liscio come l’olio. State sereni!

Spring
11 mesi fa
Rispondi a  Anonimo

Oddio! Liscio liscio, non direi.

Dimash
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

Infatti, la guerra nucleare e il default degli Usa non penso ci saranno, all’ultimo momento ci sarà un pò di razionalità per venirne fuori, come altre volte, però stiamo sempre più vicini a cadere nel baratro, man mano che ci avviciniamo all’orlo. E già ci siamo arrivati.
Onestamente ho sempre detto che ci volevano diversi anni per peggiorare la situazione mondiale, secondo quanto grave e abbastanza dettagliato veniva riportato nelle varie profezie, però arrivati a questo punto le cose potrebbero iniziare a precipitare.
Se non sapessi di profezie penserei che già sia arrivato il momento del botto, come dice Seneca, invece ritengo che da ora inizino a crearsi per davvero tutti i presupposti previsti.

Ultima modifica di 11 mesi fa da Dimash
Spring
11 mesi fa
Rispondi a  Dimash

La normale vita quotidiana è diventata insostenibile. Di questo passo non sarà più necessario il comunismo per chiudere le chiese, ormai già quasi ridotte solo a musei con accesso libero.

Adesso mancano evidentemente le condizioni sufficienti per una invasione, ma non fossilizziamoci troppo sulle Lune piene o vuote. Abbiamo già visto profezie che inizialmente dicevano il vero e poi, almeno il profeta, si è rivelato farlocco.
In qualche modo certamente sapevano e su questo ci sarebbe da indagare sul come e perché.

Comunque le profezie sono dotate di senso e il senso si va consolidando con i fatti. Un esempio

Quest’altra è di poco fa

p.s. Invasione è un termine un po’ improprio, visto che siamo già stati invasi.

Ultima modifica di 11 mesi fa da Spring
Dimash
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

La vita quotidiana è diventata quasi insostenibile, ma è insostenibile già per molti. Infatti io mi meraviglio da tempo che non accada niente ancora di eclatante, che le persone non perdano la testa in massa.
Però sappiamo che le rivolte in Italia inizieranno mesi dopo che Parigi non esisterà più, letteralmente. Quindi con grande ritardo rispetto all’inizio della prima crisi( di tre) in Francia. La terza crisi francese porterà alla distruzione di Parigi.
Ne consegue che, seppure molto strana come situazione, vuol dire che deve andare così.
Per questo ti consigliavo di semplificarti un pò la vita.
Considera che ci sono ancora anni davanti a noi di ulteriore peggioramento, quindi prepara un piano B, se già adesso la situazione è insopportabile. Se non sapessi cosa dicono le profezie a questo punto sarei in crisi profonda, ma almeno sò che c’è una luce dopo tante sofferenze e stranezze del mondo di oggi.

E’ vero che già oggi le chiese in molte zone sono diventate come dei musei, ma col comunismo e l’islamismo molte saranno anche distrutte, incendiate. I parroci uccisi. Solo i santuari si salveranno da questa fine, e le chiese in zone più remote. Per cui non si salverà quasi niente. Ad ogni modo i posti che saranno più colpiti all’incirca li sappiamo. Certo anche che non ci sarà sicurezza assoluta da nessuna parte, ma questo non può che essere sempre vero in ogni epoca.

Ultima modifica di 11 mesi fa da Dimash
Spring
11 mesi fa
Rispondi a  Dimash

Per questo ti consigliavo di semplificarti un pò la vita.

Guarda che io ho sempre avuto una vita talmente banale da non risultare mai appetitoso per il gentil sesso. Non ho bisogno di molti soldi, se non quando devo fare qualche (spesso inutile) visita specialistica.

Piano B … per me è impossibile, allo stato attuale. Come per quelli come me (sono certo che ce ne sono altri).

La vita me l’hanno rovinata prima ancora che venissi al mondo. Ho ben capito chi e come, il motivo di fondo resta comunque per me ignoto.
Il tutto è ovviamente possibile grazie all’imbecillità e all’orgoglio di quel popolo fatto di santi, poeti e navigatori. Anche nelle chiese ce ne sono non pochi, non sono l’unico a pensarlo cfr

Finché il bel paese, et similia, non viene messo in ginocchio come profetizzato a Zaro, posso solo sognare ascoltando musica (e ci sono tante song in inglese che sembrano quasi profetizzare i nostri tempi).
Il mal comune, come dice il proverbio, nei casi come i miei è certamente più di mezzo gaudio. Ovvero, come è riportato in termini più gentili ” … sollevate il capo, la vostra liberazione è vicina”

Ultima modifica di 11 mesi fa da Spring
eranuova
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

– ‘Finché il bel paese, et similia, non viene messo in ginocchio come profetizzato a Zaro…’

– Mi sembri una persona intelligente: come fai a credere a Zaro?…

Spring
11 mesi fa
Rispondi a  eranuova

Finora non c’è nulla che suggerisca il contrario. Le torri gemelle sono andate giù come predetto a Zaro, è un punto a favore.

Non risulta al momento che qualche potenza straniera abbia una tecnologia capace di provocare allucinazioni (alias proiettare in cinemascope eventi futuri nella testa di una persona; pare che possono solo con la voce)

Comunque anche qui aspettiamo di vedere se davvero ci sarà un’isola che verrà inghiottita dal mare.

eranuova
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

da quel che ricordo, non vi è alcun documento che attesti questa ‘profezia’, se non la testimonianza (orale) di una giornalista a fatti accaduti: non ti pare un po’ poco? senza considerare la ‘modalità’ delle presunte estasi delle veggenti: una pagliacciata, direi…

eranuova
11 mesi fa
Rispondi a  eranuova

Ultima modifica di 11 mesi fa da eranuova
mario mancusi
11 mesi fa

https://www.agi.it/estero/news/2023-05-26/russia_ucraina_piano_pace_vaticano-21553969/amp

Mosca valuta “positivamente” l’iniziativa di pace del Vaticano

Se sono corrette le ultime indiscrezioni su Garabandal, avvertimento in anno pari e massimo 3 mesi prima del Miracolo ( quindi nello stesso anno legale) abbiamo come finestra di tempo per il Viaggio di un Papa a Mosca o fine anno 2023 dopo la fine della prima parte del sinodo di ottobre 2023 (con L’avvertimento-miracolo nel 2024) o dobbiamo aspettare la fine della seconda parte del sinodo di ottobre 2024, con viaggio possibile da fine 2024 a tutto il 2025 ( con avvertimento- miracolo inizio 2026). Altrimenti dobbiamo aspettare l’inizio del prossimo decennio

Ultima modifica di 11 mesi fa da mario mancusi
Remox
Admin
11 mesi fa
Rispondi a  mario mancusi

