UN DUBBIO ATROCE: IL VERO MOTIVO DELLA RIVOLUZIONE IN UCRAINA

scritto da Remox
25 · Feb · 2014

UN DUBBIO ATROCE: IL VERO MOTIVO DELLA RIVOLUZIONE IN UCRAINA

Provare a capire quanto sta accadendo in Ucraina non è semplice, ma per farlo è utile secondo me ripercorrere quanto accaduto negli ultimi mesi a partire dalla fine di Agosto del 2013.

La macchina militare occidentale era pronta ad iniziare una nuova guerra in Medioriente con l’obiettivo di abbattere il regime di Assad.

Cominciarono però a circolare voci su una ferma decisione della Russia di Putin di non permettere “a una sola bomba o missile di cadere su suolo siriano”. Che si trattasse o meno di false notizie, per la prima volta nella storia l’Occidente, ormai pronto all’attacco, si tirò indietro all’ultimo istante. Facile quindi immaginare che le indiscrezioni provenienti dalla Russia fossero vere.

Subito dopo cominciò l’iniziativa diplomatica russa che portò all’accordo sulle armi chimiche siriane e in seguito all’accordo sul nucleare iraniano. Putin veniva celebrato come il più importante leader del mondo e la Russia era finalmente ritornata sulla scena internazionale in pompa magna. Si sentivano opinioni di politologi che consideravano oramai abbattuta la capacità americana di indirizzare gli eventi globali e che la Russia era diventato il nuovo ago della bilancia.

Un mese dopo agli accordi iraniani comincia la risposta “atlantica” al nuovo interventismo russo.  All’inizio il modus operandi è il solito: proteste popolari sull’onda di un degrado sociale avvertito dalla popolazione e di una scelta politica del presidente Yanukovich considerata sbagliata: la mancata adesione all’UE. Pian piano però le proteste aumentano di intensità. Parallelamente si avvicina la data dei giochi olimpici di Sochi.

Filtrano nuove indiscrezioni secondo le quali il capo dei servizi segreti sauditi, Bandar bin Sultan, si sarebbe recato in Russia per negoziare la resa del regime di Assad proponendo vantaggiosi accordi economici a Putin e allo stesso tempo minacciandolo di attentati terroristici durante i giochi di Sochi. Ora, dubito che un esponente saudita abbia l’ardire di minacciare la Russia in casa propria, soprattutto su un evento in cui avrebbe investito 50 miliardi di dollari, quindi delle due l’una: o Bandar è un perfetto imbecille nelle mani di astuti manovratori oppure non ha mai minacciato la Russia. Fatto sta che ad oggi si sono perse le tracce del tizio, a quanto pare riparato in America per curare un certo stress da lavoro (!).

Poco prima dell’inizio dei Giochi avvengono un paio di attentati a Volgograd. Subito sale l’allarme e un imponente apparato di sicurezza viene dispiegato intorno a Sochi. Con questa scusa gli USA fanno entrare nel Mar Nero un paio di navi da guerra… bisogna collaborare nella lotta al terrorismo e proteggere gli atleti americani. In realtà le navi americane avranno il probabile compito di dirigere le sommosse in Ucraina fornendo supporto e coordinamento informativo e di intelligence.

Proprio durante la cosiddetta tregua olimpica, dove Putin deve far vedere al mondo quanto è bello, bravo e buono, gli soffiano l’Ucraina da sotto al naso. Non c’è che dire, un’operazione magistrale.

Molti commentatori si sono affrettati a discutere sui vantaggi geostrategici per l’Occidente, da quelli economici per la Germania e la Polonia a quelli americani per lo scudo antimissile e la possibilità di mettere le mani sulla Crimea e sui gasdotti. In realtà dal mio punto di vista, fatta eccezione forse per lo scudo antimissile che tuttavia non è cosa di domani, è tutta fuffa. I vantaggi per una simile azione devono essere assai più immediati. Non si può pensare infatti che la Russia non tuteli i propri interessi.

Di sicuro l’Ucraina è la risposta americana alla Siria. Le provocazioni dei nazionalisti ucraini e della stessa NATO sono talmente pacchiane e sfacciate che a me è venuto il dubbio che ai piani alti “atlantici” desiderino ardentemente che la Russia intervenga militarmente. Non per invadere l’Ucraina intera, non credo, ma sicuramente per difende la parte russofona. Non sarebbe altro che un modo per mantenere lo statu quo. Ma perchè desiderare tale intrvento e anzi provocarlo?