E infatti le finestre sono sempre quelle. Personalmente escludo però il 2024. Molto probabilmente inizio prossimo decennio

mario mancusi
11 mesi fa
Rispondi a  Remox

Remox pensi che questo attuale non sia il sinodo di Garabandal? Ne dobbiamo aspettare un altro

Dimash
11 mesi fa

La Germania in recessione: se la sono cercata. Niente di più scontato. E gli Usa galleggiano ancora per un pò, finchè non saranno scaricati da mezzo Mondo e più riguardo il loro sistema di potere basato sul Dollaro come valuta di riserva e di scambio mondiale.
Qualcosa incomincia a muoversi in Europa, la locomotiva perde colpi. La Francia anche ha i suoi problemi interni di coesione sociale. Aspettando nuove dall’Uk.

https://www.ilgiornale.it/news/economia-e-finanza/allarme-berlino-ora-germania-scivola-recessione-2157280.html

https://www.agi.it/economia/news/2023-05-25/germania-entra-recessione-francia-peggiora-clima-economico-21538087/

Riesz_
P.Riesz_
11 mesi fa
Rispondi a  Dimash

https://www.savecg.com/intelligenza-artificiale-e-gestione-del-rischio-bancario/
Intelligenza artificiale e gestione del rischio bancario{La transizione digitale delle banche passa anche dall’intelligenza artificiale. Gli istituti di credito utilizzano l’AI (artificial intelligence) per raggiungere tre obiettivi. Primo, consolidare e accrescere il proprio portafoglio clienti. Secondo, comprendere, prevedere e proteggersi al meglio dai rischi insiti nell’attività finanziaria stessa e da quelli esterni, come per esempio lo è stata la pandemia da Covid-19. Terzo, conoscere le opportunità del mercato e migliorare i propri profitti, diventando più solide e competitive.

Per centrare questi tre obiettivi i dati, più o meno grandi e più o meno approfonditi, sono fondamentali. Al di là delle fonti tradizionali o alternative, raccolta, gestione e archiviazione sono le fasi del processo che permettono alle banche di ottenere dati quantitativamente e qualitativamente rilevanti per gli scopi dell’attività di risparmio e credito.

Che siano dati grezzi, o più raffinati, le operazioni end-to-end su di essi sono velocizzate e facilitate dall’AI. E lo saranno ancor più in futuro, dato che il peso e l’importanza dell’information technology crescerà esponenzialmente grazie anche alla connettività a banda ultralarga, la quale è destinata a rivoluzionare il settore bancario, come pure altri comparti dell’economia.

Che cos’è l’intelligenza artificiale

In linea generale, l’intelligenza artificiale (AI) è un insieme di tecnologie che consente ai computer di eseguire una varietà di funzioni avanzate, tra cui la capacità di vedere, comprendere e tradurre il linguaggio parlato e scritto, analizzare i dati, formulare raccomandazioni e altro ancora.

Si può dire che l’intelligenza artificiale (AI) consente alle macchine di pensare in modo autonomo e più sofisticato. Per esempio: grazie all’AI, i computer sono in grado di acquisire dati ed estrarre informazioni strategiche non individuabili attraverso l’analisi statistica tradizionale e riescono a farlo tramite algoritmi complessi che permettono di formulare previsioni e tendenze.

La tecnologia dell’intelligenza artificiale (AI) ha creato nuove opportunità per progredire su questioni critiche come salute, istruzione, ambiente, automazione industriale e finanza. In alcuni casi, l’intelligenza artificiale può compiere operazioni in modo più efficiente o metodico rispetto agli esseri umani.

I 4 tipi principali di intelligenza artificiale

L’apprendimento nell’AI può essere “narrow” (ristretto), “general” e “super”. Queste categorie dimostrano le capacità dell’AI man mano che essa si evolve, eseguendo una serie di compiti strettamente definiti (“narrow”), oppure la stessa capacità di pensare degli esseri umani (“general”), o con performance che vanno oltre le capacità umane (“super”). Quindi, ci sono quattro tipi principali di AI come definiti da Arend Hintze, ricercatore e professore di biologia integrativa alla Michigan State University negli Stati Uniti. Essi sono:

  1. Reactive machines (macchine reattive);
  2. Limited memory (memoria limitata);
  3. Theory of mind (teoria della mente);
  4. Self-awareness (consapevolezza di sé).

Anche se quest’ultimo tipo di AI non esiste ancora.

L’intelligenza artificiale (AI) nel settore bancario

Quali sono le principali applicazioni dell’AI nel settore bancario? Per mezzo della capacità di formulare modelli e prevedere risultati e tendenze, l’AI è cruciale per la gestione dei rischi. Tanto che, come risulta in una ricerca del Cambridge Centre for Alternative Finance and the World Economic Forum del 2022, la maggior parte delle banche e società di servizi finanziari ha affermato di aver implementato la tecnologia sia per la gestione del rischio (56%), sia per la creazione di nuove entrate attraverso innovativi prodotti e processi di business (52%).

Grazie all’intelligenza artificiale, gli istituti di credito e le fintech possono conoscere meglio i rischi connessi alle loro attività e mitigarli con maggiore efficacia. Attraverso l’impiego di insiemi di dati complessi e di grandi dimensioni, le tecnologie di data mining e AI possono aiutare le banche a mettere a punto modelli di rischio più precisi e accurati rispetto a quelli basati sull’analisi statistica standard.

Con una valutazione di un ampio e approfondito set di dati, per esempio, per le banche è possibile ottenere velocemente e più facilmente informazioni strategiche utili per proteggersi dalle perdite e dalle frodi.

I vantaggi dell’AI nel settore bancario sono analizzati anche in uno studio della Banca d’Italia focalizzato sul tema dell’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale e machine learning a supporto della valutazione del rischio di credito da parte degli intermediari italiani. Così come sull’argomento è intervenuta anche lEuro Banking Association’s (EBA).

I vantaggi dell’AI per le banche

Stando a un’indagine a livello internazionale eseguita dalla società canadese Open Text Corporation, otto banche su dieci sono consapevoli dei potenziali vantaggi offerti dall’intelligenza artificiale per le proprie attività. E, in effetti, numerose banche nel mondo stanno pianificando un’implementazione delle soluzioni di AI.

Sempre secondo questo studio, sono tre i canali principali in cui le banche possono utilizzare l’intelligenza artificiale nei loro processi operativi:

  • front office;
  • middle office (per il rilevamento di frodi e gestione del rischio);
  • back office (sottoscrizione).

In alcuni casi, l’uso dell’intelligenza artificiale ha già acquisito importanza nelle operazioni bancarie, come i chat-bot nel front office e i servizi anti frodi nei pagamenti nel middle office. Così come, sempre nel segmento del middle office, l’AI è un valido alleato per le attività di investment banking.

Senza dimenticare che ormai parecchie banche impiegano l’artificial intelligence per migliorare la customer experience, garantendo interazioni senza intoppi e difficoltà con la banca stessa 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Tornando alla questione sicurezza, fa scuola dal 2019 il modello per combattere la criminalità finanziaria realizzato da Deutsche Bank. Infatti il sistema di intelligenza artificiale “Black Forest” (foresta nera) analizza le transazioni e registra i casi sospetti. Per ogni movimento di capitali, per esempio, sono presi in esame diversi criteri: importo, valuta, paese verso cui è diretto e tipo di transazione, se l’operazione sia effettuata online o allo sportello. Grazie a questa applicazione AI, sono stati già scoperti diversi casi di frode e di evasione fiscale, tra cui uno relativo alla criminalità organizzata e al riciclaggio di denaro. ,,,}

L’articolo continua su “Intelligenza artificiale e sostenibilità” ma è inficiato di retorica attuale e poco consistente in termini concettuali; “fumo” per intenderci. L’AI è importante perché può essere applicata in in tutti i campi scientifici non con rami isolati ma intrinsecamente connessi ed il motivo è semplice: gli algoritmi funzionano bene solo su una gran massa di dati assolutamente certificati; non è pensabile un centro scientifico addetto all’AI sia di piccole dimensioni ed esclusivamente settoriale: ne va di mezzo l’efficienza e la efficacia delle soluzioni adottate. Oltre ai grandi conglomerati industriali o commerciali il richiamo all’AI si rivolge agli stati per l’importanza del controllo dello sviluppo agricolo-industriale e dei sevizi sociali ed economici non solo di una nazione specifica ma in generale di organizzazioni sovranazionali come i BRICS, l’Eu ecc. . Vogliono entrare in questo “mercato” anche grandi agglomerati come Amazon, Google, Microsoft, Alibaba ecc., ma sono gli agglomerati più estesi a prendere le redini del comando per ovvi motivi geostrategici. Continuiamo l’analisi della situazione:

https://www.renovatio21.com/perche-la-cina-non-puo-tirare-fuori-il-mondo-da-una-nuova-grande-depressione/

Perché la Cina non può tirare fuori il mondo da una nuova Grande Depressione

Pubblicato 2 giorni fa il 27 Maggio 2023

{Negli ultimi due decenni, da quando la Cina è stata ammessa nell’OMC, la sua base industriale nazionale ha fatto passi da gigante per emergere come il principale produttore economico mondiale in molte aree importanti. I dibattiti accademici sul fatto che il PIL della Cina sia maggiore di quello degli Stati Uniti sono fuori luogo. Il PIL è in gran parte inutile come misura di un’economia reale. Se misurata in termini di produzione economica fisica reale, la Cina ha lasciato indietro gli Stati Uniti e tutti gli altri. Pertanto, il corso futuro della produzione industriale in Cina è vitale per il futuro dell’economia mondiale. La globalizzazione dell’economia mondiale lo ha reso tale.
La produzione di acciaio è ancora l’unico miglior indicatore di un’economia reale in crescita. Nel 2021, la Cina ha prodotto più di dodici volte il tonnellaggio di acciaio degli Stati Uniti, oltre un miliardo di tonnellate. Gli Stati Uniti, un tempo leader mondiale, gestivano ben 86 milioni di tonnellate. …
La Cina oggi è di gran lunga il più grande produttore mondiale di autoveicoli, quasi tre volte la dimensione degli Stati Uniti con 27 milioni di unità all’anno, un terzo del totale mondiale nel 2022.
La Cina è di gran lunga il più grande produttore del cemento essenziale per l’edilizia ed è il primo produttore mondiale di alluminio. Con 40 milioni di tonnellate nel 2022, questo è paragonabile a nemmeno un milione di tonnellate negli Stati Uniti.
È anche il più grande consumatore di rame al mondo. L’elenco continua.
Questo è semplicemente per suggerire quanto sia stata essenziale l’economia della Cina per la crescita economica mondiale negli ultimi due decenni. Solo quattro decenni fa la Cina era insignificante in termini economici reali mondiali.
Quindi, se la Cina entra in una profonda contrazione economica, questa volta l’effetto sarà globale. E questo è proprio ciò che è ora in corso. È importante notare che la contrazione è iniziata ben prima dei severi tre anni di blocco zero COVID in Cina. In poche parole, la Cina dalla cosiddetta Grande Crisi Finanziaria del 2008 è riuscita a creare una bolla finanziaria di dimensioni mai viste prima nel mondo. Quella bolla ha iniziato a sgonfiarsi, a partire dal settore immobiliare, intorno al 2019. La scala è sistemica ed è solo all’inizio.
Colossale riduzione dell’indebitamento e debito nascosto. Un enorme problema con il modello economico della Cina negli ultimi due decenni è stato il fatto che è stato un modello finanziario basato sul debito, massicciamente concentrato sulla speculazione immobiliare al di là di ciò che l’economia può digerire. Dal 25% al 30% del PIL cinese totale proviene da investimenti immobiliari in case, appartamenti, uffici. Questo è significativo. Il problema è che il settore immobiliare, in particolare gli appartamenti in Cina, per più di due decenni, è sembrato essere una fonte di guadagno garantita per proprietari, costruttori, banche e soprattutto funzionari del governo locale. …}
Anche la Cina ha qualche linea di febbre dovuta al virus prodotto dalla finanza occidentale imperniato sulla moneta a debito; la Cina deve risolvere il problema e si è già mossa, come riportai qualche tempo fa da un articolo comparso su un sito russo:
https://svpressa.ru/world/article/368144/
{…In Cina, al contrario, si affidano all’intelligenza artificiale come uno dei principali fattori di sviluppo economico. Dopo aver creato i supercomputer più potenti del mondo, i ricercatori cinesi stanno lavorando intensamente alla creazione dell’intelligenza artificiale e alla sua implementazione nell’economia, nonché all’uso dell’IA per risolvere i problemi più importanti che l’umanità deve affrontare. … Negli Stati Uniti nel 2020, gli investimenti nell’IA ammontavano a circa 6 miliardi di dollari, in Cina – circa 14,3 miliardi di dollari. … la Cina ha lanciato un piano nazionale per la creazione dell’IA. Chiamato “Artificial Intelligence for Science”, questo vasto programma è supervisionato dal Ministero della Scienza e dalla National Natural Science Foundation della Repubblica Popolare Cinese. …}
Oltre a voler controllare la situazione interna, la Cina deve porre sotto controllo tutte le iniziative finanziarie implementate sul resto del mondo, soprattutto in Africa dove il rischio di insolvenza è estremamente elevato anche se in parte coperto dall’abbondanza di materie prime delle quali la Cina ha fame. Fino a quando Pechino non si è rifiutata di salvare Evergrande, in un tentativo tardivo di raffreddare la bolla, i finanziatori cinesi avevano continuato a concedere prestiti, sulla base del presupposto che i grandi mutuatari sarebbero stati salvati: Too Big To Fail. Pechino ha imparato tutte le lezioni sbagliate dalle banche statunitensi dopo la Lehman Bros e già si si è apprestata a raddrizzare il sistema finanziario. La situazione non è facile: Il rapporto debito/PIL dell’economia cinese ha raggiunto un livello record nel primo trimestre dell’anno, con prestiti bancari alle aziende in aumento mentre la nazione si è appena ripresa dal Covid Zero. Il macro leverage ratio – o il debito totale in percentuale del prodotto interno lordo – è salito al 279,7% nel primo trimestre, secondo i dati della banca centrale e dell’ufficio statistico compilati da Bloomberg. Essendo ormai la fabbrica del mondo e capofila dei Brics, la Cina dovrebbe riuscire a superare i problemi finanziari al contrario l’occidente per demerito e poca lungimiranza è destinato a collassare. https://www.unz.com/pescobar/us-empire-of-debt-headed-for-collapse/
L’impero del debito degli Stati Uniti è destinato al collasso
PEPE ESCOBAR • 15 MAGGIO 2023
L’Ai non aiuterà l’occidente secondo il seguente Sito:
https://www.swissinfo.ch/ita/scienza-tecnica/l-intelligenza-artificiale-non-salver%C3%A0-le-banche-dalla-loro-miopia/48386886
L’intelligenza artificiale non salverà le banche dalla loro miopia.{…Il crollo del Credit Suisse ha aperto ancora una volta il vaso di Pandora della finanza globale, sempre più improntata su una cultura dell’azzardo che riversa le perdite sulla collettività.
Questo nonostante le banche utilizzino molti strumenti basati sull’intelligenza artificiale (IA) per prevedere e gestire il rischio e generare ricavi. Confrontando grandi quantità di dati provenienti dai registri storici di una banca e da fonti esterne – come agenzie governative, organismi di regolamentazione, pubblicazioni finanziarie – gli algoritmi e le piattaforme intelligenti possono identificare modelli ricorrenti e calcolare con precisione i risultati e i pericoli. In questo modo è possibile anticipare le frodi, gli errori operativi, le incognite di mercato o i problemi di liquidità e migliorare il processo decisionale.
Tuttavia, secondo Didier Sornette, professore emerito di rischi imprenditoriali presso il Politecnico federale di Zurigo, l’intelligenza artificiale non salverà gli istituti finanziari dal fallimento, perché il problema delle banche non è la mancanza di intelligenza, ma l’avidità e la miopia del loro management. …}
L’Ai condanna il dollaro e l’euro poiché sono monete a debito: nel sistema Ai il denaro prende forma di unità di credito senza interessi, è solo un mezzo di scambio per le merci regolato da algoritmi. Per ulteriori approfondimenti:

https://www.fintastico.com/it/blog/intelligenza-artificiale-crollo-sistema-finanziario/
Aspetti sociali e occupazionali:Nel complesso, l’intelligenza artificiale solleva sfide critiche per la società, i datori di lavoro e i lavoratori, afferma il WEF.
Ad esempio, la trasformazione delle competenze, il cosiddetto reskilling sarà uno punti più critici per l’implementazione dell’intelligenza artificiale da parte delle banche, mettendo a rischio il posizionamento competitivo di aziende e paesi che non stanno affrontando con la giusta mentalità, il problema della mancanza di competenze e di lavoratori qualificati all’interno del loro mercato del lavoro nazionale, con livelli di investimenti bassi in tecnologia e formazione, questo purtroppo è il caso italiano.

Spring
11 mesi fa

La faccenda si fa sempre più seria.

Mosca attaccata da droni nella notte, Kiev nega ogni responsabilità

Colpiti due edifici residenziali. Il sindaco: ‘Danni minori, nessun ferito grave’

ANSA

Dimash
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

Vero.
Purtroppo procede come temevo. L’Ucraina se ne frega degli avvertimenti della Russia, delle c.d. linee rosse, in quanto avendo l’appoggio della Nato si sente di perpetuare la tipica arroganza statunitense.
Finirà male.
E chi appoggia l’Ucraina se ne renderà conto solo a cose fatte.
Nel frattempo tanto l’ottimismo, l’Ucraina vincerà. Qualche cosa.

Spring
11 mesi fa
Rispondi a  Dimash

Mi è capitato questo video

Dimash
11 mesi fa
Rispondi a  Spring

Lo avevo visto di sfuggita, scambio di documenti riservati tra 007 di varie nazionalità, però non possiamo sapere cosa riguardano. Chissà se può riguardare la guerra in corso. In ogni caso bel modo e di lusso di incontrarsi, ma è andata decisamente male in questo caso. In Ucraina la rasputiza, il periodo del fango, sta finendo, anche se le previsioni mettono ancora qualche pioggia. La controffensiva ucraina dovrebbe iniziare fra non molto. Entro fine Settembre dovrebbe concludersi per il medesimo motivo. 4 mesi utili per farla. Sono prevedibili incazzature russe per l’Autunno. Sarà molto safe vivere in Ucraina, sia nelle zone occupate che non occupate dai Russi. Prevedibili altre migrazioni di massa e altre crisi alimentari. A questo punto più si va avanti e più i problemi si accumuleranno. I tempi delle vacche grasse sono finiti irrimediabilmente. Tranne per le élite e per gli agenti segreti intenti in pseudo love tour? Ormai sono la nostra unica speranza di una vita degna di essere vissuta, secondo i desideri onirici dell’uomo di oggi.

Riesz_
P.Riesz_
11 mesi fa

Vite parallele dei Gesuiti e dei Neocon

Nelle Vite Parallele, Plutarco dichiara esplicitamente di non voler creare un’opera storica, ma intende affrontare un’indagine seppur di carattere storico in un parallelismo tra due personaggi con lo scopo di individuare i motivi vitali e di azione comuni che li hanno spinti ad operare su un certo piano sociale. Nel nostro caso non abbiamo due personaggi ma due congreghe che operano all’unisono al loro interno come fossero un solo corpo unitario, con le stesse metodologie e gli stessi scopi in modo del tutto parallelo ma infausto per il mondo e per le organizzazioni all’interno delle quali operano.

Primo Personaggio: i Gesuiti, una spensierata decadenza del pensiero religioso e l’estremo caos finale per la Chiesa Cattolica e di riflesso per il mondo.
Secondo Personaggio: i Neocon, una spensiarata decadenza del pensiero politico e l’estremo caos finale per gli Usa e di riflesso per il mondo.