Forse perchè l’obiettivo americano è bloccare le forze mediterranee russe nel Mar Nero al fine di avere mano libera in Siria. Sarà un caso ma Israele ha già cominciato a bombardare le posizioni Hezbollah. Il fatto che la Russia non sia ancora intervenuta lascia pensare che probabilmente hanno capito il gioco e stanno riflettendo su quale mossa fare. Più tempo passa e più le provocazioni verso la parte russofona dell’Ucraina aumenteranno. Le forze armate ucraine come reagiranno?

Se quel che penso è esatto l’obiettivo è coinvolgere la Russia in un conflitto regionale non troppo grande, ma fastidioso abbastanza da impedirle di difendere, in grande stile, la Siria che a quel punto verrebbe devastata da un attacco lampo occidentale.

La palla al momento passa a Putin che ha poco tempo per decidere. In un simile frangente la soluzione migliore potrebbe essere quella di sparigliare le carte.

Quando abbiamo parlato del parallelo degli accordi di San Felice, abbiamo visto come quelli di Francia del 1990 fossero legati alla prima Guerra del Golfo e alla sconfitta di Saddam Hussein. Se il parallelismo venisse rispettato gli accordi del 2013 di Ginevra vedrebbero come controaltare la caduta di Assad; se infatti il parallelismo è corretto i presagi sono assolutamente infausti per il presidente siriano mentre rimarrebbero curiosamente incoraggianti per il deposto presidente egiziano. Come al solito non ci rimane che aspettare per vedere quel che accadrà in questa grande e pericolosa partita a scacchi.

PS: appare del tutto evidente l’inutilità attuale del presidente Obama che appare ormai avulso dalla politica che conta a livello mondiale. Dubito che si possa andare avanti in questo modo e quindi anche per lui nulla di buono sotto a Febo.

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Anonimo
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10 anni fa

come si suol dire nella nuova neologia:

"Rivoltosi ucraini state sereni"

Ucraina: Mosca accusa, "in mano a estremisti"; Putin "allerta" truppe al confine

(AGI) – Mosca, 26 feb. – Il presidente Vladimir Putin ha messo in stato d'allerta le truppe russe nei distretti militari centrale e occidentale, per verificare la loro "capacita' di agire in situazioni di crisi, che rappresentino una minaccia alla sicurezza del Paese". Lo ha reso noto il ministro della Difesa, Serghei Shoigu, a cui i comandanti dovranno fare rapporto giornaliero. Si tratta dell'iniziativa piu' forte del Cremlino, da quando in seguito a tre mesi di proteste, la settimana scorsa il presidente Viktor Yanukovich e' stato destituito e messo in fuga. Il governo russo e' tornato a sottolineare l'acuirsi dell'instabilita' in Ucraina. In una nota il ministero degli Esteri denuncia che un gruppo di estremisti hanno imposto con la forza la loro volonta' a tutta l'Ucraina con il rischio di tensioni anche religiose. Mosca chiede quindi che venga ristabilita la legalita' a Kiev e che vengano fermate le forze nazionaliste piu' radicali. Mosca in particolare ha denunciato che i sacerdoti della chiesa ortodossa di rito russo hanno ricevuto minacce che fanno temere, "un piu' grande scisma nella societa' ucraina".

Putin – che finora non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sugli ultimi sviluppi della crisi ucraina – ha dato ordine a Shoigu, di verificare il livello di rapidita' di reazione e capacita' di combattimento delle forze di terra e aerotrasportate. Alla prova, da oggi al 3 marzo, sara' anche la capacita' di reazione del comando della difesa aerea spaziale, dei paracadutisti, degli aerei da trasporto militare. Putin ha ordinato gia' diverse esercitazioni a sorpresa in varie parti della Russia, da quando e' tornato alla presidenza nel maggio 2012, convinto che l'esercito debba essere sempre in allerta.
Difficile, pero', non vedere questa volta anche un significato geopolitico dietro l'iniziativa. Il distretto occidentale confina con l'Ucraina, che fa da cuscinetto tra la Nato e la Federazione, e che al momento e' fattore di forti tensione tra le cancellerie occidentali e Mosca, intenzionata da tempo a portare Kiev nella sua Unione doganale. Diversi alti funzionari russi hanno ribadito il rispetto del principio di non ingerenza, accusando invece i partner occidentali di aver fomentato la protesta e le violenze sul Maidan di Kiev. Lunedi', pero', il primo ministro Dmitri Medvedev ha denunciato che gli interessi della Russia e dei suoi cittadini in Ucraina sono minacciati, un linguaggio che a molti ha ricordato le stesse giustificazioni con cui – sotto la sua presidenza nel 2008 – si decise l'intervento militare in Georgia.

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