Primo:

https://silerenonpossum.it/gesuiti-una-spensierata-decadenza/
GESUITI: UNA SPENSIERATA DECADENZA{La situazione in cui versa la Compagnia di Gesù, almeno in Europa, non deve per nulla rallegrare i cattolici; ogni ordine religioso che non vive il suo carisma arreca una ferita alla Chiesa, oltre che un impoverimento. I carismi sono donati dallo Spirito proprio per le necessità del popolo di Dio, e ogni volta che essi vengono snaturati i credenti, specie i piccoli, vengono defraudati di qualcosa. La fedeltà al carisma è per un ordine religioso non è solo una questione di autenticità personale e collettiva, bensì una responsabilità ecclesiale. Con affetto per i gesuiti che abbiamo avuto l’onore di incontrare – e per il grande dono degli Esercizi che ci hanno fatto – stendiamo queste note nella speranza che se ne possa riflettere pacificamente. Sì perdonerà quel po’ di ironia che non guasta mai.
La Compagnia di Gesù – solo un cieco può nasconderselo – versa in una condizione miserevole (come altri istituti religiosi), almeno in Europa. Le vocazioni pochissime, le defezioni sproporzionate. Sono gli stessi gesuiti a dirselo tra loro, quando gli altri non ascoltano. Tra l’altro, più salgono in alto nella gerarchia ecclesiastica più mostrano le carenze della compagine da cui provengono! Ma non basta lamentarsi, bisogna stimolare un tentativo di analisi sincera. Qualche provocazione.
Un pensiero teologico incompletoLa teologia dei grandi teologi gesuiti del secolo scorso ha fatto sicuramente la storia e ha preparato ed accompagnato la riflessione del Vaticano II. Le fonti della teologia sono: la Scrittura, la Liturgia e la Dottrina dei Padri e Dottori della Chiesa, che insieme al Magistero formano la Tradizione vivente. Il tutto reso comprensibile alla luce dei segni dei tempi. Questo è il metodo teologico cattolico. Sant’Ignazio fondò la compagnia per la difesa e la propagazione della fede. La Formula dell’Istituto approvata da Giulio III lo dichiara solennemente. Il ‘modo di procedere’ in teologia della Compagnia si è sempre rifatto ad un metodo di ispirazione tomista, anche in altri ambiti del sapere (si pensi a Lonergan, o alla elaborazione della cosiddetta ‘psicologia del profondo’).
Cosa è successo? Che oggi, per lo più, in Compagnia, i segni dei tempi (assunti in senso hegeliano naturalmente, e non biblico) sono diventati la prima fonte della loro teologia; il principio ermeneutico con cui si setaccia perfino la Bibbia, per cui ciò che risponde ai segni dei tempi si tiene, ciò che non risponde si elimina. Lo sforzo intellettuale di comprendere la serietà del dogma è per i gesuiti un’impresa non interessante. La Tradizione non è più normativa, il paradosso cristiano declassato a pietra d’inciampo da rimuovere (Rahner è stato un maestro nel ridurre il cristianesimo a ciò che solo si può spiegare… in barba al grande K. Barth). Ma la domanda – alla quale non sanno rispondere – è: con quali strumenti si discernono i segni dei tempi? Chi decide che un evento, un pensiero, e quant’altro è un segno dei tempi oppure no? E chi ha l’autorità di operare questo discernimento in nome del popolo di Dio? Silenzio totale….
Un senso di colpa collettivoLa Compagnia di Gesù che vediamo oggi non è esattamente l’ordine fondato da Ignazio, ma un tentativo discutibile di ripristinare il carisma originario. Soppressi nel 1773 con il breve Dominus ac Redemptor da Papa Clemente XIV, i membri vennero dispersi. Sopravvissero nella Russia Bianca di Caterina la Grande che li chiamò a dirigere le scuole. Ma questi membri superstiti non riuscirono nel 1814 – quando l’ordine fu ‘restaurato’ – a trasmettere la ricchezza della tradizione precedente. L’anello mancante della trasmissione viva del carisma si fa oggi ancora sentire. I gesuiti rinacquero ma senza radici solide, senza anziani provati a guidarli. Il Preposito Generale Jan Roothaan fece molto per riconsegnare all’ordine lo spirito originario, sia dottrinale che pastorale. Ma i gesuiti rimasero comunque degli orfani, dei ‘personaggi in cerca d’autore’. E così si buttarono a capofitto nella difesa della struttura ecclesiastica papale, nella difesa dello Stato Pontificio, nella condanna cieca di ogni filosofia dissonante con l’impianto tomistico: il caso della condanna di Rosmini ne rende ragione. Con l’Unità d’Italia gli orfani di Pio IX cercarono di ridarsi un nuovo tono, cercando nuove battaglie da fare. Gli orfani divennero, dunque, adolescenti: e così arrivò il tempo di negare tutto. Crisi da sviluppo! La XXXII Congregazione Generale del 1974-75 svoltò verso la giustizia sociale, i rifugiati, il dialogo con l’ateismo raccomandato da San Paolo VI (e totalmente fallito!), l’opzione preferenziale per i poveri…. Dall’estrema destra – per così dire – alla sinistra. Che cosa li guidò in questa operazione di trasformismo? Non certo l’equilibrio ignaziano, ma il senso di colpa per essere stati i cani da guardia dell’ortodossia cattolica più intransigente durante il secolo XIX. Bisognava ripulirsi la coscienza collettiva dalla legenda nera (operazione ancora maldestramente in corso). Oggi molti dicono che la Compagnia sia “progressista” in campo sociale e teologico. Non è corretto: i gesuiti sono solo semplicemente trasformisti!
Un sentire con la Chiesa assenteLa ‘nuova’ Compagnia ci tiene tantissimo a ‘non sentire con la Chiesa’! I gesuiti pensano di essere avanti: lo credono loro, da soli, ma nessuno gli ha dato questa patente in tempi recenti. Lo spirito del quarto voto (obbedienza al Papa per la missione) è diventato una medaglietta di latta. Quando danno gli esercizi le “Regole per sentire con la Chiesa” non sono mai offerte; loro dicono che Ignazio le scrisse per sfuggire all’Inquisizione e che quindi sono condizionate dal contesto storico. In realtà la devozione alla Chiesa gerarchia fu un tratto distintivo della biografia del Basco. Ma, anche qui, l’ermeneutica del fondatore è soggetta ai segni dei tempi! I gesuiti generalmente commettono una svista notevole: confondono la profezia con l’originalità! Come gli adolescenti si credono grandi solo perché si ribellano ai genitori. Il loro magis non è più individuato nel servizio alla Chiesa, bensì nell’essere diversi a tutti i costi, a servizio di una Chiesa del futuro che pensano di intravedere.

IL CASO RUPNIK

La lontananza dal popolo di Dio

Uno dei motivi molto concreti della deriva strutturale della Compagnia è la pressoché totale perdita del contatto quotidiano col popolo di Dio. Quando fu eletto Bergoglio al soglio di Pietro, un amico gesuita ci disse: “non rappresenta l’eccellenza della Compagnia, perché troppo popolare, spiega ancora il catechismo alla gente”. Giusto per ricordare… In Italia si sono ridotti a pochissime parrocchie (che gestiscono ignorando la partecipazione alla vita della riscoperta Chiesa locale, quest’ultima sì un segno dei tempi che però non vogliono accettare); le loro scuole – in cui figurano nell’organico con presenze irrisorie e che sono in mano a fondazioni di esperti laici – costano tanto, tanto, tanto… e certo non sono frequentate dal popolo. Non sono più presenti nei seminari, tranne che a Posillipo. Uno degli impegni dei gesuiti professi di quarto voto era quello di impegnarsi nel catechizzare i fanciulli (San Francesco Saverio lo faceva a Campo de’ Fiori), ma un gesuita di oggi non saprebbe fare nemmeno il catechismo della prima comunione. Loro – dicono – formano le elite (solitamente progressiste) …. Fa chic frequentare i gesuiti: si imparano tante cose belle sul «sociale da salotto». Molte di meno sulla fede. Alla ‘sinistra bene’ – alla pariolina, o alla San Babila – piacciono tanto. Un professore laico di una scuola italiana della Compagnia ci raccontava che ha pregato in ginocchio i Padri dell’istituto per intraprendere qualche iniziativa di pastorale scolastica: niente da fare. E pensare che il contatto con la gente è stato assicurato per secoli nella Compagnia dai sacerdoti cooperatori spirituali (cioè senza quarto voto, e quindi non eleggibili come superiori) che hanno offerto la vita nelle missioni popolari e nel confessionale. Si pensi al grande San Giovanni Francesco Régis. Ma oggi tutti, Spadaro in primis, sperano di diventare ‘membri professi’ (che però nella mente di Ignazio dovevano essere pochissimi), nello spirito – ovviamente – dei tre gradi dell’umiltà!!!
Autoreferenzialità esasperante.
La Compagnia in Europa sta morendo di asfissia. In che senso? Siccome i gesuiti dicono – ancora oggi – di essere l’eccellenza non hanno bisogno di imparare da nessuno. “Non ci sono preti più preparati dei gesuiti”, disse qualche anno fa un gesuita ad un gruppo di seminaristi. L’adolescenza è così: il selfie narcisistico è inevitabile. Altro che ‘minima’ Compagnia, come la voleva Ignazio! I gesuiti anche qui confondono l’eccellenza con il conformismo. Questa autoreferenzialità non consente loro di aprirsi e confrontarsi con altre esperienze di vita religiosa. Non chiedono mai consiglio ad altri, loro di consigli ne danno solamente. Ma chi si ‘accoppia’ tra parenti stretti – anche intellettualmente – prima o poi mette al mondo figli con patologie congenite. I gesuiti non dialogano, dirigono il dialogo. Tendono a perpetuarsi, avvitati su loro stessi come sono. Nel noviziato di Genova – anche se sei serio, colto e motivato nella fede – puoi essere spedito a casa semplicemente se non riconoscono in te un certo ‘spirito’. Un gesuita, scherzando, ci raccontava che se un giovane vuole entrare in Compagnia deve aver partecipato almeno tre volte a qualche manifestazione di piazza trendy o frendly (leggi: ‘battaglie facili’!!!). Una piccola nota che non tutti conoscono: ai gesuiti è vietato parlare con esterni dei problemi interni alla Compagnia. Come più volte evidenziato da Padre Dysmas De Lassus, questo è una delle derive della vita religiosa. Nel tempo questo principio si è trasformato in attitudine a coprire gli abusi da loro perpetuati: la Bolivia ne è un caso macroscopico, con otto superiori provinciali sospesi per copertura di abusi (e la polizia che ha sequestrato l’archivio della curia provinciale per indagini).

HANS ZOLLNER

Individualismo narcisista

Il defunto Preposito Generale Padre Adolfo Nicolás diceva che i suoi religiosi erano come animali esotici e rari, chiusi dentro lo stesso zoo ma ognuno appollaiato ben bene nella sua gabbia. I gesuiti tra loro non si amano, al più hanno qualche amicizia elettiva. Tutto lecito ovviamente. Ma chi ha lavorato con loro conosce bene il clima, soprattutto nei grandi centri del loro apostolato. La competizione è all’ultimo sangue. Forse perché revisioni di vita comunitarie in Compagnia non se ne fanno: ciascuno nell’apertura di coscienza annuale riferisce al superiore eventuali scontentezze riguardo agli altri, e poi il superiore si regola. In altre parole: ci si parla dietro con la benedizione di Dio. Questa forma di pudore non favorisce certamente un clima trasparente. Ora bisogna anche dire una cosa: le forme di riservatezza orizzontale con i confratelli e di apertura verticale con i superiori – prevista dallo stesso Ignazio nelle Costituzioni – funzionavano sì, ma solo in un contesto di disciplina e di abnegazione. La retta intenzione e il rinnegamento di sé facevano in modo che le ruote girassero ben oleate. Ma queste attitudini oggi non si possono più pretendere. Vi è che ogni gesuita si sente un piccolo genio, abituato com’è ad autosuggestionarsi con il mito dell’eccellenza della Compagnia e del suo ruolo di compagine profetica posta all’interno della Chiesa. Le comunità – o meglio ‘residenze’ – della Compagnia sono poco più che alberghi. E così abbiamo una sfilza di personaggi ‘mine vaganti’ in cerca di scoop: esperti di abusi come Hans Zollner, artisti manipolatori come Marko Rupnik, direttori di riviste (in via di chiusura) e conferenzieri à la page la cui unica originalità consiste nel ridicolizzare il Magistero (Antonio Spadaro).
Un deficit di autoritàLa Compagnia si fonda sull’obbedienza alle mozioni delle Spirito sottoposte al giudizio dei superiori. Tutto funziona finché questi ultimi sono ben preparati. Ed è qui il segreto più pregnante della decadenza dei gesuiti: religiosi in grado di discernere l’ispirata elezione dei singoli membri non ne hanno più. A forza di giocare a fare i profeti, quando gli viene chiesto di fare i ‘pastori’ dei confratelli si trovano spaesati. I superiori della Compagnia mostrano molto bene come i gesuiti siano dei religiosi mediocri come tutti noi. Il re è nudo. Sintomo inequivocabile di questa carenza di autorità è la gestione degli abusi: i gesuiti battitori liberi non hanno nessuna voglia di stare sotto l’obbedienza. Ricevono una missione (una ‘miss’ come dicono fra loro) e dopo un po’ ne fanno una roccaforte personale intronizzandovi dentro il personaggio che si sono creati. Tutti vedono, ma si lascia fare. Poi però, quando questi religiosi combinano guai o commettono abusi, i superiori giocano a fare i sorpresi, gli scandalizzati. La lista è lunga, troppo lunga, per chi gioca a spacciarsi come l’elite della Chiesa: Padre Pica in Bolivia, Renato Poblete e Felipe Berríos in Cile. Se poi sono vere le dichiarazioni recenti di un noto attore e regista italiano circa gli abusi subiti dai gesuiti dell’Istituto Leone XIII di Milano, allora siamo a cavallo… E poi c’è Padre Rupnik in attesa di ulteriore giudizio dopo la prescrizione e la remissione della scomunica (e che ha il terrore che la Compagnia non lo espella per poterlo poi controllare e limitare); anche un gesuita di Barcellona è in attesa di sentenza con l’accusa di abusi su alunni di una scuola dell’ordine nel 2005…
Quando, la Chiesa – custode e responsabile del carisma della Compagnia – prenderà in mano la situazione? O dobbiamo vivere ad oltranza nella nostalgia di gesuiti come padre Peter Hans Kolvenbach, Bartolomeo Sorge, Herbert Alfonso, Giacomo Martina, Giandomenico Mucci, Robert Taft?
Per ora rimane vero solo il maccheronico: si cum jesuitis, sine Jesu itis! Se andate con i gesuiti, andate senza Gesù!}
Il risultato finale dell’azione dei Gesuiti si compendia nella persona di Bergoglio, gesuita, che guida la chiesa al suo completo disfacimento.

Secondo:

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2023/05/27/lera-del-caos-americano-0160728
L’era del caos americanodi Pierluigi Fagan *
{La crisi della civiltà occidentale pone come un sottosistema a sé le società anglosassoni, gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna ed altre tre minori. Riguardo gli USA, c’è da segnare come, finita la presidenza Trump, le notizie su quel mondo sono semplicemente sparite.
Sulla Gran Bretagna, talvolta, qualche europeista prova piacere a raccontare i significativi malesseri britannici addebitandoli alla Brexit, ma niente di più. Infine, col nuovo governo, siamo diventati “amici preferiti” tanto dell’uno che dell’altro.

Nel caso americano ne va anche della coerenza di allineamento geopolitico con attualità nel conflitto ucraino, posizione super-partes nello schieramento politico italiano che per altro, secondo scarni sondaggi, non rifletterebbe per niente il sentimento maggioritario del Paese. Quindi sugli USA, dal punto di vista interno, non c’è niente da dire?

Nel 2022, una storica americana specializzata in conflitto civile (fondazione storica degli States), ha fatto clamore, sostenendo che in base alla letteratura di analisi storica generale, si potevano sintetizzare alcuni punti di crisi che potevano far prevedere l’imminente rischio di scoppio di una “stasis”.
Secondo B.F. Walter, gli Stati Uniti sono oggi dei perfetti candidati a piombare nella guerra civile. È stata seguita da altri autori e molta eco mediatica, sia americana che britannica, hanno amplificato il tema ponendolo al centro del dibattito pubblico.
In un recente articolo di Caracciolo sulla Stampa, lo studioso usa questa espressione “Oggi l’America non si piace più. Come può affascinare gli altri?”. Buon annusatore dello spirito del tempo, Caracciolo si è convertito già dall’editoriale sull’ultimo numero di Limes ora in edicola, alla verità dell’epocale transizione dei poteri nel mondo, segnalando come gli Stati Uniti abbiano perso l’aurea e con essa il soft power.

Ribadisce George Friedman sulla stessa rivista, nel titolo della sua analisi “Gli Stati Uniti sono prossimi a un collasso interno”, sorbole! L’elenco di Friedman cita “rivendicazioni sociali al picco di intensità, questioni morali, religiose, culturali”, poi ci sono i fallimenti bancari, le revisioni strategiche verso la globalizzazione, il grande punto interrogativo cinese, ombre scure sui Big Five dell’on-line (che per altro licenziano a manetta) e le oscure sorti progressive dell’A.I., la Nasa che pare non sappia più come fare una tuta da astronauta, figuriamoci mandarlo sulla Luna; permangono attriti sui flussi migratori e sempre forti sulla convivenza razziale.

C’è anche una profonda crisi interstatale/federale che arriva fino al ruolo del Congresso e della Corte Suprema. “Mai nella storia, vi è stato un tale livello di rabbia e disprezzo reciproco tra gli americani”, è la nota inquietante di Friedman. Se ne danno davvero di santa ragione su questo e su quello a livelli veramente pre-isterici, quando non si sparano e fanno e parlano di cose in modi davvero bizzarri (Dio, aborto, transessuali che risulterebbero solo lo 0,5% della popolazione, tradizionalismo e progressismo, pedofilia, complotti surreali et varia).

Questa agitazione, che più d’uno ha interesse a radicalizzare, trova il suo inferno su Internet ed i social. Quanto ai social, è il formato stesso dell’interazione anonima, con scritto privo di corredo facciale e comportamentale, costretto in spazi più da battuta che da discorso argomentato (woke! cristofascista!), la clausura nelle piccole comunità dei comuni pensanti che si eccitano a vicenda, a dar benzina a braci già ardenti.

Radicalizzazione ci mette del tempo a costruirsi e non si smonta in tempi brevi, deposita rancori, astio, odio viscerale. Alla fine, non è più una questione di argomenti ma di irrigidimenti.
Sebbene sia una nazione di 330 milioni di persone (con, si stima, 400 milioni di armi private, molte di livello militare) e pure con una composizione assai varia, tende a spaccarsi semplicemente in due ed il formato “noi contro loro”, alimenta il suo stesso radicalizzarsi semplificando.
La semplificazione, del resto, è un tratto caratteristico della mentalità americana empirico-pragmatica ovvero sovrastimante il fare al posto – o priva – del pensare.
L’aspettativa di vita in America è in caduta libera da circa un decennio: è arrivata a 76,1 anni (da noi è da cinque a dieci anni di più). Grandi balzi in avanti tanto della mortalità infantile che di quella generale: diffusione armi ormai fuori controllo (in America oltre 200 persone al giorno vengono ferite da armi da fuoco, 120 vengono uccise.
Di queste 120, 11 sono bambini e adolescenti), tasso di omicidi tra adolescenti +40% in due anni, overdosi ed abuso farmaci, incidenti auto. Nelle scuole, a molti bambini è imposto un corso di comportamento nel caso qualcuno entrasse in classe sparando con un mitra. E meno male che sono pro-life!
Al 10° posto per teorica ricchezza pro-capite in realtà gli USA sono 120° per uguaglianza di reddito (WB 2020), dopo l’Iran ma prima del Congo (RD). L’ascensore sociale è rotto da almeno trenta anni, ammesso prima funzionasse davvero.
Americani poveri, in contee povere, in stati del Sud, muoiono fino a venti anni prima degli altri. Gli afroamericani cinque anni -in media- prima dei bianchi. Col solo 4,5% della popolazione mondiale hanno il 25% della popolazione carceraria, spaventoso il grafico di incremento negli ultimi trenta anni. …
Avendo a norma sociale il libero perseguimento della felicità versione successo economico-sociale su base competitiva delle qualità individuali nel far soldi, non avendo idea di come il gioco sia truccato, mancando tradizione di pensiero e di analisi di tipo europeo (ad esempio per classi), questa massa di reietti, che spesso vivono in condizioni subumane, ovviamente arrabbiati quando non rintontiti da tv-alcol-farmaci-droghe, vengono reclutati dalle varie élite per sostenere o combattere ora questo, ora quel diritto civile.
Il che alimenta questa tempesta di odio reciproco a livello di “valori”, che siano della ragione o della tradizione, ma mai economico-sociali.
I “bianchi” sono oggi il 58% ma nel 1940 erano l’83% ed ancora nel 1990 il 75%; il trend è chiaro. Già si sa che perderanno la maggioranza assoluta nel 2044, tra due decenni. Peggio per la quota WASP dentro il cluster “bianchi”, con età media più alta, in piena sindrome Fort Apache. …

Del resto, il crollo di fiducia è molto ampio: chiesa, polizia, giornalisti, intellettuali, accademia e scuola stessa ed ovviamente i politici che spesso in realtà sono cercatori di posizione sociale disposti a tutto. …

Ci sono presupposti per verificare questa profezia di una ipotetica guerra civile, profezia che dato il grande rilievo media dato in America rischia di diventare del tipo “… che si auto-avvera”? …}
https://www.geopolitica.info/i-nuovissimi-appunti-di-geopolitica-liberale-follia-neocon-e-giappone-del-dopo-abe/
Le democrazie, o meglio i regimi politici costituzional-pluralistici (comprendendo nella categoria pure quelle che dovremo definire ‘partitocrazie’ o ‘fazionocrazie’), infatti, sono sedute sopra un vulcano in crescente attività, la crisi sociale. …Il fatto drammatico e pericoloso è che la crisi sociale è moltiplicata a dismisura dalle strategie, dalle politiche, dalla ‘follia’ neocon delle guerre infinite e dintorni. Questa è la tesi di questo pezzo. Andiamo per ordine.
I sistemi politici malfunzionano se sottoposti a fenomeni accentuati ed acuti di radicalizzazione e polarizzazione. Recentemente lo ha ribadito e ricordato anche una autorevole personalità nazionale. Le insorgenze anche quelle neo-populistiche, gli scontri interni, sono la forma odierna di questa polarizzazione acuta, o iper-polarizzazione.
Quella che definiamo ‘follia neocon’ ha caratteristiche precise: aumento delle spese militari (che sono spese poco produttive, specialmente in tempi di globalizzazione e di catene del valore, di covid e di sanità globale, di clima e di riscaldamento globale); aumento esponenziale dei debiti privati e pubblici, (il debito globale ormai è il 350 per cento dell’intero Pil mondiale rispetto al 200 per cento di pochi anni or sono), con incrementi della liquidità monetaria non convenzionale, il tutto implementato senza discipline fiscali e di bilancio; guerre infinite; delegittimazione delle istituzioni giuridiche, amministrative e di mercato. Tutti questi sono fattori che favoriscono e incentivano potentemente i processi di iper-polarizzazione (e di frammentazione/frantumazione) dei sistemi politici fortemente ‘competitivi’.
I necons, come si sa, hanno come stella polare, le guerre infinite. Ciò significa aumento delle spese militari, per la sicurezza nazionale, per la difesa, per gli appalti a contractors e dintorni. Ma ciò significa anche ‘scontro di civiltà’ per legittimare quelle guerre infinite. Scontro con l’Islam, scontro con il mondo sinico, scontro contro le ‘autocrazie’, ma sempre di scontri globali e di guerre infinite si tratta; e sempre di ‘scontro fra le civiltà’, variamente definite, si tratta.
Ma lo ‘scontro di civiltà’ si fonda ed alimenta, ovviamente, i disvalori ‘di superiorità’: ‘Noi siamo superiore agli Altri’, islamici, cinesi, autocratici e quant’altro. Ciò alimenta non solo lo scontro globale ma alimenta anche il ‘fronte interno’ al quale queste formule politiche sono rivolte: alimenta le fratture etno-culturali, razziali, confessionali. E definisce in termini ‘valoriali’ assoluti le altre fratture politiche e sociali. Queste fratture, questo tipo di faglie politiche e sociali, questa definizione ‘valoriate assoluta’ delle faglie politico-sociali può essere gestito, governato solamente con ‘democrazie di consenso’. …
I neocons finanziano le crescenti spese di guerra e dintorni con l’aumento dei debiti senza alcuna disciplina fiscale. Le politiche di aumento del debito sono usate da un lato per soddisfare le necessità delle guerre infinite; e dall’altro lato per colmare i buchi della domanda effettiva provocati da bassi salari. Invece di affrontare la ‘questione sociale e salariale’ sempre più seria e sempre più grave, i neocons pensano di ‘distrarre’ le pubbliche opinioni da quella questione (le guerre infinite sono utilissime allo scopo!) e di incrementare ulteriormente debiti e deficit. Doppio risultato delle dottrine e delle politiche neocon: i salari rimangono bassi, i deficit e i debiti aumentano. Ma i debiti, prima o poi, devono essere, più o meno, ripagati. Lo aveva detto un paio di secoli or sono, un grande economista liberale classico. Ciò crea, o meglio aumenta l’incertezza: chi, quando, come verranno in parte pagati quei debiti?
Fino a quando funzionava il ‘deflattore salariale’ globale ovvero cinese, l’inflazione era a zero nonostante le fortissime immissioni di liquidità monetarie non convenzionali delle Banche centrali. Ma di per sé, gli incrementi di liquidità possono produrre inflazione: quando il deflettore è venuto meno, i prezzi hanno iniziato a schizzare all’insù.
Ma le guerre infinite, gli ‘scontri di civiltà’, la ‘concorrenza estrema’ (termine ipocrita con la quale viene chiamata la guerra geopolitica-economica con la Cina), rendono impossibili gli accordi politici globali indispensabili per il governo effettivo e innovativo delle Grandi crisi globali del nostro tempo, le pandemie, il clima, la salute, l’ambiente. E le crisi economiche, la riduzione di disuguaglianze, di incertezze, di insicurezze alla base di quelle crisi economiche. …}
Il risultato finale dell’azione dei Neocon si compendia nella persona di Biden, malfermo in tutti i sensi, che guida gli Usa al completo disfacimento.

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